Notizie dall'Italia

‘’Verso un mondo di civiltà sovrane’’
S.E. Mohammad Masjed Jamei, già ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede a colloquio con Pierangelo Panozzo
09-11-2025 - Nel corso della presentazione del libro “Civilizational States: China, Russia, India & Turkey”, saggio accademico e geopolitico di Mohammad Masjed Jamei, con contributi di Shahin Najafifar, Pierangelo Panozzo ha avuto l’opportunità di intervistare l’autore che è stato anni addietro ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran presso la Santa Sede.//www.cybernaua.it/rubriche/rubricadett.php?idnews=13123
Il libro analizza il concetto di “Stato-civiltà” (Civilizational State), una teoria sempre più discussa nella politica internazionale contemporanea. E su questo tema Panozzo e Masjed Jamei hanno dialogato.
Eccellenza, il suo recente libro “Civilizational States” propone una visione alternativa al paradigma occidentale. Come definirebbe oggi il concetto di “Stato-civiltà”?
“Lo Stato-civiltà non è soltanto un’entità politica che amministra un territorio; rappresenta un intero universo di valori, spiritualità e memoria storica. Cina, Russia, India, Iran e Turchia sono esempi di nazioni che traggono la propria legittimità dalle radici culturali, non dall’imitazione dei modelli occidentali. È una risposta consapevole all’omologazione culturale imposta dalla globalizzazione neoliberale”.
Lei ha vissuto a Roma come Ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede. In che modo quell’esperienza ha influenzato la Sua riflessione sul dialogo tra civiltà?
“Profondamente.
A Roma ho imparato che la spiritualità è un linguaggio universale. In un mondo dominato dagli interessi economici, le grandi tradizioni religiose — cattolica, islamica, buddista o ebraica — offrono un terreno comune di valori umani. La Santa Sede, come la Repubblica Islamica dell’Iran, difende la centralità della dignità umana al di sopra della logica del potere”.
Nel Suo libro emerge il tema del multipolarismo come nuovo equilibrio tra civiltà. È davvero possibile un dialogo costruttivo tra questi poli?
“Non solo possibile, ma indispensabile. L’umanità non potrà sopravvivere ancora a lungo se continuerà a ragionare in termini di dominio e sottomissione. Le civiltà orientali oggi cercano cooperazione, non contrapposizione. Tuttavia, serve anche un Occidente capace di autocritica, di ascolto e di rispetto per la diversità”.
Le tensioni globali — in Ucraina, in Medio Oriente e nelle istituzioni internazionali — sembrano contraddire questa visione armonica. Dove vede la speranza?
“Nella cultura, nella fede e nell’educazione. La politica da sola non basta. Ciò che deve evolversi è la coscienza collettiva. Le nuove generazioni, le università, gli artisti e i media responsabili possono diventare ponti. La pace nasce dalla conoscenza reciproca, non dalla superiorità“.
Alcuni critici temono che il concetto di Stato-civiltà possa giustificare forme di autoritarismo in nome della tradizione. Cosa risponde?
“La tradizione non è staticità, ma continuità attraverso il rinnovamento. Ogni civiltà deve adattarsi al proprio tempo senza perdere la propria anima. La vera libertà nasce dal riconoscimento delle proprie radici: quando un popolo rinuncia alla propria identità per imitare altri, perde sia la libertà che la dignità”.
L’Europa — e in particolare l’Italia — possono svolgere un ruolo nel dialogo tra civiltà?
“Assolutamente sì. L’Italia possiede un patrimonio unico di arte, diplomazia e spiritualità. Roma e Venezia sono state per secoli ponti naturali tra Oriente e Occidente. Se l’Europa saprà riscoprire il proprio spirito umanista invece di limitarsi alla logica tecnocratica, potrà tornare a essere una forza di equilibrio e di riconciliazione”.
Quale messaggio desidera lasciare ai lettori italiani e internazionali del Suo libro?
“Che la vera sovranità non è militare né economica, ma culturale e spirituale. Ogni civiltà ha un dono da offrire al mondo. Solo riconoscendo questo potremo far prevalere la cooperazione sulla competizione. Il XXI secolo può diventare il secolo della comprensione reciproca”.
Eccellenza, La ringrazio per la profondità delle Sue parole e per l’onore di questo incontro.
“Grazie a Lei, dottor Panozzo. Solo attraverso il dialogo autentico possiamo costruire la pace tra i popoli”.
Un ponte tra arte e spirito
Dopo l’intervista, l’incontro si è arricchito di un momento di intensa umanità: il Maestro Luca Frigeri, artista e compositore visionario, ha presentato il progetto “Connessione Spirituale”, un concerto dedicato alla fusione tra suono, luce e meditazione — concepito come un’esperienza universale di pace.
