19:20 domenica 18.08.2019

L'intervista con...

Home   >>  Rubriche - L'intervista con...   >>  Articolo


foto di: archivio
Dobbiamo essere positivi, ma c’è un limite a tutto…
Intervista con Mario Arpino, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, sulle questioni che attualmente impegnano il governo italiano

27-07-2019 - Abbiamo incontrato il generale pilota Mario Arpino, già Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1999 al 2001.
Una lunga storia di impegni di grande responsabilità nel corso della propria carriera tra i quali, terminati quelli militari, dal 2002 al 2012 presidente della società Vitrociset; ora fa parte del comitato direttivo dell'Istituto affari internazionali.
Nel corso della sua prestigiosa carriera militare, nell’anno in cui l’Italia ha partecipato alla Guerra del Golfo, dall’ottobre del 1990 al marzo 1991, Arpino ha comandato l'unità di coordinamento aereo di Riyadh, in Arabia Saudita.
Di lui ha un ricordo indelebile il “prigioniero di guerra” generale Gianmarco Bellini, che nel corso di un’intervista ci raccontò:
“…il generale Arpino, il comandante che dirigeva le operazioni "di guerra", eludendo la sorveglianze e l'ordine di non avvicinare i due prigionieri prima della loro discesa dall'aereo, sale, si siede vicino a ma e mi abbraccia, come un padre farebbe con il figlio ritrovato…”
//www.cybernaua.it/news/notizia.php?idnews=2666&cerca=gianmarco+bellini
Con il generale Arpino avviamo una interessante conversazione e gli poniamo alcune domande.
I giornali riportano notizie di scontri tra Difesa e Interno. Sui social media ci sono scambi di battute tra i vari rappresentati politici delle istituzioni. Sembra che l’Italia non si trovi nella situazione più favorevole per riprendere quota.
Secondo lei dobbiamo essere positivi o negativi nell’attuale momento storico?

Si, è vero, i battibecchi sono all’ordine del giorno, ma non solo tra Difesa e Interno. Si estendono a tutto campo, in ogni settore. Le origini di questa situazione sono note: la liquefazione, per consunzione interna ed esaurimento di credibilità, di due grandi partiti con vocazione di governo com’erano il Partito Democratico e Forza Italia, una legge elettorale abborracciata che altro non poteva se non portare all’impossibilità di costituire una solida maggioranza, un forte scontento popolare che faceva emergere due formazioni con idee opposte quasi su tutto. Le quali, pur di governare in qualche modo, prendevano carta e penna e - molto fumosamente e tra tante cancellature - riuscivano a stendere un programma con provvedimenti per ciascuno dei due irrinunciabili, ma sui quali si intravedeva qualche possibilità di accordo. Il cosiddetto “contratto di governo”, forma di programma inconsueta e mai sperimentata in Italia. Il risultato lo si è visto presto: i provvedimenti solo parzialmente trasformati in legge od in decreti attuativi sinora sono stati frutto di inimmaginabili compromessi che ne hanno inficiato la piena operatività. Questo è male, ma ultimamente stiamo vedendo di peggio: molto spesso il braccio di ferro sulla priorità da dare ai singoli provvedimenti da presentare all’attenzione del Parlamento o delle Commissioni si sta trasformando in vero e proprio ricatto: o tu mi concedi questo, oppure io non ti faccio passare quest’altro. Una vergogna.
Ora siamo al limite; il quadro delle forze in campo si è invertito, ma proprio per questo non si andrà, come succederebbe in qualsiasi Paese normale, a nuove elezioni. In parole povere, comunque la pensi il popolo sovrano, le intellighenzie nazionali elitarie e politicamente corrette non vogliono che una certa parte, sia pure con pregresse esperienze di governo e di buona amministrazione locale, formi una maggioranza forte. Qualche rimpasto, e continueremo così. E’ già successo.
Dobbiamo essere positivi o negativi su questo momento storico?
Positivi, direi, perché dopo questa malaugurate esperienza abbiamo capito che le formule magiche non esistono e che, se sopravvivremo, prima o poi potrebbe cominciare a soffiare un vento nuovo. Quello attuale non è quello giusto, ma ora sappiamo che è possibile. Ma, ahimè, anche negativi: non solo per i danni già subiti, ma soprattutto perche qualcuno, che solitamente se ne riempie la bocca, da molti anni ci sta dimostrando che in Italia la Democrazia rischia di restare solo una bella parola. Politicamente corretta
”.
Recentemente, la ministra Trenta ha siglato un decreto che prevede la redazione del documento contenente la Strategia Industriale e Tecnologica (SIT) della Difesa, che diverrà parte integrante dell’Atto di indirizzo che apre il ciclo di programmazione strategica del Dicastero….
il ministero della Difesa e Piaggio Aerospace hanno sottoscritto due contratti di manutenzione motori e di fornitura parti di ricambio, per una cifra complessiva pari a 167 milioni di euro….
Cosa trova di positivo in questi atti? Ci può dare un suo parere riguardo l’industria italiana della Difesa?

