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foto di: archivio cybernaua
Nuovo governo, nuovo ministro della Difesa
In attesa del voto di fiducia delle Camere, sentiamo il parere del generale Mario Arpino sulla situazione della Difesa in italia

06-09-2019 - Hanno giurato i ministri del nuovo governo, il “Conte-bis”.
In attesa dei risultati del voto di fiducia da parte delle Camere, (dapprima quella dei deputati, Lunedì 9 settembre prossimo) abbiamo sentito alcuni pareri provenienti da persone autorevoli, quali sono gli ex capi di stato maggiore delle Forze armate.
Riportiamo una breve conversazione con il generale Mario Arpino, già capo di stato maggiore della Difesa dal 1999 al 2001. Entrò in pensione ed in seguito ricoprì la presidenza della Vitrociset sino all’anno 2012.
Generale, abbiamo ricevuto il comunicato stampa che riportano le parole pronunciate da Lorenzo Guerini, neo ministro della Difesa:
Assumo l’incarico di questo importante ministero con grande senso di responsabilità verso il Paese, e rispetto nei confronti di tutto il personale militare e civile delle Forze Armate”.
 Può esprimere un suo parere sul ministro della Difesa che ha appena assunto l’incarico?
Non conosco il ministro Guerini. So però che è persona riflessiva (non dovrebbe quindi essere un gran ‘twittatore’) e ciò lo aiuterà a proteggersi da decisioni non reversibili, prese sull’onda di polemiche contingenti, di tipo botta e risposta.
Le sue stesse origini demo-margheritiane dovrebbero averne fatto nel tempo un mediatore moderato, cosa molto utile in un dicastero che ha già chi è preposto alle attività tecnico-operative e tecnico-amministrative.
Le sue competenze sono esclusivamente politiche.
I suoi principali consiglieri sono il capo di Smd (Stato maggiore della Difesa) ed il Segretario Generale, preziosissimi e da ascoltare a fondo prima di qualsiasi decisione.
Non sarebbe male se, considerata l’inevitabile ridotta conoscenza dell’ambiente e dei precedenti, si avvalesse anche di un Sottosegretario ‘laico’, ovvero non politico, ma esperto e buon conoscitore del mondo della Difesa.
Dall’Istituto Affari Internazionali (IAI), che segue con attenzione anche questi problemi, potrebbe ricevere utili indicazioni. Da uomo delle Istituzioni, probabilmente riuscirà a trovare sufficiente spazio nell’ambito dell’Esecutivo
”.
Secondo lei cosa avrebbe potuto fare la ministra uscente Elisabetta Trenta per la Difesa
Elisabetta Trenta è persona colta, intraprendente, che già al momento dell’insediamento aveva una certa conoscenza dell’ambiente della Difesa, nell'ambito del quale aveva cooperato in varie fasi.
Tutto questo aveva ingenerato delle aspettative, che tuttavia sono andate in parte deluse.
Certo, errori ce ne sono stati, ma quelli gravi probabilmente sono imputabili, piuttosto che direttamente alla persona, ai metodi di lavoro ed al rigido sistema gerarchico tipici di quel mondo pentastellato che l’aveva prescelta.
Ed al quale doveva obbedienza.
I ritardi dannosi ed inaccettabili con cui sono state trattate (se e quando sono state trattate) le ben note questioni delle F.A., della politica militare e dell’industria di settore, difficilmente sono ascrivibili alla sua persona. Certamente avrà anche combattuto per il suo dicastero, ma i risultati non sono emersi. Poi vi sono state delle ‘sviste’ personali, probabilmente dovute alla fretta, che potevano essere evitate.
Ad esempio, la presa di posizione nei confronti del presunto ‘nonnismo’ verso un’allieva pilota dell’A.M., le pubbliche congratulazioni e felicitazione alle due marinarette convolate a nozze, sono tutti peccati veniali che le hanno alienato simpatia e benevolenza da parte del popolo con le stellette, che ha una sua propria sensibilità.
In definitiva, se gli errori grossi (sono tanti) difficilmente le possono essere imputati, nel piccolo qualcosa che poteva anche risparmiarsi ce lo ha messo.... Sbagliando
”.
Cosa occorre rimettere in sesto nel settore della Difesa?
Sul piano ordinativo, dare attuazione più completa alla riforma del ministro Andreatta ed ai successivi decreti.
Sul piano della ripartizione delle risorse, dare alla Difesa la priorità che si merita, anche in termini di credibilità internazionale.
Ritornare ad una distinzione tra funzione sicurezza e funzione difesa, che sono due cose se necessario interagenti, ma molto diverse l’una dall’altra.
Armonizzare meglio con quelle della Difesa le risorse per l’ammodernamento rese disponibili da altri dicasteri.
Decidere quanto prima sulle scelte di campo europee ed internazionali sui nuovi programmi ed imporre la continuità di quelli già avviati e sin troppo a lungo discussi. Dare sicurezza di finanziamento almeno triennale ai maggiori programmi
”.

Maria Clara Mussa
 
  
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