Notizie dall'Italia

Skata-fascio 2 … la vendetta
''Inadeguato continuare a proporre nuove norme, occorre mostrare la capacità di offendere in tenuta antisommossa…'' sostiene il generale Burgio
01-02-2026 - Le immagini della guerriglia urbana di Torino hanno evocato plurimi commenti e notazioni di tenore diverso. Cercherò quindi di non ripetere il contenuto dei tanti – magari pure autorevoli – interventi, sperando che qualcuno mi legga.
Con eccessiva fretta – forse – s’è criticato il fatto che l’agente si sia trovato solo, già privato di manganello e scudo, in balia degli incappucciati martellatori.
Orbene nel 2026, tempo di guerra a distanza a botte di droni, lo scontro in ordine pubblico mantiene i connotati della zuffa falangitica o manipolare che dir si voglia.
Del corpo a corpo di massa che ha sostanzialmente impazzato dagli opliti greci alle guerre del periodo napoleonico.
Le ricerche storiche, supportate dall’archeologia, dimostrano che le perdite fossero concentrate nell’inseguimento della schiera che aveva ceduto, oramai in debito di coesione.
Quando organizzati gruppi d’inseguitori potevano accanirsi contro fuggiaschi sbandati, semi-disarmati e psicologicamente scossi.
Credo fermamente sia ciò ch’è accaduto.
Inutile pontificare d’addestramento, d’unità organica: von Moltke “il Vecchio” sosteneva che il miglior piano deve essere modificato al primo contatto col nemico. Che cercherà di non far realizzare il nostro progetto operativo.
In questo caso il reparto in uniforme ripiegava pressato da quello incappucciato, era in crisi, e per i ritardatari si preannunciava sorte grama.
Non c’era follia in quell’accanirsi sull’inerme: era ciò ch’andava fatto, secondo i martellatori, alla luce del disegno di manovra scelto, che aveva registrato un successo.
C’è stata invece benedetta follia nel commilitone che, incurante del casino, s’è slanciato a protezione disperata, senza far calcoli, come accade quando ci si vota al principio “io speriamo che me la cavo” e si diventa eroi.
E auspico sia premiato.
Si son alzate tante voci a sinistra, per rimarcare che non si debba far di tutta l’erba un fascio, e che il pestaggio sia stato solo episodio.
Peccato che scorrendo le immagini dei TG, d’episodi troppi se ne vedano.
Dal furgone bruciato, alle ripetute sassaiole, alla devastazione di cassonetti e auto parcate sulla pubblica via.
Per cui, al netto di spiegazioni d’opposto avviso frutto d’oppiosuzione cronica, che ci dobbiamo attendere da “Fatto Quotidiano”, “Manifesto” e “Corriere dei Piccoli” nella rubrica ''Alle frontiere dell’impossibile'', sicuramente il poliziotto non è stato lasciato solo di proposito.
Per esser quasi accoppato e riscuotere il sostegno d’istituzioni e spettatori non paganti.
Tuttavia la cosa che trovo inadeguata è continuare a proporre nuove norme – che servono, sia chiaro – per colpire questi avversari, sottacendo altri aspetti. O indagare per “tentato omicidio” i martellanti e scalcianti aggressori, che beninteso ci sta tutto, ha ragione la nostra PdC.
Punire più severamente – chi? Peraltro, visto che son tutti mascherati e incappucciati – serve a poco.
Il primo vero deterrente, a mio avviso, è la capacità d’offendere del contingente in tenuta anti-sommossa.
Utilizzo questa definizione di proposito, per rammentare ch’essa comprende strumenti protettivi e offensivi.
E che il reparto che l’indossa ha quel compito, da esperire difendendo dei punti/aree sensibili e la propria incolumità, ma anche esercitando violenza legalizzata, prevista nell’art. 53 del Codice Penale sull’uso legittimo di armi e mezzi di coercizione fisica.
Finiamola, a mio avviso, d’accettare che un reparto ritorni a casa con decine di feriti.
Se dall’altra parte usano il martello – che può uccidere se vibrato sulla scatola cranica – non deve causar vergogna impiegare il manganello.
Che fa male, ma è di sicuro meno letale dell’arnese per piantar chiodi nelle tavole.
Smettiamola d’obbligare i ragazzi in uniforme a giocare in perenne difesa.
Le regole della guerra – falangitica o moderna – postulano l’offensiva per vincere.
La sola difesa non è mai risolutiva. Si dia modo al contingente anti-sommossa d’aggredire il gruppo antagonista, prima che le forze avversarie si coagulino e facciano massa.
In modo da far sentire la paura anche dall’altra parte.
Altrimenti lo Stato sarà sempre perdente in piazza.
Accettiamo una volta per tutte che – come postulo per il rapinatore – il black block e i suoi fratElly, una volta che abbiano passato il Rubicone e deciso di scendere in piazza consapevoli di voler devastare e far male, non abbiano diritto ad alcuna precauzione per preservarne l’incolumità.
Non riconoscendolo a chi rappresenta lo Stato.
In caso opposto si continuerà a riempire infermerie e ospedali, fino a non avere forze da mandare in piazza.
Senza escludere che, in un momento di disperazione o trovandosi con le spalle al muro, qualcuno decida d’usare la pistola d’ordinanza.
Ho un’età che mi consente di ricordare ragazzi morti come Francesco Lorusso a Bologna l’11 marzo 1977 e Giorgiana Masi a Roma il 12 maggio 1977, e agenti come Settimio Passamonti, ucciso nella capitale il 21 aprile 1977.
Tanto, meglio accettare l’idea, siamo di fronte a frange che ritengono giusto distruggere l’intero sistema politico statuale, compresa la sinistra istituzionale, che non li rappresenta.
L’analogia con ciò che accadde al tempo di Brigate Rosse e destra terrorista, convinciamocene, c’è tutta.
Carmelo Burgio

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