La Luna oggi sta ritornando di moda, e mi piace citarla. Il nostro satellite ha due facce, quella visibile, tutto sommato abbastanza chiara, e quella nascosta, che potrebbe contenere sconosciuti conigli da estrarre dal cappello. Il decreto del ministro Trenta (che ha senz’altro il merito di essere uscito solo con due mesi di ritardo in confronto ai biblici ritardi accumulati dal nostro sistema della Difesa) è come la Luna. Concordo con la valutazione di Michele Nones, recentemente riportata da AffarInternazionali: “Il Governo del Cambiamento non è riuscito ad assicurare un po’ di chiarezza, ma solo una maggiore quantità di numeri. Il documento è più accattivante e corposo (……), ma è come una foresta, più è grande fitta e più è difficile orientarsi”. Vi sono poi tre concetti nebbiogeni che non si comprende bene dove vadano a parare. Il rapporto spese Difesa-Pil, una mescolanza un po’ equivoca tra Difesa e Sicurezza ed il computo del contributo dei fondi del ministero dello sviluppo economico. Per quanto riguarda il primo, pur ritenendo che questo rapporto non sia un indicatore fedele delle qualità del nostro contributo all’Alleanza (a metà 2019 siamo ancora all’1,15 per cento, mentre nel documento si prevede una media di 1,17 per fine anno e 1,20 per il 2020), avanzando così si ritiene assai improbabile il conseguimento del 2 per cento entro il 2024 promesso nel 2014 e riaffermato in ogni occasione. Con il passo attuale (0,03% annuo) sarebbe onesto, a meno di cataclismi finanziari che al momento non si prefigurano, rivedere la stima del conseguimento ritardandola di una ventina d’anni. Per quanto riguarda l’incipiente confusione tra Difesa e Sicurezza (ha contribuito ai battibecchi), si tratta dottrinalmente di due concetti diversi, con obiettivi che a volte si possono anche sfiorare, ma facenti capo (e finanziati) da differenti Dicasteri. Stesso discorso per i fondi del ministero dello Sviluppo economico, la cui gestione nella sede sbagliate provoca ritardi, dubbio controllo dei programmi e scarsa trasparenza sugli obiettivi.
E con questo arriviamo al problema Piaggio, bella Azienda, a cui siamo tutti affezionati, ma permanentemente in crisi. Il finanziamento del programma motori e parti di ricambio a questo punto era indispensabile, perché sarebbero rapidamente entrate in sofferenza due linee di volo dell’Aeronautica Militare: la linea 339 (scuola di Lecce e Pan) e quella dei biturboelica P-180 (reparti vari). Ciò detto, nella memoria della mia generazione la società Piaggio ha sempre vissuto di stenti, grazie alle generosità della Difesa, che ha fatto acquisire all’Aeronautica Militare prodotti non richiesti, di cui si è artificialmente creata l’esigenza operativa. Linee di volo con piccoli numeri, quasi mai commercializzate all’estero. In A.M. spesso ci chiedevamo: ma questa storica Ditta esiste per dare supporto a noi, o siamo noi che esistiamo per permettere a questa Ditta di esistere? Con il tentativo di salvarla cercando di vendere all’Aeronautica il velivolo P-180 trasformato in APR (velivolo a pilotaggio remoto), pare si stia arrivando al redde rationem. Certo, orgoglio nazionale, ingegneri geniali, maestranze super esperte….. Ma c’è un limite a tutto!

Giorni or sono alcuni giornali riportavano nei titoli:
Difesa: “Mare Sicuro”, Vecciarelli estromette Cavo Dragone.
Puo’ illustrare la situazione, chiarendo quali siano i compiti di un Capo di SMM (Stato Maggiore della Marina) e quelli di un capo di SMD (Stato Maggiore della Difesa) nei riguardi di attività operative in missioni internazionali quali “Mare Sicuro”?

