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foto di: Web
‘’Will for Peace 2026’’
Quando BRICS+ prova la divisa, senza diventare un’alleanza
13-01-2026 - Simon’s Town, costa sudafricana.
Dal 9 al 16 gennaio 2026 un’esercitazione navale congiunta a guida cinese — con navi di Cina, Russia e Iran e il Sudafrica come Paese ospitante — ha riacceso una domanda che i BRICS cercano di rimandare da anni: restare una piattaforma economico-politica o sperimentare, a geometria variabile, anche una dimensione di sicurezza.
L’esercitazione è presentata dalle autorità sudafricane come un’attività “BRICS Plus” orientata a sicurezza marittima e interoperabilità, con un tema dichiarato esplicito: azioni congiunte per garantire la sicurezza delle rotte commerciali e delle attività economiche marittime. 
Sul perimetro partecipativo, però, emergono due livelli: partecipazione attiva: Cina, Russia, Iran; il Sudafrica come host e presenza come osservatori: Reuters riporta Brasile, Egitto ed Etiopia come osservatori alla cerimonia di apertura.  


In parallelo, alcune ricostruzioni mediatiche hanno oscillato su dettagli (unità impiegate, grado di coinvolgimento di altri membri BRICS+, presenza o meno di ulteriori Paesi), segno di una comunicazione intenzionalmente “stretta”: sufficiente a legittimare il frame della sicurezza, non abbastanza da trasformare l’evento in un manifesto politico.

Perché Simon’s Town conta più delle navi
La scelta geografica è parte del messaggio.
Simon’s Town si affaccia su un crocevia tra Atlantico e Indiano, in una fase in cui il traffico commerciale globale ha già sperimentato, per ragioni di sicurezza, deviazioni di rotta e un ritorno “cauto” verso passaggi più brevi come Mar Rosso/Suez. Anche quando gli armatori tentano di riaprire gradualmente le rotte, la volatilità resta alta. 
In questo contesto, esercitarsi “sotto il Capo” consente ai partecipanti di dire due cose contemporaneamente: “Siamo attori legittimi nella sicurezza delle rotte” e “Possiamo operare anche nei corridoi storicamente presidiati (o narrati) come spazio dell’ordine marittimo occidentale”.

La narrativa ufficiale: sicurezza, anti-pirateria, procedure comuni
Pretoria insiste sul carattere non politico e sul fatto che esercitazioni simili avvengano anche con marine occidentali. 
La versione “tecnica” è credibile per un motivo semplice: molte marine medie o sotto-finanziate (come quella sudafricana) hanno un incentivo operativo reale a fare addestramento con partner più equipaggiati, per migliorare standard, manutenzione, comunicazioni e procedure.
Il punto, però, non è solo cosa si fa in mare: è con chi lo si fa e quando.


La lettura critica: simbolo geopolitico in un momento di frizione con Washington
L’esercitazione avviene mentre i rapporti tra l’amministrazione Trump e diversi Paesi BRICS+ sono descritti come tesi, e mentre Trump ha attaccato il blocco come “anti-americano” e ventilato misure tariffarie. 
Da qui le due critiche ricorrenti.
La critica interna sudafricana: la Democratic Alliance (DA), partner di coalizione e forza dichiaratamente più filo-occidentale, sostiene che l’operazione contraddica la “neutralità” proclamata da Pretoria e chiede trasparenza su obiettivi, costi e implicazioni.  
E quella esterna occidentale: la presenza di Russia e Iran — Paesi colpiti da regimi sanzionatori occidentali e al centro di dossier di sicurezza — rende l’esercitazione facilmente leggibile come “segnale”, anche se l’ordine di operazioni sul mare fosse strettamente addestrativo.  

Il dato che cambia l’interpretazione: non è un BRICS “monolitico”
Se l’esercitazione fosse la prova generale di un blocco militare, ci si aspetterebbe la presenza compatta dei membri fondatori. Non è così.
Proprio qui si vede la natura reale del BRICS+: piattaforma a partecipazione variabile, dove l’adesione politica non implica automatismi militari.
Una fonte che lo esplicita con chiarezza è l’analisi sul perché l’India non partecipi: Nuova Delhi tende a separare utilità economica e rischio reputazionale/strategico, evitando foto di gruppo che la collochino nel “triangolo” Russia-Cina-Iran in una fase di alta sensibilità. 
Questo elemento depotenzierebbe — almeno per ora — l’idea di una “NATO dei BRICS”, ma rafforza un’altra ipotesi: il BRICS+ come ombrello narrativo dentro cui alcuni membri sperimentano cooperazione di sicurezza senza chiedere agli altri di pagare il prezzo politico.

L’“effetto Emirati”: normalizzazione o ambiguità
La cornice BRICS+ porta in scena anche attori che hanno relazioni complesse sia con Occidente sia con i partner del blocco. L’eventuale coinvolgimento/attenzione verso Paesi come gli Emirati viene letto da analisti del settore marittimo come segnale che l’esercitazione vuole parlare non solo ai governi, ma anche agli interessi economici legati a commercio, porti, energia e assicurazioni. 
E’ un punto delicato: più “economica” appare la missione (shipping lanes, protezione traffici), più diventa digeribile anche per chi non vuole un blocco militare. Ma proprio questo rende la comunicazione un esercizio di equilibrio: sembrare tecnici senza essere ingenui, e mostrare coesione senza dichiararla.

Cosa osservare nei prossimi giorni
Per capire se “Will for Peace 2026” resterà un episodio o diventerà un format politico-strategico, i segnali chiave non sono tanto le manovre in mare, quanto ciò che succede dopo.
Messaggi ufficiali: i comunicati finali parleranno solo di anti-pirateria e interoperabilità, o introdurranno concetti di “ordine multipolare” e “sicurezza alternativa”?  
Reazione interna sudafricana: la polemica DA resterà comunicazione politica o aprirà un dossier parlamentare strutturato?  
Segnali da Washington: eventuali misure economiche/diplomatiche (anche informali) verso Pretoria, soprattutto in un momento in cui il Sudafrica deve bilanciare interessi commerciali e posizionamento globale.  
Partecipazione futura degli “assenti”: se India (e altri) continueranno a restare fuori dalla dimensione securitaria, i BRICS+ resteranno un forum politico-economico con “appendici” militari; se invece entrassero, la percezione internazionale cambierebbe radicalmente.  

Will for Peace 2026” non dimostra la nascita di una contro-alleanza militare compiuta. Dimostra però qualcosa di più sottile: la volontà di alcuni membri BRICS+ di testare una presenza di sicurezza sotto un’etichetta economico-politica, in uno dei punti più sensibili della geografia commerciale globale.Il Sudafrica, nel mezzo, prova a trasformare l’ambiguità in margine di manovra: non scegliere un campo, ma ottenere benefici da più tavoli.
Il rischio è che, in un sistema internazionale più polarizzato, l’ambiguità venga interpretata come scelta.


Pierangelo Panozzo
 
  


 
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