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Sindacati dei militari, si attende la decisione del Parlamento
Il disegno di legge ‘’Corda’’, n. 875 firmato dalla deputata del M5Stelle Emanuela Corda sull’associazionismo sindacale tra i militari, sembra non gradito dal Cocer

21-07-2020 - Il disegno di legge ‘’Corda’’, n. 875 firmato dalla deputata del M5Stelle Emanuela Corda sull’associazionismo sindacale tra i militari, sembra non essere gradito dal Co.Ce.R, l’attuale massimo organismo di rappresentatività dei militari.
Alcuni giorni orsono, ne abbiamo parlato con il rappresentante del Co.Ce.R. Esercito, Pasquale Fico.
Oggi abbiamo avuto un colloquio con Antonello Ciavarelli, delegato Co.Ce.R. Marina Militare.
Nato a Taranto 52 anni fa appartiene alla Marina Militare – Guardia Costiera rivestendo il grado di 1° Luogotenente. Laurea in Scienze politica e in Scienze della Formazione, master di II livello in Esperto in Politica e Relazioni Internazionali, “Consigliere Giuridico” presso il Centro Alti Studi Difesa. Ciavarelli ha esperienza della rappresentatività: rieletto ben quattro volte nei tre livelli della Rappresentanza Militare (di Base, Intermedio e Centrale).
Da quanto tempo state cercando di creare un organismo sindacale adeguato?
Almeno dal 2007. Oggi finalmente siamo riusciti ad esprimere in modo unanime la necessità di diritti sindacali. Tale idea oggi è patrimonio non solo del Co.Ce.R. ma di tutti i militari, non a caso anche le varie sigle sindacali militari autorizzate dal Ministro sono particolarmente critiche rispetto a tale testo che sta per essere approvato nell’aula di Montecitorio”.
 Quali sono i ‘’difetti’’ che lei riscontra nel progetto di legge Corda?
Il Co.Ce.R. Interforze lo scorso 9 luglio non si è potuto esimere dal deliberare ed inviare alle Commissioni parlamentari una relazione sui vari punti deboli presenti nel testo finale. Volendo elencare i "difetti", la lista della spesa sarebbe lunga. Riporto di seguito solo alcuni esempi.
1.  Il sindacato militare in quanto tale darebbe l’idea di maggiore democrazia nelle Forze Armate. Eppure come prevedrebbe un articolo, nonostante il consenso dei tesserati, non si possono ricoprire cariche elettive per più di due volte. Ciò comporterebbe sicuramente un impedimento alla possibilità di dare continuità di gestione al sindacato, nonché il mancato rispetto della volontà degli associati;
2.  Sono escluse le materie come l’impiego. Oggi di fatto dopo tanto impegno, nonostante l’esplicito divieto del Codice, trattiamo indirettamente la materia in quanto ricade sul benessere del personale, le carriere, la vita familiare, nonché sull’efficienza e sul funzionamento della Amministrazione. Già dal lontano 2008 l’ammiraglio Pollastrini, allora Comandante generale della Guardia Costiera tra i più illuminati e lungimiranti che ci siano mai stati, ci tenne a coinvolgere la Rappresentanza attestando nelle premesse il confronto avuto. Non si chiede che l’impiego debba essere “contrattato” con l’organizzazione sindacale, ma quanto meno si chiede che sui principi le Organizzazioni sindacali possano “concertare”.
3.  In un articolo si dedurrebbe addirittura che sulle navi, durante le navigazioni, non ci potrebbe essere l’attività sindacale. Oggi ci sono i Consigli di Base che con tutti i loro limiti sulla carta possono anche deliberare. Domani potenzialmente il personale navigante rischierà di essere sprovvisto di rappresentatività.
4.  Infine (solo come esempi) sono previste tutte una serie decreti Legislativi, ministeriali, attuativi e correttivi. La Rappresentanza militare che ha una storia più che quarantennale verrà estromessa da tutta l’attività consultiva che oggi le è riconosciuta. Al contempo verrà “disonorevolmente” spedita a casa dopo tre mesi dalla approvazione della legge, durante i quali rimarrebbe in carica solo per gli "affari correnti".  Ma gli affari correnti non si riferiscono ai Consigli di Amministrazione? Le Rappresentanze militari hanno amministrato mai qualcosa? Quando quest'ultime saranno sciolte, le Amministrazioni, senza un confronto maturo con le rappresentanze militari, non saranno legittimate almeno moralmente ad interpretare al ribasso il ruolo sindacale?

Quali diritti richiedono i militari?
Intanto chiedono di vedere confermati i diritti acquisiti nel corso degli anni anche come consuetudini (come ad esempio il confronto sull’impiego). Inoltre poter partecipare pienamente al miglioramento delle condizioni professionali e morali del personale rappresentato chiedendo almeno le necessarie tutele per tutti coloro che hanno cariche sindacali.” 
Quali modifiche vorreste apportare al disegno di legge corda?
Per onestà intellettuale, dopo la prima stesura alcuni miglioramenti ci sono stati. Agli esempi succitati aggiungerei quello della Giurisdizione che è affidata al T.A.R.  e non al Giudice del lavoro. Poi ciò che non piace è tutto l’impianto. Si dava per scontato che sindacalizzazione del mondo militare significasse almeno avere lo stesso riconoscimento dei sindacati di Polizia. Ciò è quello che tutti pensavano fosse un naturale punto di partenza. Viceversa siamo addirittura lontani affinché possa diventare un punto di arrivo. In conclusione sento di ricordare che oltre 40 anni fa, quando fu varata la legge sulla Rappresentanza militare, ci fu un grande dibattito in Parlamento con il coinvolgimento dei vari Comitati spontanei di militari. Il Co.Ce.R., viceversa, in questa circostanza è stato convocato in fretta e furia ed ascoltato formalmente per pochi minuti. In un'altra circostanza vi è stato un giorno in cui la relatrice ascoltò le sigle sindacali autorizzate e qualche delegato, dando l’idea di uno “smarcamento della pratica”. Non si deve dimenticare che con l'articolo 21 della legge sui principi della disciplina militare, furono "condonate le sanzioni disciplinari di Corpo inflitte o da infliggere per infrazioni disciplinari a tutto il 30 novembre 1977. Delle sanzioni condonate non deve rimanere alcuna traccia".... inoltre, ci fu la possibilità di "revocare i trasferimenti che risultassero connessi a comportamenti rivolti a prospettare la necessità della riforma del regolamento di disciplina militare". Ciò per dare l'idea di quanta partecipazione ci fu alla stesura di tale legge (382/78) al punto che la stessa ''politica'' riconobbe la bontà dell'azione dei "Comitati spontanei" non autorizzati. Oggi viceversa dopo oltre 40 anni, i parlamentari non hanno tempo di condividere le decisioni con i soggetti che eserciteranno la tutela dei lavoratori e non si rendono conto dei danni irreparabili che si possono ripercuotere sul personale, al punto di far sentire allo stesso che sta subendo una ingiusta imposizione.   Quindi la legge deve nascere dalle radici profonde della rappresentanza militare per la quale tanti colleghi si sono spesi per dare dignità ai militari. Non dalle sue ceneri.  È possibile concedere una legge ai militari involutiva per la loro rappresentatività? Il Parlamento ed anche il Governo, che tace, dovranno assumersi le proprie responsabilità.”.








Maria Clara Mussa
 
  
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