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A colloquio con il generale Vincenzo Camporini, sull'attualità e sul futuro della Difesa
Un sottosegretario ‘laico’ di fiducia potrebbe assicurare un controllo incrociato, focalizzando la scelta verso chi non sia portatore di interessi, più o meno occulti

06-09-2019 - Continuiamo a pubblicare i pareri di autorevoli personaggi che hanno impegnato la propria vita nella professione militare, a cui abbiano posto domande circa l’attuale situazione del Dicastero della Difesa, in occasione dell’incarico a Lorenzo Guerini quale ministro.
In una conversazione con il generale Vincenzo Camporini, il quale da febbraio 2008 fino a gennaio 2011 ricoprì l’incarico di capo di stato maggiore della Difesa e sino al novembre 2011 di consulente del ministro Franco Frattini e attualmente quello di Consigliere Scientifico dello IAI (Istituto Affari Internazional), si è parlato di cosa sarebbe opportuno considerare per una gestione equilibrata del dicastero.
Da un comunicato Stampa del ministero della Difesa, abbiamo appreso che il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il 5 settembre scorso, si è insediato presso la sede del Dicastero di via XX settembre. Ha incontrato la ministra uscente Elisabetta Trenta, con la quale ha avuto un cordiale colloquio esprimendo parole di ringraziamento per l’importante e valido lavoro svolto in questi 15 mesi a capo del Dicastero.
Cosa può dirci, generale, del neo ministro alla Difesa Lorenzo Guerini?
Non ho mai avuto il piacere di incontrare il Ministro Guerini, quindi non ho elementi diretti per farmi un’opinione, tuttavia la sua storia politica ci parla di una persona riflessiva, che ama approfondire i temi di cui si occupa: Non lo si è mai visto in prima fila nelle sguaiate vicende politiche degli ultimi anni, al contrario è sempre apparso come un vero interprete del modo ideale di intendere la politica, come ricerca delle convergenze al fine di identificare le strade pragmaticamente percorribili. Mi lasci dire che di una persona così si sentiva l’esigenza.
Ho la sensazione che si dedicherà con impegno al suo incarico e il fatto che detenga una posizione di rilievo all’interno del partito potrà rivelarsi un importante atout: non sarà certo lui a farsi imporre dall’esterno le linee di indirizzo, come purtroppo è accaduto, ma avrà l’opportunità di fare sentire nelle ‘stanze segrete’ le esigenze vitali di questo pilastro della Repubblica
.
Potrebbe fare una breve disamina degli errori compiuti in questi ultimi anni da pare di chi ha retto il Dicastero della Difesa?
Non voglio dare pagelle e elencare le cose sbagliate che sono state fatte nel settore Difesa dal precedente governo; voglio solo osservare che il più grande errore è stato quello di diffidare strutturalmente dei vertici, nella radicata convinzione che l’operato delle gerarchie fosse permeato da disprezzo per il personale, le cui esigenze e il cui benessere venivano sistematicamente trascurati, per non dire di peggio. Solo così si possono spiegare tutta una serie di azioni e comportamenti che stavano sgretolando il concetto stesso di gerarchia, il fondamento stesso di una struttura militare.
Un secondo errore concettuale è stato l’insistere in modo a volte grottesco sul cosiddetto ‘dual use’, come se il compito principale delle Forze Armate fosse quello di supplire alle inefficienze di ogni altra struttura pubblica (le buche di Roma e non solo!); è un atteggiamento purtroppo non nuovo, come testimoniato dall’impiego ormai consolidato nel controllo del territorio (operazione ‘Strade Sicure’, voluta da un ministro di destra, tollerata da un ministro tecnico, riconfermata da un ministro di sinistra!).
Al ministro Trenta è mancata la piena consapevolezza che il compito fondamentale delle forze armate è quello dell’uso legittimo della forza, anche estrema, a supporto della politica estera del Paese, legittimamente determinata dalle istituzioni politiche e che il supporto alle altre amministrazioni, solo in caso di reale emergenza, deve avvenire ’within the means and capabilities’
".
In una intervista rilasciata a Cybernaua, il generale Mario Arpino ha sottolineato come sarebbe utile se il ministro della Difesa, considerata l’inevitabile ridotta conoscenza dell’ambiente e dei precedenti, si avvalesse anche di un Sottosegretario ‘laico’, ovvero non politico, ma esperto e buon conoscitore del mondo della Difesa. 
Dall’Istituto Affari Internazionali (IAI), che segue con attenzione anche questi problemi, potrebbe ricevere utili indicazioni.
Lei, quale consigliere Scientifico Istituto Affari Internazionali, cosa può aggiungere a tale affermazione? Cosa occorre per rimettere in sesto la Difesa?
Per ridare slancio alla Difesa, occorre una serie di provvedimenti in campo ordinativo, programmatico, finanziario che sono già stati indicati dal Generale Arpino; mi permetto solo di sottolinearne un prerequisito, fondamentale per la piena implementazione della riforma Andreatta del ’97 (legge 25/97): si tratta della demolizione dei recinti che tengono ancora miopemente separate le forze armate le quali, mantenendo la propria sacrosanta individualità, che è garanzia di specifica capacità ed eccellenza, devono imparare a cooperare senza le gelosie che ancora le contraddistinguono, in una concreta e pragmatica armonia interforze.
L’idea di Arpino è interessante: fermo restando che i primi consiglieri del ministro sono e devono restare il Capo di Stato Maggiore della Difesa e il Segretario Generale, è misura di elementare prudenza politica avere la possibilità di un controllo incrociato, che un sottosegretario ‘laico’ di fiducia potrebbe assicurare; fondamentale in questo caso è focalizzare la scelta verso chi non sia portatore di interessi, più o meno occulti
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Maria Clara Mussa
 
  
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