Si, ho letto anch’io questo articolo e confesso di essere rimasto piuttosto perplesso. Non potendo pensare alla malafede, ci deve essere stata una cattiva informazione, una soffiata interessata o, semplicemente, qualcuno ha preso il solito granchio, sempre in agguato. Il Capo di SMD non ha tolto assolutamente nulla a nessuno. Fino al 22 giugno l’Ammiraglio Cavo Dragone, persona a tutto tondo in quanto a rispetto delle prerogative, capacità professionale e variegata esperienza, aveva il comando di una molteplice quantità di missioni con carattere interalleato o interforze non perché sia un bravissimo Ammiraglio, ma perché era a capo del COI, il Comando Operativo Interforze. Gestiva quindi non solo missioni navali o aeronavali, ma anche contingenti all’estero formati prevalentemente da militari e mezzi dell’Esercito, o dell’Aeronautica. Esattamente come fa l’attuale generale Lanza de Cristoforis, pilota dell’Aeronautica, o come faceva prima il generale Bertolini, paracadutista dell’Esercito. E’ cambiato qualcosa? Nulla. Solo che ora è evidente la necessità di spiegare meglio chi fa che cosa.
Allora cerchiamo di chiarire un pò, a beneficio di chi legge. Ma anche di chi scrive.
Il Comando Operativo di vertice Interforze (COI) nasce come effetto della legge 25 del 18 febbraio 1997, che pone i Capo di SMD i posizione sovraordinata rispetto ai capi di Forza Armata. Ha la doppia funzione di Capo di Stato Maggiore (avvalendosi del proprio Stato Maggiore) e di Comandante in Capo militare (avvalendosi del Coi). Quest’ultimo è nato nel 1998 con a capo il gen. Orofino, dell’Esercito, che ne ha curato costituzione e sviluppo. Ha cominciato ad operare con funzioni di Comando l’anno successivo, in occasione delle guerra del Kosovo. Nella Catena di Comando e Controllo delle operazioni il Comando Operativo (OPCOM) è esercitato dal Capo di SMD. Il controllo operativo (OPCON) è esercitato da Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze (COI), il quale si avvale di Ufficiali generali delle Forze Armate o Corpi Armati per l’esperienza di Settore ed il collegamento con i rispettivi Comandi Operativi (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza e Capitanerie). Il COI dispone di un Reparto Operazioni (attraverso il quale esercita per conto del Capo di SMD le sue prerogative e un Reparto Supporto Operativo, per coordinare in ambito interforze la logistica di Teatro. Il Comando e Controllo Tattico sono esercitati dal comandante di Teatro e da quello delle Unità impiegate sul campo o in mare. L’operazione “Mare Sicuro”, alla pari di tutte le altre, non sfugge a questa logica. Certo, il tutto può sembrare un po’ complicato, ma se si schematizza è sufficientemente chiaro”.
La Libia non sente ragioni.
L’aeroporto Mitiga è sotto attacco da mesi da parte dell'Esercito nazionale libico (Lna), che sostiene il maresciallo Khalifa Haftar.
L’Italia si è posta quale intermediario per un cessate il fuoco.
Secondo lei quale risultato potrebbe ottenere la nostra capacità di mediare?

Con l’organizzazione del vertice di Palermo nel novembre 2018, l’Italia tutto sommato aveva fatto un buon lavoro, culminato con la stretta di mano tra il generalissimo Haftar e il “presidente dell’Onu” (come lo chiamano i libici) Fayez al-Sarraj. Stretta di mano sincera, o generoso premio per il volenteroso presidente Conte, sorridente tra i due contendenti? Due giorni dopo alla periferia di Tripoli già si combatteva, e la situazione attuale ci porta senz’altro a propendere per la seconda delle ipotesi allora formulate. Quindi, se questa mediazione è stata il successo di una notte, ora è chiaro che è stata anche un risiko. Al di là dell’investitura che Trump (non si sa a quale titolo) aveva conferito al governo italiano, era chiaro che se la situazione ci fosse sfuggita di mano, difficilmente si sarebbe presentata una nuova opportunità. Ormai gli attori sono troppi: russi, turchi, egiziani, francesi, sauditi emiratini, qatarini (l’astuto Macron a Palermo non era tra i presenti), ciascuno con la sua bella proposta di mediatore pro domo sua. D’altro canto non dobbiamo lasciare la scena, ma continuare a tentare di mediare. Chi non ha la forza e si presenta armato esclusivamente di soavi principi universali, che altro può fare”?
Ringraziamo Mario Arpino per la sua disponibilità ad aver reso meno ostici alcuni argomenti, con chiarezza e capacità di comunicare.






Maria Clara Mussa
 
  
  L'intervista con...
21-07-2019 - 20 Luglio 1969. Tutti con il fiato sospeso in diretta Tv, per quei fortunati che ne erano in possesso, a vedere i primi passi dell'uomo sulla Luna....
02-05-2019 - Il generale Gianmarco Bellini, pilota del Tornado abbattuto dalla contraerea irachena nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991 durante l’operazione...
23-04-2019 - Abbiamo incontrato il generale Vincenzo Camporini, che da febbraio 2008 fino a gennaio 2011 ricoprì l’incarico di capo di stato maggiore della Difesa...
21-04-2019 - “Fu un fischio ... , poi uno scoppio ...mi ritrovai in terra, la polvere mi impediva di vedere bene cosa fosse successo, di nuovo il fischio nelle...
10-05-2018 - Da Riad, capitale dell’Arabia Saudita, ci dicono che attualmente nelle strade si sentono provenire dalle caserme suoni di sirene di esercitazioni. In...
17-12-2017 - Il generale(R) Alfredo Iannuzzi ha prestato servizio in Aeronautica Militare in qualità di Controllore e successivamente comandante di Centri di Comando...