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I Curdi sotto attacco, che fa la comunità internazionale?
Colloquio con il generale Pasquale Preziosa sull’attacco contro il nord della Siria lanciato dal presidente turco Erdogan

11-10-2019 - Sono giornate di preoccupazione per la sorte dei Curdi siriani, che stanno subendo attacchi da parte delle forze turche.
I media riportano, aggiornando ad ogni ora la situazione.
Erdogan mette a rischio non solo la vita dei civili siriani e dei Curdi, ma anche la lotta al terrorismo, che è tornato a insanguinare l’Europa. E Bruxelles cosa fa? Mentre l’Alleanza consiglia di bombardare in modo «contenuto»
Per quanto riguarda la posizione italiana: “L'Italia chiederà l'utilizzo di misure nei confronti della Turchia che invitino a tornare indietro rispetto all'offensiva che ha deciso di muovere”.
Queste le parole del ministro degli Esteri Luigi di Maio, nel convocare l’ambasciatore turco per esprimere la protesta italiana contro l’offensiva anti-curda del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Ne parliamo con il generale Pasquale Preziosa, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare.
Dal punto di vista militare, quali misure si potrebbero prendere contro la decisione di Erdogan? 
Nessuna. L’Italia non ha gli strumenti di politica estera per poter entrare nella vicenda dell’invasione di un pezzo della Siria abitato dai curdi.
La cartina al tornasole dell’Italia e della sua capacità di operare in politica estera ci è stata già fornita anche nell’ultima querelle a febbraio 2018, quando la Marina Militare turca ha fermato la piattaforma dell’ENI, che si stava dirigendo verso Cipro per iniziare le trivellazioni su licenza del governo di Nicosia. L’Italia si limitò a protestare contro i soprusi turchi.
L’Italia seguirà adesso lo stesso protocollo, ormai collaudato da tempo. In eguale episodio che interessò invece la Francia, le navi da guerra francesi levarono le ancore per proteggere i loro legittimi interessi: la mossa fu di successo. In politica estera “chi pecora si fa lupo lo mangia”.
Sotto il profilo geopolitico, l’instabilità politica permanente del nostro Paese che ha avuto quasi 100 governi in 158 anni di storia, invece dei presumibili 31 è l’indicatore principale della nostra inifluenza in politica estera
”.
La posizione della Turchia nell’Alleanza Atlantica, dopo la decisione di invadere la Siria, come potrebbe cambiare?
La posizione della Turchia in seno alla NATO non va esaminata per l’invasione di una parte della Siria, quanto per i nuovi profili politici che la Turchia ha assunto dopo il fallito golpe del 2016, la caduta dei sostenitori del golpe in Turchia e la richiesta agli USA di estradare l’esule Fethullah Gülen, ritenuto da Erdogan l’organizzatore politico del golpe.
Il rapporto di fiducia tra i due paesi si è lesionato e questo ha comportato, in caduta,
la decisione turca di acquisire i missili S400 dalla Russia : questa decisione ha spostato l’asse strategico turco verso la Russia. La ritorsione americana non si è fatta attendere: la vendita ai turchi degli F 35 americani è stata annullata
Nella vicenda kurda si è anche inserito il Segretario della NATO Stoltenberg che ha dichiarato: ”Turchia e altri attori agiscano con moderazione e fermino l’operazione”, seguito dal Presidente del Parlamento europeo che ha dichiarato “Ankara fermi subito i Raid”, il nostro presidente del consiglio ha sottolineato “L’iniziativa militare turca deve cessare immediatamente e l’UE e tutta la comunità internazionale dovrà parlare con una sola voce.”. L’Onu resta a guardare e Erdogan minaccia di far partire i rifugiati.
Con la ritirata USA dalla zone e il tradimento delle aspettative da parte dei curdi di esser riconosciuti come gli eroi anti ISIS: purtroppo, non vi è alcun interlocutore di livello che abbia voglia politica di cercare una soluzione alla diatriba turca con i curdi: credo che le cose andranno avanti come pianificato dalla Turchia. La NATO nel mentre, dovrà esaminare le prospettive future dell’Alleanza, alla luce del disaccordo strategico tra gli USA e la Turchia.
Quale possibile conseguenza l’ISIS che aveva perso terreno oggi potrà avere più possibilità di risorgere nella zona e comunque c’è da aspettarsi l’aumento del terrorismo politico in quell’area
”.
Cosa serve all’Europa per mettere insieme una Difesa Comune capace anche di prendere posizioni verso situazioni che possano provocare instabilità?
L’Unione europea non ha completato la sua struttura, si affida ancora oggi alla NATO per la sua sicurezza e difesa e deve essere continuamente sollecitata dagli USA a provvedere in autonomia per la propria Difesa. Non tutti i paesi europei della NATO hanno la volontà di rispettare l’impegno preso di raggiungere il 2% del PIL per la difesa.
I paesi europei stentano a capire che il mondo sta cambiando in peggio e che bisogna passare dalla concorrenza alla cooperazione tra stati.
Le iniziative francesi di formare un esercito europeo sono state contrastate sia dagli USA sia dalla Germania.
Tutte le volte che affiora in Europa una iniziativa robusta, i venti del conservatorismo si fanno sentire.
Le precedenti iniziative europee nel campo della difesa che partirono dalla disponibilità di 60.000 uomini, giunsero poi a concretare i Battle Group da 1500 unità mai impiegati nei 14 anni di vita, chiaro segno della inutilità della scelta e spreco di risorse.
L’Europa è sguarnita di pilastri importanti della militarità e manca ancora di una leadership condivisa.
La NATO costituisce l’unico baluardo di sicurezza per l’Europa.
L’Europa potrà crescere, sotto il profilo militare, all’ombra della NATO, ripercorrendo la via degli Stati Uniti verso il federalismo.
I singoli paesi europei potranno mantenere la loro partecipazione all’Alleanza NATO, iniziando a costituire capacità militari europee in cooperazione strutturata permanente da mettere a disposizione della NATO come piccolo pilastro UE.
I piccoli passi sono quelli che meglio si attagliano alla nostra cultura basata sui sospetti, purtroppo legittimi ,a causa dei quasi 200 milioni di morti provocati dagli europei nel mondo dagli ultimi due conflitti mondiali (10 % della popolazione mondiale dell’epoca)
”.
Potrebbero sorgere problemi per i contingenti italiani dislocati in teatri internazionali sensibili?
"Non credo che l’azione turca che ha fini di sicurezza nazionale, abbia come obiettivo la destabilizzazione del quadro internazionale.
I rapporti tra i Curdi siriani e la Turchia erano molto tesi sin dal passato.
Nel 2014 gli USA hanno fatto in modo di evitare lo scontro tra le due entità, operando come mediatori per combattere l’Isis, purtroppo la mediazione ora è terminata con la brutale uscita degli USA dal conflitto siriano (Jacob Shapiro ha affermato: “US President Donald Trump betrayed the Syrian Kurds).
I Curdi oggi sono soli con se stessi e la mappa del Medio Oriente subirà le conseguenti modifiche
”.




Maria Clara Mussa
 
  
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