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L’attuazione del Diritto Internazionale Umanitario, impegno imprescindibile per l’Italia
Il parere del generale Giuseppe Morabito del Direttorio della NATO Defence College Foundation
13-12-2025 - Il 3 ottobre 2025 a Roma nello splendido Palazzo Venezia e precisamente nella Sala del Refettorio, si è svolta la conferenza “La protezione internazionale delle persone vulnerabili nei conflitti armati”, un importante momento di confronto sul ruolo del Diritto Internazionale Umanitario (DIU) nella tutela dei più fragili: persone con disabilità, donne vittime di violenza e minori.
Inutile porre l’accento su quanto sia importante discutere di questi temi quando nel “Mare Nostrun” e precisamente a Gaza si è svolto in un terribile conflitto tra lo Stato di Israele e il gruppo terroristico di Hamas che lo ha provocato con il sanguinoso attacco del 7 ottobre 2025.
Parimenti importante è la crisi generata dall’aggressione della Russia al territorio ucraino, atteso che Trieste è più vicina alla città ucraina di Odessa che alla Sicilia.
Quest’articolo si basa sia sui contenuti del confronto del 3 ottobre sia dall’esame dai contenuti del “Rapporto volontario sull’attuazione del diritto internazionale umanitario in Italia”.

Innanzitutto, va definito che il Diritto internazionale umanitario (DIU), talvolta definito anche Ius in bello, è l’insieme delle norme di diritto internazionale che mirano a limitare gli effetti dei conflitti armati assicurando la protezione e il trattamento umano delle persone che non prendono (o non prendono più) direttamente parte alle ostilità, nonché ponendo limiti ai mezzi e ai metodi di combattimento che le parti in conflitto possono impiegare.
Il DIU vincola le parti belligeranti in ogni circostanza, in maniera equivalente, indipendentemente dalle rispettive motivazioni o dalla natura e origine del conflitto.

Il nostro paese ha storicamente contribuito alla formazione delle norme di DIU sin dall’inizio: per quanto riguarda quelle consuetudinarie, adottando comportamenti corrispondenti a quanto comunemente percepito come giuridicamente dovuto dalla comunità internazionale prendendo attivamente parte al processo di formazione dei principali trattati in materia o accedendovi successivamente.
Quanto precede, è testimoniato dall’adesione alla Convezione di Ginevra del 22 agosto 1864, oltre che alle successive Convenzioni di Ginevra (1906, 1929 e 1949) e dell’Ajax (1899 e 19071). Sul piano dell’adattamento interno, all’epoca, si segnala il Regio decreto del 1938 sull’approvazione dei testi della legge di guerra e della legge di neutralità.

Dal secondo dopoguerra, con l’adozione delle “nuove” Convenzioni di Ginevra, dei tre Protocolli addizionali (i primi due nel 1977 e il terzo nel 2005) e degli altri trattati rilevanti, il DIU ha conosciuto un articolato processo di sviluppo in vari settori, quali i sistemi d’arma e il disarmo, la tutela dei beni culturali, o la punibilità internazionale di fattispecie criminose.
Il Rapporto chiarisce come l’Italia abbia svolto un ruolo rilevante in questi processi attraverso un costante impegno sui piani internazionale e interno, adattando il proprio quadro istituzionale-normativo, lo strumento militare e la cultura strategica ai mutati scenari di riferimento.

In Italia è chiaramente definito che, in caso di conflitti armati e nel corso delle operazioni di mantenimento e ristabilimento della pace, i Comandanti delle Forze armate vigilino, in concorso, se previsto, con gli organismi internazionali competenti, sull’osservanza delle norme di diritto internazionale umanitario.
Un riferimento ancora più diretto è contenuto dal 2016 nella legge concernente la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali nella quale il rispetto dei princìpi del DIU e del diritto penale internazionale è identificato come un criterio fondamentale.
Il quadro giuridico di riferimento vede l’esigenza di bilanciare i principi di umanità e di necessità militare (strettamente legata al divieto di compiere atti volti a provocare danni superflui o sofferenze inutili alle persone coinvolte in un conflitto armato), rispettando al contempo il principio di distinzione tra obiettivi militari e civili.

Di conseguenza, alcuni trattati di DIU proibiscono l’utilizzo di determinate tipologie di strumenti bellici e, in un’ottica connessa agli strumenti di disarmo, anche la loro produzione, lo stoccaggio, il trasferimento e il commercio. Oltre a taluni ‘mezzi’ di combattimento, il DIU vieta anche specifiche condotte di guerra (o ‘metodi’), come ad esempio gli attacchi finalizzati a costringere la popolazione alla fame e a privarla dei mezzi basilari di sostentamento.
Nel recente conflitto a Gaza non pochi sono stati i richiami a questi principi, atteso che buona parte delle notizie provenivano dai portavoce del gruppo terroristico palestinese e non erano confermate da fonti neutrali presenti nell’area di conflitto.

