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''Fuga da Kabul'': il ritorno dei Talebani in Afghanistan
Il racconto di prima mano del generale Giorgio Battisti che ha servito «boots on the ground» nel teatro di guerra afghano contro il terrorismo islamico

03-01-2022 - Nel panorama degli autori che in questo periodo hanno scritto di Afghanistan, non poteva mancare l’autorevole voce del generale di Corpo d'Armata Giorgio Battisti, primo comandante italiano in Afghanistan per quella che fu la prima missione Isaf (International Security Assistance Force) a Kabul.
La sua esperienza, iniziata il 15 dicembre 2001, con poche ore di preavviso, prese l’avvio consistente dopo Natale, come racconta l’autore: “con il nucleo iniziale della missione italiana per organizzare l’arrivo del grosso del contingente, previsto ai primi di gennaio 2002”.
Battisti, dunque pose le basi per quella che è stata la missione cosiddetta di pace in un Paese complicato, difficile sotto ogni punto di vista, compresa la struttura del territorio e per la situazione in cui il popolo si trovava: “Il popolo che trovai era ancora impaurito dagli anni del regime talebano, come lo è oggi, annichilito ancora di più per avere comunque assaporato un clima di ragionato ottimismo creatosi con la presenza internazionale”.
Non vi era alcunché di utilizzabile in quel Paese e l’alpino Battisti usò tutte la sue capacità organizzative per mettere in piedi una struttura agibile per i 350 soldati che arrivarono dopo pochi giorni.
E non era certo soltanto una questione di logistica!
Si doveva affrontare sin da subito il problema del terrorismo di cui Battisti in questo libro racconta in modo chiaro ed esaustivo, anche portando l’attenzione del lettore a capirne l’evoluzione come tattica di combattimento.
Nel raccontare le varie fasi della missione, Battisti non manca di essere critico riguardo alla gestione della missione: “In Afghanistan è mancato sin dall’inizio un indirizzo unitario nella condotta dell’intervento: in questi ultimi vent’anni si sono succedute quattro missioni con finalità, regole d’ingaggio e modus operandi diversi: la Isaf (International Security Assistance Force), dal 20 dicembre 2001 al 31 dicembre 2014; la Rsm (Resolute Support Mission), dal primo gennaio 2015 al 31 agosto 2021, entrambe a seguito di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e rivolte, oltre che a contrastare l’insurrezione talebana, a stabilizzare il Paese e a contribuire allo sviluppo socio-economico della società, affinché il governo afghano potesse esercitare la propria piena sovranità.A queste si sono aggiunte le operazioni a guida statunitense: Oef (Enduring Freedom), dal 7 ottobre 2001 al 28 dicembre 2014; e Ofs (Freedom’s Sentinel), dal 29 dicembre 2014 al 31 agosto 2021, indirizzate esclusivamente a combattere il terrorismo”.
Un capitolo che ci coinvolge in modo particolare, ’Le vittime invisibili della guerra’, è quello dedicato agli interpreti che hanno collaborato con il contingente italiano, di cui noi di Cybernaua ci interessammo sin dal 2013, sollevando il problema della loro sicurezza per quando l’Exit Strategy si fosse conclusa.
A tale proposito, Battisti, nel ricordare l’immediato ritiro della Nato avvenuto in Agosto 2021, sottolinea come: “Il termine dell’impegno internazionale in Afghanistan e l’affannosa evacuazione da Kabul hanno richiamato all’attenzione dei media e delle opinioni pubbliche la figura dei collaboratori locali per i contingenti stranieri, identificati soprattutto negli interpreti”.
E narra anche dei rapporti tra Afghanistan ed Italia, prima nazione dell’Europa occidentale a riconoscere, in seguito alla Terza guerra anglo-afghana, la piena sovranità dell’Afghanistan dall’egemonia britannica anche in politica estera
E racconta del popolo afghano e dell’oppio… insomma Battisti mostra, in questo libro, quasi un trattato, di aver pienamente compreso il Paese degli aquiloni in cui ha dovuto mettere alla prova, in modo concreto e con ottimi risultati, la propria abilità di comandante, immergendo gli scarponi nella sabbia del deserto afghano e consegnando alla memoria storica lezioni apprese utili a chi dovrà affrontare simili esperienze, alle nuove generazioni di operatori delle forze armate. Un’analisi delle operazioni in Afghanistan da soldato quale egli è stato, cercando di raccontare gli aspetti salienti che hanno caratterizzato la lunga campagna militare che ha visto impegnati oltre 50 Paesi della comunità internazionale.
Battisti nomina John Keegan, storico, insegnante e giornalista inglese che una volta disse: “L’istruzione militare consente di ridurre la conduzione dei conflitti a un complesso di regole e a un sistema di procedure, e pertanto nel rendere ordinato e razionale ciò che è essenzialmente caotico e pulsionale”.
Scritto a quattro mani con la giornalista Germana Zuffanti, che da tempo si occupa di questioni sociali e delle questioni legate all’Afghanistan, il saggio offre al lettore uno sguardo approfondito e critico senza alcun giudizio ideologico o politicizzato sulla realtà dell’Afghanistan e della sua nuova leadership.
Nota
Giorgio Battisti – Generale di Corpo d'Armata (Aus.), ha ricoperto diversi incarichi allo Stato Maggiore dell'Esercito. Ha comandato il Corpo d'Armata Italiano di Reazione Rapida della NATO, ha partecipato alle operazioni in Somalia (1993), in Bosnia (1997) e in Afghanistan per quattro turni, tra il 2001 e il 2016.
Germana Zuffanti - Giornalista pubblicista, funzionario pubblico presso l'Università di Torino, si occupa da tempo di questioni sociali e delle problematiche legate all’Afghanistan. Gestisce un canale youtube e cura una rubrica su Panorama.it.

‘Fuga da Kabul’: il ritorno dei Talebani in Afghanistan Editore: Paesi Edizioni
Prezzo: euro 15,00


Maria Clara Mussa
 
  
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