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L'intervista con...

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foto di: Archivio cybernaua
Difesa: uno dei quattro pilastri su cui si fonda la Nazione
Conversazione con l'ex Capo di stato maggiore dell'Aeronautica, generale Pasquale Preziosa, sulla nomina del ministro della Difesa del governo 'Conte bis'

06-09-2019 - Nel corso di una conversazione con il generale Pasquale Preziosa, abbiamo parlato dell’attuale situazione del settore della Difesa, confrontando le attività svolte dalla ministra uscente, Elisabetta Trenta, con i risultati ottenuti, facendo una sintetica panoramica delle situazioni in corso e sottolineando alcune priorità che, secondo il generale, andrebbero tenute in conto dal neo ministro del dicastero, Lorenzo Guerini.
Ricordiamo che Preziosa è stato capo di gabinetto del ministero della Difesa, prima di essere nominato capo di stato maggiore dell'Aeronautica dal 25 febbraio 2013, fino al 30 marzo 2016, quando è stato sostituito dal pari grado Enzo Vecciarelli.
Abbiamo letto su 'Il Messaggero’ un’intervista rilasciata da Elisabetta Trenta che, lasciato il ministero rimpiazzata dal renziano Lorenzo Guerini, ha lanciato un atroce sospetto sull’ex governo e sui suoi compagni di partito.
«Sapevo che il Movimento non mi avrebbe lasciato al ministero. Non sono contenta, non meritavo tutto questo”.
Secondo lei, generale, quali sono stati gli errori più eclatanti della ministra Trenta?
La Difesa rappresenta uno dei quattro pilastri su cui si fonda una Nazione, pertanto il Ministero della Difesa, insieme a quello degli Esteri, dell’Economia e Servizi rappresentano l’asse portante per il Paese.
Pertanto la Politica di Difesa è importantissima per lo sviluppo del Paese sotto due profili: il primo legato alla Difesa e Sicurezza delle Istituzioni, il secondo connesso alla politica industriale della difesa per la ricerca tecnologica e per i processi d’innovazione e questo secondo profilo è il collegamento con gli altri ministeri e Servizi.
Non ho percepito, per questi due profili segni di sviluppi importanti e tempestivi.
Non ho percepito informazione strategica da parte del ministero della Difesa, ad eccezione della possibile partecipazione al programma Tempest, decisione sollecitata nel passato a più voci sugli organi di stampa, ma giunta tardiva.
Questa intenzione politico industriale che coinvolgerà tutto il Paese nel futuro, forse meritava una tempistica migliore per evitare di lasciare ad altri la gestione delle conseguenze derivanti dalla decisione.
Sotto il profilo organizzativo del Ministero della Difesa, sarà necessario ritornare al rispetto delle regole.
Per il ministro il massimo advisor tecnico operativo è il Capo di stato maggiore della Difesa seguito da Segredifesa (il Segretariato generale della Difesa, Direzione nazionale degli armamenti) per la parte tecnica amministrativa.
Tutte le altre figure all’interno del Gabinetto che abbiano profilo politico e non tecnico per evitare duplicazioni non necessarie
.
Ricordiamo che la conferma dell’adesione dell’Italia al programma Uk Tempest è arrivata nel corso dell’incontro bilaterale tra la ministra Elisabetta Trenta e il suo omologo del Regno Unito Ben Wallace, all’incontro ministeriale UE di Helsinki.
Ed ora tocca a Lorenzo Guerini, neo ministro della Difesa. Cosa potrebbe suggerirgli generale per riportare la Difesa ad essere protagonista? 
Guerini è un politico nuovo per la Difesa e quindi occorre augurargli .
Posso solo riportare quello che ho percepito in questo periodo come esigenze, lungi da me l’idea di segnalare cosa un Ministro debba fare durante il suo mandato.
Il Dicastero ha bisogno di risolvere molti problemi che si trascinano da tempo.
Il primo riguarda il personale militare: il riordino delle carriere non ha soddisfatto affatto il personale, con effetti non positivi per il funzionamento gerarchico della struttura: è stata percepito come una penalizzazione per tutto il personale non dirigente.
Il secondo problema riguarda l’efficienza dello strumento militare che è legato al così detto Esercizio, in altri termini senza pezzi di ricambio, senza carburante e senza addestramento non si possono fare le operazioni: servono fondi per l’efficienza dello strumento militare, al pari e in proporzione agli altri paesi europei con i quali ci si confronta ogni giorno.
Il terzo problema riguarda il settore Investimento per gli equipaggiamenti militari: le piattaforme militari che non abbiano tecnologia aggiornata allo stato dell’arte non servono alla difesa del paese.
Occorre prendere decisioni sulle linee programmatiche condivise con la NATO, che è l’Alleanza militare che fino ad oggi ci ha garantito un grande periodo di pace in Europa e sul completamento dell’Unione europea con la costituzione del pilastro della difesa all’interno della NATO e la costituzione dell’Industria militare europea che nascerà con i nuovi programmi militari a guida Unione europea.
Rispondendo a queste domande, mi è venuto in mente il ministro Andreatta che, nel suo servizio, aveva sempre indicato con chiarezza i passi che il dicastero difesa avrebbe dovuto fare per costruire il suo futuro.
Un’ultima annotazione: il Segretario della NATO Stoltemberg ha affermato che nel prossimo Summit di Londra dei capi di Stato e di Governo il cyber spazio sarà riconosciuto come campo di battaglia e sarà una top priority nell’agenda NATO.
La legislazione italiana consente la difesa cyber, ma non consente la cyber exploitation e il cyber attack: senza queste due ultime capacità la battaglia nel campo cyber è da considerarsi persa: sarà necessario adeguare la nostra legislazione a quella degli altri paesi principali che ci circondano
”.
Ricordando Andreatta
Dal maggio1996 all’ottobre 1998, Andreatta fu ministro della Difesa distinguendosi per la forza delle sue proposte: in breve tempo operò la riforma degli Stati Maggiori, ottenne dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il ruolo di guida per l'Italia durante la Missione Alba (un'operazione di peacekeeping e d'aiuto umanitario all'Albania interamente gestita da forze europee), propose l'idea di costruire e organizzare una vera forza di difesa internazionale europea; stabilì l'abolizione della leva obbligatoria, modificò il servizio civile, si schierò con forza contro lo scioglimento della Brigata paracadutisti "Folgore". 





Maria Clara Mussa
 
  
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