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foto di: P. Panozzo
Taiwan: senza Trump l’asse Asia-Pacifico si indebolisce
Tokyo con Taipei come l’UE con Kiev, secondo Giuseppe Morabito ‘’il rischio è che Washington possa cedere troppo a Xi’’
06-12-2025 - L’Asia orientale si avvia verso una fase di instabilità che ricorda sempre più da vicino le tensioni europee dei primi anni del conflitto in Ucraina. La crisi si concentra attorno a Taiwan, ma le sue implicazioni strategiche coinvolgono direttamente Stati Uniti, Giappone e – per riflesso geopolitico – l’intero Occidente.
Il deterioramento dei rapporti tra Pechino e Tokyo, scaturito dalle dichiarazioni della prima ministra giapponese sulla volontà di “non escludere alcuna opzione, anche militare” in caso di attacco cinese contro Taipei, ha provocato un’ondata di ritorsioni economiche da parte della Repubblica Popolare. Un segnale che la Cina intende alzare il livello della pressione diplomatica e commerciale, riservandosi spazi di manovra ben più incisivi nelle prossime settimane.

Taipei teme che Trump possa concedere troppo a Xi
Secondo Giuseppe Morabito, fondatore dell’IGSDA, membro del collegio dei direttori della NATO Defense College Foundation e della Fondazione Machiavelli, a Taipei sta emergendo un timore crescente: la possibilità che la nuova amministrazione Trump, impegnata a ridefinire la propria strategia globale, possa scegliere un approccio transazionale nei confronti di Pechino.
Il nodo riguarda il grande vertice Trump–Xi previsto ad aprile a Pechino, considerato da molti analisti il momento più delicato della diplomazia americana del 2025. Se gli Stati Uniti decidessero di ottenere vantaggi economici o industriali concedendo a Pechino una diminuzione del sostegno militare a Taiwan, l’intero equilibrio regionale ne risulterebbe stravolto.
Morabito sottolinea che proprio questa incertezza sta creando a Taipei un clima di apprensione simile a quello vissuto dall’Unione Europea nei confronti dell’Ucraina: grande solidarietà politica, ma incapacità di garantire autonomamente il livello di supporto militare necessario alla difesa.

Tokyo come Bruxelles: sostegno dichiarato, capacità limitate
Il paragone è evidente: il Giappone appare oggi in una posizione simile a quella dell’UE con Kiev.
Tokyo sostiene con decisione la causa di Taipei, ma non possiede – non ancora – le capacità strategiche per compensare un eventuale ridimensionamento dell’impegno statunitense.
L’inasprimento dei toni con Pechino, unito alla fragilità dell’equilibrio marittimo nel Mar Cinese Orientale, rischia di esporre il Giappone a pressioni economiche e diplomatiche sempre più aggressive. Il governo giapponese ne è consapevole, ma sa anche che senza la copertura strategica americana qualunque difesa di Taiwan rimarrebbe più simbolica che sostanziale.

Un’Europa paralizzata e un Occidente che non può permettersi due fallimenti
Il confronto con la situazione ucraina appare inevitabile: mentre l’UE fatica a sostenere Kiev a livelli adeguati e attende segnali da Washington, in Asia orientale si ripropone lo stesso schema, con Tokyo che tenta di compattare il fronte regionale ma senza avere gli strumenti per colmare eventuali vuoti americani.

Per Morabito, il vero rischio è duplice:
1. che Taiwan perda la percezione di una protezione credibile, proprio nel momento di maggiore assertività cinese;
2. che Xi Jinping interpreti ogni esitazione occidentale come un segnale di via libera, accelerando piani che Pechino definisce “storici e inevitabili”.

Conclusione: l’aprile di Pechino deciderà il futuro del Pacifico
Il vertice Trump–Xi di aprile è destinato a diventare una sorta di Yalta asiatica.
Se Washington sceglierà la via della trattativa bilanciata e del contenimento, l’ordine regionale potrà reggere.
Se invece prevarrà una logica negoziale orientata agli scambi economici – sacrificando parte dell’impegno verso Taiwan – allora Tokyo, Taipei e tutto il quadro indo-pacifico dovranno prepararsi a una fase di profonda instabilità.

Come osserva Morabito, senza una chiara posizione americana, nessun attore regionale è oggi in grado di sostenere Taiwan da solo.
E questo, al di là delle dichiarazioni ufficiali, è il dato che più preoccupa sia Taipei che gli alleati occidentali.


Pierangelo Panozzo
 
  


 
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