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Beirut, detonazione devastazione e vittime
Intervista con Danilo Coppe, massimo esperto di esplosivi

07-08-2020 - La tragedia che ha colpito il Libano, con oltre 100 morti, tra cui anche una Italiana, 4.000 feriti, centinaia di dispersi e quasi 300mila persone rimaste senza casa, a causa della detonazione che martedì 5 agosto scorso ha distrutto buona parte del porto e sconvolto, tra detriti e gas nell’aria, tutta la città, ha scosso tutti; tutti ne parlano, tutti ne analizzano le immagini che girano sui social media, tutti ne interpretano le varie fasi delle esplosioni.
L’esplosione è stata la più distruttiva di tutta la storia del Libano: «è stata scioccante anche per una città che ha visto 15 anni di guerra civile, attentati suicidi, bombardamenti israeliani e omicidi politici” ha scritto Associated Press
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Il ministro dell'interno libanese, Mohamed Fehmi, ha puntato il dito contro una "enorme quantità di nitrato d’ammonio” stipata proprio nel porto; un composto chimico molto versatile, usato per diversi scopi, fra i quali anche la fabbricazione di ordigni.
Ma un esperto esplosivista italiano, noto non solo per avere gestito la demolizione di quello che rimaneva del ponte Morandi a Genova, Danilo Coppe, ha espresso un parere diverso.
Chi è Danilo Coppe: esplosivista geominerario, con brevetti di rocciatore, speleologo, fuoristradista (nel 1991 ha vinto il Camel Trophy speciale Italia) e sommozzatore, conosciuto tra i più importanti esperti di esplosivistica in Italia.
Quello per me era un deposito di armamenti, non c’entra il nitrato di ammonio, che di solito fa del fumo giallo mentre lì si vede arancione e rosso. Inoltre se fossero state 2.700 tonnellate voleva dire più di 100 container di nitrato di ammonio. E 100 container non esplodevano in simultanea così, perché il nitrato di ammonio da solo se ne sta bravo”. ha detto Coppe in un suo intervento con giornalisti, sottolineando che le sue considerazioni derivavano dalla visione dei vari video sull’esplosione, perché egli non era là di persona.
Lo abbiamo raggiunto al telefono, per porgli alcune domande:
Almeno diecimila armamenti erano stipati nel deposito al porto di Beirut; lo abbiamo appreso leggendo un articolo di giornale che riportava le sue considerazioni. E lei esclude sia stato il nitrato d’ammonio a provocare la deflagrazione.
Secondo lei, dal tipo di esplosione, che tipo di armamenti potevano essere?

In realtà io non ho parlato di 10.000 armamenti. Ho valutato in circa 10 tonnellate di esplosivo la quantità relativa all’evento in base ai danni fatti; e dal colore del nucleo dell'esplosione il nitrato d'ammonio sembra marginale. Il rosso è per lo più provocato dal Litio, materiale usato anche nella fabbricazione dei missili da guerra.”
I danni sono sotto gli occhi di tutti; il Libano, già ‘’indebolito’’ dalla pandemia da Coronavirus, da problemi economici e da una crisi finanziaria è messo a terra da questa ultima tragedia.
In relazione ai danni provocati, armamenti differenti provocano effetti differenti? E come avviene l’innesco capace di provocare una esplosione in un deposito di armamenti?
Per innescare quasi tutti gli armamenti esplosivi è necessaria una potente esplosione o una temperatura particolarmente elevata, che può aver provocato l’incendio che ha poi scatenato la reazione nel luogo di stoccaggio degli armamenti, con la deflagrazione che abbiamo visto”.
Una deflagrazione così devastante è stata paragonata alla tragedia di Hiroshima; secondo lei c’è qualche somiglianza? Che misura può avere una così forte potenza creata dall’esplosione?
Rispetto ad Hiroshima si è trattato di una potenza relativa di circa il 5%”.
C’è stato un ampio raggio devastante (a Cipro hanno avvertito l’onda d’urto); quale sarà stata la causa della morte dei numerosi cittadini di Beirut? Calore? onda d’urto? E per quale motivo le autorità libanesi hanno suggerito di abbandonare la città e di non respirare i gas nell’aria??
La causa delle morti nel raggio di 1.000 metri è da attribuire alla sovrappressione e al calore; per i successivi morti, deceduti in zone più lontane dal punto dell’esplosione, la causa è da attribuire ad urti da corpi contundenti scagliati dai gas dell’esplosione o per crolli di vetrate e pareti degli edifici distrutti.
L’invito da parte delle autorità libanesi a difendersi dai gas tossici è giusto, perché ogni incendio genera gas tossici, con diossina e derivati cianidrici
”.
Una catastrofe per il Paese, una tragedia che il Libano ancora una volta aggiunge al già lungo elenco di eventi distruttivi e che, per quanto se ne potrà parlare e discutere, resterà nella lista dei fatti la cui verità avrà mille sfaccettature.






Maria Clara Mussa
 
  
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