E’ palese che le dinamiche dei conflitti armati quasi sempre comportano ripercussioni estremamente negative sulla condizione delle donne di ogni età e i giovani/bambini, che possono trovarsi in situazioni di particolare vulnerabilità, specie in conseguenza del venir meno delle condizioni di sicurezza pubblica e sociale e dei conseguenti rischi di discriminazione, violenza sessuale, prostituzione forzata e altri tipi di violenze, violazioni dei loro diritti e abusi.
L’Italia ha ratificato i principali trattati contenenti le norme di DIU che mirano a garantire alle donne rispetto e protezione, con particolare riguardo alle donne incinte e alle madri di minori in tenera età che da esse dipendono.
L’Italia è inoltre parte della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne e ha dato ampia applicazione alla risoluzione del Consiglio di sicurezza ONU su “Donne, pace e sicurezza” contenente aspetti più strettamente legati ai contesti di conflitto armato.

Da segnalare sono le novità nel Piano d’Azione 2020-2024 è rappresentata da un focus specifico sulla protezione delle donne e dei minori, in particolare delle bambine, in aree di conflitto. I minori sono tra le persone più vulnerabili negli scenari di conflitto, essendo costantemente esposti al rischio di rimanere senza la protezione dei familiari e, quindi, senza possibilità di accesso ai beni essenziali quali cibo e cure mediche.

L’impatto dei conflitti armati su questa categoria d’individui ha poi gravi ricadute di natura psicosociale, che vanno dallo sviluppo di disturbi psichici alle conseguenze derivanti dall’interruzione della formazione scolastica, in violazione di questo diritto fondamentale.
I minori possono poi essere oggetto di reclutamento forzato negli eserciti e nei gruppi armati organizzati, di sfruttamento anche sessuale.
Tale tipo di eventi è stato più volte segnalato come avvenuto all’interno della Striscia di Gaza e nel Donetsk ucraino.
Da evidenziare che a Gaza e in tutta l’area palestinese le parti in conflitto erano uno stato sovrano che si trovava a contrastava un gruppo terroristico che rappresentava solo nominalmente la popolazione locale che, anzi, era utilizzata come scudi umani in quello che i vertici di Hamas hanno definito un “sacrificio necessario”.

Secondo il DIU, le parti in conflitto devono fornire ai minori nel territorio da loro controllato l’assistenza che necessita, favorirne l’educazione e le pratiche religiose, e proteggerli da ogni forma di “offesa al pudore”.
Esse devono inoltre prevenire in tutti i modi il reclutamento dei minori di 15 anni, e dare priorità ai più grandi d’età nel caso di reclutamento di minori dai 15 ai 18 anni.
E’ poi necessario ribadire l’impegno di rafforzare la protezione dei bambini sia durante sia dopo la cessazione delle ostilità, compresi quindi l’accertamento delle responsabilità e le attività di reintegrazione sociale degli stessi
Come indicato dal nostro ministro della Difesa, onorevole Crosetto, viviamo oggi in un’epoca in cui l’instabilità internazionale che non è più un’eccezione, ma una condizione permanente.
I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, l’instabilità cronica in vaste aree dell’Africa e le tensioni crescenti nell’Indo-Pacifico (quali le minacce d’invasione armata della Cina Popolare nei confronti della democratica Repubblica di Cina – Taiwan), delineano un quadro globale in progressivo deterioramento, caratterizzato da un trend negativo che rende sempre più ardua la formulazione di scenari previsionali attendibili.

Il Mediterraneo in senso stretto riveste un ruolo cruciale per l’approvvigionamento energetico e l’interscambio commerciale, mentre gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, sostenuti dall’Iran, minacciano la sicurezza dei traffici marittimi e accrescono il rischio di marginalizzazione dell’area. I conflitti non si combattono più solamente con le armi, pur tristamente tornate a mettere in discussione confini ed equilibri di sicurezza nel cuore del continente europeo, ma anche attraverso nuove modalità operative: il conflitto russo-ucraino, ad esempio, si è trasformato in una vera e propria “war of drones”, caratterizzata da un ciclo d’innovazione tecnologica sempre più rapido. 
In tale quadro, sempre più complesso anche per le Forze Amate Italiane, l’applicazione dei principi fondamentali del DIU deve essere un punto fermo in caso di coinvolgimento in conflitti o operazioni di Peacekeeping (o similari).

Va, quindi, rimarcato che il Diritto Internazionale Umanitario è una realtà giuridica in costante evoluzione, chiamata ad adeguarsi alle sfide poste da conflitti sempre più insidiosi, di non sempre facile o scontata qualificazione, dagli scontri armati tra fazioni opposte all’impiego di nuove e devastanti tecnologie.
L’Italia sostiene con determinazione la necessità che le norme del DIU siano, risaettate e promosse dall’intera Comunità internazionale. Ripudiando l’uso della forza come strumento di risoluzione delle controversie fra soggetti di diritto internazionale, l’impegno dell’Italia si concretizza anche nelle numerose missioni di pace che ci vedono presenti su vari fronti e aree di crisi: nei Balcani, in Africa, nella regione del Mediterraneo allargato e in Medio Oriente fino al continente asiatico.
L’Italia è sempre più protagonista sullo scenario internazionale nel promuovere il Diritto Internazionale Umanitario in tutte le sue declinazioni operative.


Giuseppe Morabito
 
  


 
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