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BRICS 2026 sotto presidenza indiana
Passaggio rilevante, banco di prova del nuovo equilibrio globale
14-01-2026 - Dal 1° gennaio 2026 l’India guida la presidenza dei BRICS, presentando ufficialmente il proprio programma il 13 gennaio con il tema: “Building for Resilience, Innovation, Cooperation, Sustainability”.
È un passaggio rilevante perché i BRICS allargati sono ormai diventati un’arena geopolitica complessa, non più un semplice forum di economie emergenti.
Oggi il formato BRICS+ riunisce Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica insieme a Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti e Indonesia, rappresentando quasi la metà della popolazione mondiale e circa il 40% del PIL globale. È una massa critica che nessuna potenza può ignorare, ma anche una coalizione eterogenea attraversata da interessi divergenti, rivalità regionali e differenti visioni dell’ordine internazionale.
In questo contesto, la presidenza indiana non è una formalità diplomatica, ma una prova di leadership strategica.

Obiettivo indiano: governare senza militarizzare
Nuova Delhi non intende trasformare i BRICS in un blocco contrapposto all’Occidente. La sua linea è chiara: istituzionalizzare la cooperazione senza politicizzarla né militarizzarla.
L’India vuole usare i BRICS come piattaforma economica, finanziaria e tecnologica, non come alleanza ideologica.
In termini operativi, la presidenza indiana punta a tre risultati chiave: Economia reale e filiere con catene di approvvigionamento, infrastrutture, digitale e interoperabilità tecnologica, mirando a far diventare l’India un “rule-maker”, non un semplice esecutore delle regole altrui; Finanza dello sviluppo, con il rafforzamento della New Development Bank (NDB) considerata una priorità. Più strumenti, più capacità di finanziamento, più credibilità sui mercati internazionali; Riforma della governance globale con cui i BRICS vogliono pesare di più nelle istituzioni internazionali. Per l’India è una questione di status e rappresentanza del Global South.
La sfida indiana è trasformare l’eterogeneità in un’agenda utile, senza scivolare in una logica di blocco.

BRICS+: potenza numerica, fragilità politica
Con l’allargamento, i BRICS hanno guadagnato peso, ma perso coesione.
Con più membri aumentano le ambizioni, ma anche i veti informali.
Se l’India spinge troppo su temi divisivi — monete alternative, posture anti-occidentali, dossier militari — rischia la paralisi.
Se resta su un’agenda solo retorica, rischia l’irrilevanza.
La traiettoria più probabile è una via intermedia: progressi concreti su finanza e cooperazione settoriale, accompagnati da dichiarazioni politiche ambiziose ma non vincolanti.

L’Europa guarda a Nuova Delhi
La presidenza BRICS dell’India coincide con una fase di accelerazione nei rapporti con l’Europa. Non è un caso che per il 26 gennaio 2026, Festa della Repubblica indiana, siano stati invitati come ospiti d’onore i vertici dell’Unione Europea.
I negoziati per un accordo di libero scambio UE-India sono stati rilanciati con forza. Ma le date di firma restano più promesse politiche che atti giuridici.
I nodi strutturali — agricoltura, standard ambientali, appalti pubblici, proprietà intellettuale — sono gli stessi che hanno bloccato l’accordo per oltre dieci anni.
Eppure la spinta è reale:
l’Europa vuole diversificare dalla Cina, rafforzare le proprie filiere e trovare un grande partner stabile in Asia.

La Germania si muove, l’Italia osserva
La recente visita in India di Friedrich Merz, con forte attenzione alla cooperazione industriale e alla difesa, segnala che Berlino considera ormai Nuova Delhi un partner strategico.
L’errore è leggere la presidenza BRICS come scorciatoia geopolitica o palcoscenico ideologico.
Per l’Italia il vantaggio dipende da una cosa sola: disciplina strategica.
Le vere opportunità sono settoriali e concrete: macchine utensili, automazione, manifattura avanzata, energia, reti e infrastrutture, digitale e standard tecnologici, aerospazio e difesa dual-use.
Qui l’India cerca partner industriali affidabili. Qui l’Italia potrebbe essere competitiva.

Tre scenari per il 2026
Pragmatismo operativo (più probabile): Progressi tecnici e cooperazione concreta, senza svolte ideologiche.

Ripositionamento globale dell’India: L’India usa i BRICS per rafforzare il proprio ruolo globale mentre consolida un grande accordo economico con l’Europa.

Polarizzazione geopolitica: Crisi esterne spingono i BRICS verso una postura più conflittuale, mettendo alla prova l’equilibrismo indiano.

La presidenza indiana dei BRICS non è un referendum contro l’Occidente.
È il test della capacità dell’India di guidare una coalizione multipolare senza trasformarla in un fronte di scontro.
Per l’Europa — e per l’Italia — la sfida non è scegliere un campo, ma saper lavorare con un’India che gioca su più tavoli: economico, industriale, tecnologico e geopolitico.
Chi saprà dialogare con questa India pragmatica e autonoma, non ideologica, avrà accesso a uno dei centri di potere del XXI secolo.


Pierangelo Panozzo
 
  


 
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