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Naufragio mediterraneo…dove va l’Italia?
Il generale Giuseppe Morabito ha letto per noi il libro interessante di Michela Mercuri e Paolo Quercia

04-08-2021 - Nel Mediterraneo ci confrontiamo quotidianamente con la crisi libica, la questione turca e il pericolo jihadista ma soprattutto con le incertezze dell'Europa e dell'Italia, che hanno perso la loro centralità nel Mare Nostrum.
Un naufragio geopolitico come risultato di una serie di dinamiche che il Vecchio Continente non è stato in grado né di comprendere né, tantomeno, di dominare: dalle distorsioni della lotta al terrorismo dopo l'11 settembre ai conflitti in Iraq e Libano, dalle primavere arabe ai conflitti in Siria e Libia, fino all'implosione dell'Africa Sub-sahariana e alla pressione migratoria incontrollata. Abbandonato a sé stesso il Mediterraneo è divenuto un mare globale attraversato da guerre per procura, in cui le crisi locali sono solo la spia di un processo di redistribuzione del potere.
In particolare, la Libia ha avuto poca stabilità dalla rivolta del 2011, sostenuta dalla NATO, contro Muammar Gheddafi, allora capo di stato. Un processo di pace guidato dalle Nazioni Unite ha portato a un cessate il fuoco la scorsa estate, dopo che i combattimenti tra fazioni rivali si sono fermati, e poi a un governo di “unità nazionale”.
A seguito di una conferenza, voluta dalle Nazioni Unite a Berlino il mese scorso, funzionari tedeschi e statunitensi hanno confermato che Turchia e Russia, che sostengono le parti opposte in Libia, avrebbero (con Putin e Erdogan il condizionale è un obbligo) raggiunto un'intesa iniziale su un ritiro graduale dei loro combattenti stranieri.
In queste settimane, comunque, qualcosa di positivo in Libia avviene. Nel dettaglio, le parti belligeranti hanno riaperto da pochi giorni la principale strada costiera che attraversa la linea del fronte, un elemento chiave di un cessate il fuoco concordato lo scorso anno che ha comportato mesi di negoziati.
Il comitato 5+5 sostenuto dalle Nazioni Unite, composto anche dall'Esercito nazionale libico (LNA) del comandante Khalifa Haftar (con sede a est) e dalle forze con che hanno sostenuto il governo di Tripoli (sede a ovest) ha affermato in una dichiarazione che la strada era aperta e percorribile.
La strada, che si estende lungo la costa libica, la parte più popolata del Paese, è stata tracciata tra le città di Misurata e Sirte, dove la scorsa estate si è stabilizzato il fronte e non sarà aperta al traffico militare ma sarà uno degli assi su cui sviluppare, come previsto dall’ accordo di cessate il fuoco, l’auspicabile il ritiro dei combattenti stranieri, che purtroppo deve ancora essere attuato.
Il successo nel tracciare questa direttrice da parte delle Nazioni Unite è solo il primo risultato del percorso ipotizzato per risolvere il lungo conflitto della Libia che passa dal cessate il fuoco ad un governo di unità, poi ad elezioni come preludio ad unificare le istituzioni economiche del Paese.
Al momento c'è una stasi nel concordare i passi in avanti, anche su base costituzionale, per le elezioni previste a dicembre e per il bilancio nazionale. Molti importanti attori del nuovo governo di Tripoli considerano i ritardi avvenuti nel completare la strada costiera come una prova che le forze con sede a est stanno tentando di sabotare il processo di pace e le elezioni di fine anno.
La scorsa settimana il presidente del nuovo parlamento libico ha avvertito che il mancato svolgimento delle elezioni significherebbe che vi sarebbe la possibilità di istituire un'altra amministrazione rivale a quella di Tripoli nell'est.
Non va dimenticato che a metà luglio il primo ministro del governo di unità della Libia Abdulhamid Dbeibah aveva dichiarato di non essere a conoscenza di alcuna intesa tra Russia e Turchia su un ritiro dei loro combattenti stranieri. Dbeibah, un uomo d'affari nominato primo ministro ad interim a febbraio, ha anche affermato di essersi impegnato a tenere le elezioni il 24 dicembre, ma ha avvertito che alcuni potenti “legislatori” del paese potrebbero essere riluttanti a rinunciare al potere nell’ipotesi di non elezione.
