Notizie dal Mondo

Benin, il giorno sospeso
Dentro il tentativo di colpo di Stato che scuote l’Africa occidentale (esclusiva di Pierangelo Panozzo)
09-12-2025 - Il Benin si è risvegliato il 7 dicembre come un Paese diviso in due: la quiete apparente delle sue strade e il fragore sotterraneo di un sistema politico improvvisamente messo alla prova.Nelle prime ore del mattino, un gruppo di militari in uniforme ha fatto irruzione nel palinsesto della televisione nazionale ORTB. Con toni fermi e un linguaggio che ricordava altre stagioni storiche dell’Africa occidentale, hanno annunciato la caduta del governo, la sospensione della Costituzione e l’instaurazione di un “Comitato Militare per la Rifondazione”.
Le immagini, durate pochi minuti prima che il segnale venisse interrotto, hanno avuto l’effetto di una scossa elettrica: Cotonou, porto pulsante dell’Africa francofona, è precipitata in un vortice di paura e attese.
La cronaca di un’alba drammatica
Secondo ricostruzioni convergenti:
• otto soldati, guidati dal tenente colonnello Pascal Tigri, comandante delle Forze Speciali, hanno preso temporaneamente il controllo degli studi televisivi;
• spari ed esplosioni sono stati uditi nei pressi della residenza presidenziale;
• elicotteri delle forze governative hanno sorvolato la capitale mentre alcuni assi stradali venivano chiusi;
• unità della Guardia Repubblicana, rimaste fedeli al governo Talon, hanno lanciato una controffensiva che ha coinvolto anche supporto aereo proveniente dalla vicina Nigeria.
Nel pomeriggio, il ministro degli Interni Alassane Seidou ha dichiarato in conferenza stampa che il “tentativo di destabilizzazione è stato neutralizzato”.
Il Presidente Patrice Talon, al potere dal 2016, è apparso in tv per assicurare che la situazione era «sotto pieno controllo».
Ad oggi, almeno 14 persone risultano arrestate.
Il capo dei golpisti, Tigri, resta latitante.
Perché i golpisti hanno agito? Le ragioni dichiarate e quelle taciute
Nel loro proclama, gli insorti hanno accusato il governo di:
• negligenza nella gestione dell’insicurezza crescente nel nord del Paese;
• abbandono delle famiglie dei soldati caduti;
• aumento delle tasse e tagli alla sanità;
• deriva autoritaria e compressione dello spazio politico.
Hanno affermato di voler “rifondare lo Stato”. Ma dietro la retorica, analisti regionali notano elementi più profondi:
• tensioni interne alle forze armate, in particolare tra Forze Speciali e Guardia Nazionale;
• frizioni sulla successione presidenziale, prevista alle elezioni dell’aprile 2026, quando Talon aveva già annunciato la fine del suo mandato;
• il lento logoramento della fiducia tra il potere civile e gli apparati militari, in una regione in cui — dal Niger alla Guinea, dal Mali al Burkina Faso — i golpe sono diventati una valuta politica ricorrente.
Il Benin in un’Africa occidentale che cambia volto
Il tentativo di golpe non è un fulmine isolato: è la manifestazione di una scossa geopolitica più ampia.
Negli ultimi cinque anni:
• il Sahel ha visto una successione di colpi di Stato che hanno ridisegnato le alleanze regionali;
• potenze esterne — Russia, Francia, Cina, Turchia, USA — si contendono spazi di influenza;
• i governi democratici faticano a contenere l’espansione jihadista e l’erosione della coesione interna.
Il Benin, spesso presentato come uno dei Paesi più stabili dell’Africa occidentale, era considerato una “eccezione virtuosa”. L’evento del 7 dicembre rompe questa narrazione e avvicina Cotonou alle fragilità dei suoi vicini.
ECOWAS (la Comunità Economica dell’Africa Occidentale) ha reagito con un comunicato insolutamente rapido, condannando i militari ribelli e mobilitando unità di pronto intervento di quattro Stati membri. Un segnale chiaro: un nuovo golpe nella regione sarebbe un colpo al cuore del progetto politico dell’Africa occidentale.
Le ripercussioni economiche: il mercato non ha dubbi
Il tentativo di golpe ha avuto un effetto immediato:
• crollo dei bond internazionali del Benin, con un calo improvviso della fiducia degli investitori;
• timori per il porto di Cotonou, una delle principali vie commerciali dell’Africa francofona;
• rischio di contraccolpi per le infrastrutture finanziate da capitali europei e asiatici.
Un Paese che per un decennio è stato considerato “modello riformista” entra ora nella zona grigia dell’incertezza politica.
Sul terreno: la capitale fra silenzi, spari e domande aperte
La calma apparente di Cotonou non deve ingannare. Le testimonianze raccolte sui social e da reporter indipendenti parlano di:
• famiglie chiuse in casa per ore;
• posti di blocco improvvisati;
• scuole e uffici chiusi;
• intere aree del porto interdetta al traffico.
Molti cittadini temono che lo scontro fra fazioni militari possa riaccendersi nelle prossime ore, mentre rimangono oscuri il numero esatto dei golpisti, eventuali appoggi esterni e il destino di Pascal Tigri.
Che cosa sappiamo e che cosa è ancora oscuro
Elementi confermati
• Il golpe è stato annunciato in tv e rapidamente neutralizzato.
• Talon è al sicuro e mantiene il controllo delle istituzioni.
• Sono stati effettuati almeno 14 arresti.
• Frontiere e spazio aereo sono stati teoricamente chiusi, anche se non è chiara l’effettiva operatività del provvedimento.
• La Nigeria ha fornito supporto decisivo nella reazione governativa.
Incognite critiche
• Quanti militari erano realmente coinvolti?
• Quali reti interne o internazionali hanno sostenuto i ribelli?
• Il golpe è un episodio isolato o il sintomo di una spaccatura profonda nelle forze armate?
• Ci saranno epurazioni, rappresaglie o restrizioni politiche in vista delle elezioni del 2026?
• Il Benin resterà un alleato saldo dell’Occidente o cercherà nuove sponde geopolitiche?
Perché il golpe mancato del Benin riguarda tutto il mondo
1. Segna l’ingresso di un Paese stabile nel ciclo dei colpi di Stato africani.
2. Rimette in discussione la narrativa del “modello Benin”, fondata su crescita economica e relative aperture democratiche.
3. Rende più fragile la sicurezza del Golfo di Guinea, area strategica per petrolio, porti e rotte marittime.
4. Influenza le dinamiche migratorie, già sotto pressione a causa dell’instabilità saheliana.
5. Apre un interrogativo sulla successione politica del 2026, ora più incerta che mai.
Oltre il golpe: un continente in cerca di equilibrio
Il fallito colpo di Stato in Benin non è soltanto un fatto politico. È lo specchio di un’Africa occidentale che lotta per trovare un nuovo equilibrio fra:
• sicurezza e democrazia,
• sovranità nazionale e alleanze regionali,
• sviluppo economico e giustizia sociale,
• presenza militare e fiducia civile.
Come spesso accade nella storia africana, il futuro dipenderà non dal fragore delle armi, ma dalla capacità delle istituzioni di ricostruire fiducia, legittimità e inclusione.
Per il Benin, il conto alla rovescia verso le elezioni del 2026 è appena iniziato.
E nulla, da oggi, sarà più come prima.
Pierangelo Panozzo

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