Masjed Jamei ha accolto con entusiasmo l’invito ufficiale a ospitare Luca Frigeri a Teheran, come ambasciatore culturale di un’arte che supera le frontiere, nella convinzione che la musica sia la forma più pura di dialogo tra anime e popoli.
“questa è la comunicazione che costruisce il vero ponte tra le civiltà: una comunicazione che nasce dal cuore, che non divide ma unisce, che parla una lingua più antica e più alta di ogni religione e di ogni ideologia — la lingua dello spirito”.
In un’epoca segnata da conflitti e incomprensioni, l’incontro tra diplomazia, cultura e arte rappresenta il seme più concreto di un nuovo umanesimo mondiale.
English Version
H.E. Mohammad Masjed Jamei, former Ambassador of the Islamic Republic of Iran to the Holy See, in conversation with Pierangelo Panozzo
During the presentation of the book “Civilizational States: China, Russia, India & Turkey”, an academic and geopolitical essay by Mohammad Masjed Jamei, with contributions by Shahin Najafifar, Pierangelo Panozzo had the opportunity to interview the author, who years ago served as the Ambassador of the Islamic Republic of Iran to the Holy See.
//www.cybernaua.it/rubriche/rubricadett.php?idnews=13123
The book analyzes the concept of the “Civilizational State”, a theory increasingly discussed in contemporary international politics. On this theme, Panozzo and Masjed Jamei engaged in a profound dialogue.
Your Excellency, your recent book “Civilizational States” proposes an alternative vision to the Western paradigm. How would you define the concept of a “Civilizational State” today?
“The Civilizational State is not merely a political entity administering a territory; it represents an entire universe of values, spirituality, and historical memory. China, Russia, India, Iran, and Turkey are examples of nations whose legitimacy stems from their cultural roots, not from the imitation of Western models. It is a conscious response to the cultural homogenization imposed by neoliberal globalization.”
You lived in Rome as Iran’s Ambassador to the Holy See. How did that experience influence your reflection on the dialogue among civilizations?
“Profoundly. In Rome, I learned that spirituality is a universal language. In a world dominated by economic interests, the great religious traditions — Catholic, Islamic, Buddhist, or Jewish — offer a common ground of human values. The Holy See, like the Islamic Republic of Iran, upholds the centrality of human dignity above the logic of power.”
In your book, the theme of multipolarity emerges as a new balance among civilizations. Is a constructive dialogue among these poles truly possible?
“Not only possible, but indispensable. Humanity cannot survive much longer if it continues to think in terms of domination and submission. Eastern civilizations today seek cooperation, not confrontation. However, the West must also develop self-criticism, the ability to listen, and respect for diversity.”
Global tensions — in Ukraine, the Middle East, and international institutions — seem to contradict this harmonious vision. Where do you see hope?
“In culture, in faith, and in education. Politics alone is not enough. What must evolve is collective consciousness. The new generations, universities, artists, and responsible media can become bridges. Peace is born from mutual knowledge, not from the idea of superiority.”
Some critics fear that the concept of the Civilizational State could justify forms of authoritarianism in the name of tradition. What is your response?
“Tradition is not stagnation, but continuity through renewal. Every civilization must adapt to its own time without losing its soul. True freedom arises from the recognition of one’s roots: when a people renounce their identity to imitate others, they lose both freedom and dignity.”
Can Europe — and particularly Italy — play a role in the dialogue among civilizations?
“Absolutely. Italy possesses a unique heritage of art, diplomacy, and spirituality. Rome and Venice have for centuries been natural bridges between East and West. If Europe rediscovers its humanistic spirit instead of limiting itself to technocratic logic, it can once again become a force of balance and reconciliation.”
What message would you like to convey to your Italian and international readers?
“That true sovereignty is neither military nor economic, but cultural and spiritual. Every civilization has a gift to offer the world. Only by recognizing this can we make cooperation prevail over competition. The 21st century can become the century of mutual understanding.”
Your Excellency, thank you for the depth of your words and for the honor of this meeting.
“Thank you, Dr. Panozzo. Only through authentic dialogue can we build peace among peoples.”
A Bridge Between Art and Spirit
After the interview, the meeting was enriched by a moment of deep humanity: Maestro Luca Frigeri, a visionary artist and composer, presented his project “Spiritual Connection” — a concert dedicated to the fusion of sound, light, and meditation, conceived as a universal experience of peace.
Masjed Jamei warmly welcomed the official invitation to host Luca Frigeri in Tehran, as a cultural ambassador of an art that transcends borders, in the belief that music is the purest form of dialogue between souls and nations.
“This is the kind of communication that builds the true bridge between civilizations — a communication born from the heart, that does not divide but unites, that speaks a language older and higher than any religion or ideology: the language of the spirit”.
In an era marked by conflicts and misunderstandings, the encounter between diplomacy, culture, and art represents the most concrete seed of a new global humanism.
Pierangelo Panozzo

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