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Medioriente e crisi energetica nel Mediterraneo
Il generale Giuseppe Morabito ha tenuto una conferenza alla Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino

22-02-2020 - Dopo la neutralizzazione, da parte degli Americani, del Capo della Guardia Repubblicana islamica iraniana Suleimani e la conseguente messa a nudo della pochezza strategica dell’Iran, la situazione geopolitica del Golfo Arabico è cambiata.
Ora l’UE cerca di ridurre le tensioni regionali presentandosi come potenziale arbitro tra gli Stati Uniti e l'Iran.
Da quando Washington si è ritirata dall'accordo nucleare del 2015 con l’Iran, l’UE tenta di salvare l'accordo.
L’alto rappresentante per la politica estera UE Borrel, che ha visitato recentemente Teheran, ha dichiarato che la commissione congiunta che regola l'accordo nucleare iraniano si riunirà a breve.
Il Paese, colpito duramente dalle sanzioni americane e senza la “mente strategica”, che era il simbolo di un potere violento e antidemocratico, deve affrontare l’ondata di malcontento che è esplosa già lo scorso novembre e che vede protagonisti operai e giovani: è proprio questa la fascia d’iraniani che chiede che la classe religiosa che regge il Paese dal 1979 si ritiri dalla scena politica nelle elezioni del 21 febbraio.
Sabato 1 febbraio, il presidente iracheno Barham Salih ha designato Muhammad Tawfiq Allawi nuovo primo ministro del Paese. La nomina avviene dopo dal vuoto istituzionale causato dalle dimissioni, a novembre, del premier Adel Abdul Mahdi a fronte delle proteste che da ottobre infiammano il Paese.
Sul piano geopolitico, Allawi dovrà riuscire nell’impresa di preservare gli interessi nazionali in scontro tra Iran e Stati Uniti, cercando di mantenere buoni rapporti con entrambi questi attori, soprattutto in considerazione dei legami strategici che intercorrono sul piano economico e militare. L’Iraq, sia riceve dall’Iran per oltre un quarto del proprio fabbisogno di energia elettrica sia non può fare a meno del sostegno militare di Washington per combattere il terrorismo e impedire un ritorno sulla scena dello Stato Islamico, a oggi tutt’altro che impossibile.
Teheran sostiene lo sciita Allawi e gli Stati Uniti sono pronti “a collaborare con il nuovo governo per favorire la stabilità, la prosperità e la sovranità dell’Iraq”.
La Turchia ha annunciato a inizio ottobre 2019 di aver inviato una nave da perforazione di petrolio e gas nelle acque al largo di Cipro meridionale dove le autorità greco-cipriote hanno già assegnato diritti di esplorazione d’idrocarburi a società italiane e francesi. Ankara, sfidando le crescenti critiche europee, aveva affermato che la nave perforatrice doveva avviare nuove “esplorazioni” fin da subito. Questa provocazione è un chiaro esempio della sfida della Turchia contro l'Unione Europea e le ripetute esortazioni della comunità internazionale a cessare le sue attività palesemente illegali. Quanto esposto è una prova in più del comportamento assolutamente provocatorio e aggressivo di Ankara, che ha scelto di allontanarsi rapidamente e irreversibilmente dalla legalità internazionale, mettendo così a rischio la sicurezza e la stabilità nel Mediterraneo.
Erdogan ha nostalgia di allungare le mani su quel protettorato che gli fu strappato nel 1912 dal Regno d’Italia, ma ha anche un enorme interesse verso le risorse energetiche del Mare Nostrum.
La Libia ha immensi giacimenti e lo sfruttamento dei terminali costieri fanno gola a tutti, italiani, francesi, inglesi, americani e ultimamente a russi e turchi.
Nel Mediterraneo orientale i turchi sono vicini al giacimento “Afrodite” al largo di Cipro e ai giacimenti offshore israeliani. Inoltre, in prospettiva c’è il progetto East Med siglato dai ministri dell’Energia di Grecia, Israele e Cipro che prevede la costruzione di un gasdotto da 6 miliardi di dollari, che inizialmente dovrebbe trasportare dieci miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle acque israeliane e cipriote nell’isola greca di Creta, poi verso la terraferma greca e la rete europea attraverso l’Italia.
Questo sarebbe in palese concorrenza con il gasdotto russo-turco Turk Stream (15 miliardi di metri cubi di gas naturale, che Putin ed Erdogan hanno concordato a inizio anno). Bisogna ad ogni costo evitare che in futuro si sia obbligati a comprare il gas libico da Erdogan. Perché, se i tagliagole al soldo dei turchi mandati a supporto del Presidente Serraj prendono possesso della zona di partenza del Green Stream (in uso dal 2004 a ENI collegando Libia e Sicilia), non si può pensare nulla di positivo.
La Turchia è un Paese NATO che non rispetta le regole internazionali, UE e USA agiscono in modo diverso nei confronti dell’Iran, ma in questi giorni alla Conferenza di Sicurezza di Monaco il Segretario Generale della NATO Stoltenberg, ha detto: “L’Europa e l’America sono partner irrinunciabili” aggiungendo che “Serve più Europa, è vero, ma questa può essere solo una parte della soluzione. Più Europa non può significare Europa da sola”.
Ha poi anche affermato che: “La strada è difficile, ma non abbiamo deviato e non abbiamo perso i nostri valori” e “Anche Europa e Canada investono di più. Europa e Nord America devono continuare a stare insieme”.



Redazione
 
  
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