Notizie dal Mondo

Muro di ferro
‘’Un grave errore di Israele…’’, commenta il generale Tricarico
23-01-2025 - Questa volta Israele sbaglia, non ci sono scusanti per l’operazione Muro di Ferro, l’ennesima aggressione violenta nei confronti dei palestinesi di Cisgiordania. Si tratta, per chi fosse stato distratto da Gaza ed altre barbarie, di una versione più strutturata e meno coperta, delle innumerevoli vessazioni, soprusi violenze e diniego dei diritti cui da anni i palestinesi sono costretti in Cisgiordania.
La differenza oggi la fa la “benedizione” del governo di Tel Aviv alle attività che un giorno erano tollerate quando non sminuite, nascoste o addirittura negate. O spesso rivendicate dai cosiddetti coloni.
Sempre a beneficio dei distratti sarà bene ricordare che, con una impennata negli ultimi tempi, Israele, ricorrendo a discutibili ragioni di sicurezza sta continuando a confiscare un territorio dopo l’altro, (siamo a circa 300 insediamenti per 700 mila coloni) ed a sanzionare con il codice militare le prevedibili reazioni alle attività di esproprio, comprimendo i diritti di difesa e comminando detenzioni in carcere a tempo indeterminato.
Insomma in lembi non isolati di territorio cisgiordano i ruoli si sono invertiti, i terrroristi sono i figli di David, una volta sostenuti solo dall’ala radicale della politica e dai suoi due mentecatti esaltati al governo, ora dal premier in persona e dallo sguardo rivolto altrove degli Stati Uniti.
Dice Israele che a Jenin si nascondono i terroristi e che con Muro di Ferro essi verranno neutralizzati.
Ma dove sono finite allora le modalità operative che tutti ricordiamo quando in situazioni simili si ricorreva agli arresti o alla eliminazione mirata, uno ad uno?
In quei casi, il rateo letale era di 24 a 1,24 terroristi ed “una sola” vittima innocente; oggi tengono la scena bieche maniere sbrigative con troppe vittime innocenti, spiegabili a Gaza, imperdonabili in Cisgiordania.
Tutto questo però non può, essere sottratto ad una pubblica denuncia, chiara, ferma ed intransigente.
Una denuncia che provenga soprattutto da voci amiche, da coloro che in altre circostanze non hanno lesinato il loro sostegno ed il loro aiuto, spesso in controtendenza con il sentire dominante.
E l’auspicio di fondo è che siano i cittadini israeliani, nelle piazze e nelle urne, a liberare il sistema dalle impurità ormai troppo pericolose che minano una democrazia altrimenti solida; impurità incarnate dall’intransigenza religiosa e dal suo nefasto connubio con le mire personali di una capo del governo che reagisce così all’avvicinarsi della resa dei suoi conti sospesi, privati e politici.
Leonardo Tricarico

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