Gli osservatori delle sanzioni delle Nazioni Unite hanno confermato che sia migliaia di siriani (moltissimi ex terroristi ISIS) hanno combattuto in Libia a fianco delle truppe del governo di unità nazionale - che sono state anche reclutate e sostenute dalle truppe turche - sia che il gruppo russo di mercenari denominato Wagner ha sostenuto l'esercito nazionale libico (LNA) del comandante Khalifa Haftar.
Importante sottolineare che in base al cessate il fuoco raggiunto lo scorso ottobre, tutti i combattenti stranieri avrebbero dovuto lasciare la Libia entro gennaio.
Mosca sostiene un ritiro graduale di tutte le forze e contingenti stranieri perché ritiene che l'attuale equilibrio delle forze garantisce che la situazione in Libia rimanga calma e non emergano minacce di escalation armata. Certamente la presenza di combattenti stranieri rappresenta un rischio reale e serio per l'attuale processo politico e minaccia anche gli sforzi per continuare il cessate il fuoco e per unire l'esercito in Libia. Quanto precede va visto nella considerazione che fidarsi della parola di Erdogan e della Turchia di oggi sarebbe un atto di pura follia diplomatica.
Per quanto riguarda l’immigrazione clandestina del 2021, i dati al 28 giugno, riportano che un totale di 13.360 di clandestini sono stati segnalati come soccorsi/intercettati dalla Guardia costiera libica (LCG) e ri-sbarcati in Libia. L'UNHCR continua a fornire assistenza medica urgente e beni di prima necessità e controllano che il personale salvato in mare sia trasferito in un centro di accoglienza dalle autorità libiche.
Per quanto riguarda invece l’Italia continua senza sosta l’arrivo sulle nostre coste di chi non è intercettato dai libici e/o viene aiutato dalle cosiddette ONG a raggiungere le nostre coste.
Sul piano diplomatico molto attivo è il Qatar che ha appena nominato ambasciatori in Egitto e Libia, e si muove per migliorare i legami con alcuni stati regionali. Inoltre, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain hanno concordato a gennaio di porre fine a una disputa che li ha visti boicottare il Qatar dal 2017 con l'accusa, risultata fondata anche se sempre negata, di sostenere il terrorismo, un riferimento a gruppi jihadisti. Accusa fondata anche sull’evidenza dell’alleanza in Libia tra Qatar (finanziatore delle operazioni) e Turchia (fornitore di armamenti moderni e dei terroristi mercenari schierati sul terreno) a favore del governo di Tripoli nel conflitto contro le forse dell’Est del generale Haftar.
Quanto precede deve far riflettere chi nel mese di agosto va in vacanza sulle spiagge del Mediterraneo. Il Mare Nostrum è pari a circa solo l’uno per cento delle acque della terra: Una grande piscina, senza confini segnati, dove fanno il bagno sia gli italiani sia i libici sia i turchi e tanti altri…
Da tempo il Mediterraneo (letteralmente “in mezzo alle terre) ha smesso di essere un punto di incontro e si è trasformato in una frontiera. Un mare in cui L’Italia cerca di “barcamenarsi” tra una crisi e l’altra inseguendo le emergenze senza mai riuscire ad essere protagonista e a difendere il proprio interesse nazionale.
Se vi “punge vaghezza” di saperne di più (anche sotto l’ombrellone sulle spiagge della “grande piscina”) leggete il libro edito da Paesi Editori “Naufragio Mediterraneo” di Michela Mercuri e Paolo Quercia.
Scoprirete perché abbiamo perso il Mare Nostrum, cosa ha portato alla crisi libica, la questione turca e in cosa consiste il pericolo jihadista.
Poi la lettura vi porterà a comprendere le incertezze del Vecchio Continente e perché: “L’Italia è smarrita”.

Giuseppe Morabito
 
  
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