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Afghanistan: appello dell'ambasciatore Zekriya
Il Paese sta subendo la più grave catastrofe umanitaria del mondo
25-12-2022 - Da quando l’Afghanistan, abbandonato dalla NATO l’anno scorso, è stato lasciato in mano ai taliban, la situazione che si prevedeva tragica è diventata catastrofica.
Oltre alle sofferenze di tutto il popolo, in preda alla più grave tragedia umanitaria del mondo, sono chete le intenzioni dei taliban di distruggere del tutto la presenza attiva delle donne afghane. Non è soltanto l’imposizione del burqa come abbigliamento a preoccupare coloro, come noi, che vedono il disastro del Paese e dei diritti delle donne. Le ragazze non possono frequentare scuole e università; non possono lavorare e se impiegate in ONG internazionali devono essere licenziate! Le donne afghane che hanno il coraggio di opporsi a tali imposizioni disumane vengono malmenate o uccise.
La comunità internazionale deve assolutamente agire.
Riportiamo da Twitter un intervento molto chiaro e incontrovertibile di Khaled Zekriya, attuale ambasciatore della Repubblica islamica di Afghanistan a Roma:
"Gli ultimi passi intrapresi dai talebani contro le donne in Afghanistan, non ci danno altra scelta, se non quella di utilizzare appieno il nostro Soft Power+Hard Power=Smart Power attraverso l’applicazione degli attuali meccanismi bilaterali e multilaterali nel modo seguente:
1. Sospendere gli incontri bilaterali e multilaterali ufficiali e registrati con i talebani all'interno e all'esterno dell'Afghanistan, cosa che finora ha dato ai talebani un debole riconoscimento;
2. Sostenere le missioni diplomatiche riconosciute dell'Afghanistan (IRoA), la società civile afghana, la diaspora, gli accademici, gli ex quadri civili, militari e di sicurezza, nonché i veri rappresentanti dell'Afghanistan, per unire le loro risorse e le loro competenze per porre fine all'attuale calamità in Afghanistan;
3.Chiedere il ritorno di tutti i diplomatici di rango inferiore, che sono stati inviati dai talebani con il pretesto di prestare servizio come quadri degli affari consolari (l'Afghanistan non è parte della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 1963) alle missioni dell'IRoA all'estero, dove essi sono state promosse le politiche dei talebani. È giunto il momento per gli Stati parti della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961 di rispettare e aderire a questo documento vincolante.
4.Annunciare il nuovo e il vecchio elenco di divieti di viaggio dei talebani all'estero;
5. Imporre sanzioni agli attori non statali che sostengono i talebani e i loro affiliati;
6.Avvertire gli stati sponsor dei terroristi delle conseguenze a cui andranno incontro se continuano a sostenere i talebani e i loro affiliati attraverso una politica ambigua e duplice;
7. Assegnare una copertura mediatica frequente e continua delle cause legittime dell'Afghanistan accanto alle notizie riguardanti l’Ucraina e limitare la partecipazione dei rappresentanti e dei sostenitori talebani a notizie, radio, canali e piattaforme di social media internazionali;
8. Condannare la recente richiesta illegittima dei talebani a tutte le ONG nazionali e internazionali di licenziare le donne afghane che lavorano con loro. Forse è giunto il momento di riconsiderare la fornitura di pacchetti di aiuti, servizi e assistenza mensile di 450 milioni di dollari all'Afghanistan;
9 Fare appello all'OIC di convocare una conferenza per denunciare le azioni e gli editti dei talebani come non islamici e una palese violazione dei diritti umani, nonché per esercitare pressioni su quegli stati islamici che ancora sostengono i talebani; &
10. Organizzare un raduno internazionale a cui partecipino i leader del mondo, inclusi i paesi islamici, le organizzazioni internazionali, la società civile e i veri rappresentanti dell'Afghanistan per elaborare una road plan ed un sistema per attuare opzioni praticabili per convincere i talebani a concordare il riavvio dei negoziati intra-afghani o subire dure conseguenze da parte della comunità internazionale. Considerando che i talebani hanno reso impossibile la vita del popolo afghano, in particolare per le ragazze, le donne e le minoranze e dato che la loro presenza è diventata un grande pericolo per la sicurezza del mondo, è nostro dovere porre fine all'attuale caos in Afghanistan e stabilire una precedenza politica e legale per inibire la formazione, il sostegno e/o la legittimità di stati terroristi, la loro affiliati e sponsor nel mondo. Lo dobbiamo a noi stessi e alle generazioni future.

Redazione
 
  


 
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