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foto di: Burgio
Trump ha tutti i torti?
Con stile e fermezza si faccia chiarezza… e il generale Burgio la sa fare
03-02-2026 - Premessa doverosa: l’uscita di Trump circa ‘’alleati europei che in Afghanistan stessero un po’ indietro e non in prima linea’’ è porcata e buco in terra dello stile, altro che semplice caduta.
I soldati italiani, e i british più di loro, sangue ne hanno versato e nulla hanno di cui vergognarsi.
E hanno ben combattuto.
Ma se il soldato, il grunt, il poilou, nulla hanno da rimproverarsi, stessa considerazione non può essere estesa al livello politico che ne gestì l’impiego.
Un presidente degli USA non dà corpo a flatulenze cerebrali.
Quel che ha detto è ciò che l’americano pensa o, almeno, quello che nei report riservati le autorità stars & stripes hanno cristallizzato.
Se lo son sognato? Dispiace dirlo: no.


Olandesi, tedeschi, norvegesi, danesi, e altri alleati minori, li ho visti solo a Kabul, negli uffici e nei ministeri, in improbabili mansioni di esperti e mentor.
I loro boots non si sporcavano sul ground.
Ho visto tedeschi e francesi a Mazar-e-Shareef, nel Regional Command North: vivevano sereni in una sorte di villaggio vacanze, fra etnie sostanzialmente amichevoli.
E i francesi vi si rifugiarono dopo la dura legnata subita nel 2008, nella zona di Kabul, in cui persero una decina di paras.

Italiani e spagnoli, nel Regional Command West, avevano qualche grattacapo in più, ch’è costato sacrificio e lutti.
Nulla a che vedere, però, con ciò che soffrivano nei Regional Commands South, South-West e West, statunitensi, polacchi, brits e canadians.

Almeno fino a che questi ultimi due Paesi non hanno deciso che fosse troppo il sangue versato.
In quei tre Regional Commands, dove si combatteva al maggior livello d’intensità, la più parte degli alleati NATO europei semplicemente rifiutava di operare.
Per carità, era diritto dei loro vertici politici negare il sostegno in quelle aree, ma lo stars & stripes medio vedeva e commentava.

E la mia indegna persona, generale incaricato di dirigere la struttura che addestrava la polizia afghana, dal settembre 2009 al novembre 2010, certe frasi le percepiva. Tant’è che ne ho scritto più volte, inserendo l’argomento in “Carabinieri in Afghanistan”, edito da Itinera Progetti nel 2022.

Abbiamo addebitato agli USA il disastro afghano, ma – lo ripeto – non credo sia corretto. Se la Danimarca vuole il posto di Segretario Generale della NATO – ai miei tempi v’era Mr. Fogh Rasmussen – e poi si affrettano i norvegesi a sostituirlo con Jens Stoltemberg e gli olandesi con Mark Rutte, mi sarei aspettato tutti questi vichinghi e tulipani in trincea, allora, ai piedi dell’Indu Kush e lungo la Ring Road.
Beh, come la temperatura dell’aeroporto di Sofia durante la Guerra Fredda: NON PERVENUTI.

Anche quando si trattò d’evacuare il teatro si dette fuoco alle polveri contro lo zio Sam.
Eppure gli USA tennero aperto l’aeroporto di Kabul, perdendo altri 32 uomini per un attacco esplosivo.
I nostri giornali europei seppero solo criticare perché “l’ammericani” non avevano organizzato l’evacuazione aerea dalle periferie – Kandahar, Herat, Mazar-e-Shareef – glissando con eleganza sul fatto che quei tre aerodromi fossero gestiti da italiani, franco-tedeschi e brits. Che all’ordine di tutti a casa, eseguirono all’istante.
E interruppero i voli per Kabul. E non certo senza ordini da Roma, Parigi, Berlino e Londra, dai vertici politici.

In sintesi: abbiamo a che fare col capo del paese egemone dell’alleanza che ho il dubbio se abbia uno stile tutto suo … o non l’abbia affatto.
I nostri soldati hanno fatto la loro parte, come sempre, con risultati riconosciuti.
E bene fa la PdC a rivendicarlo e a chiedere rispetto.
L’alleanza però, nel suo complesso, è stata un po’ indietro, in qualche caso un po’ tanto.

E chiudo con una nota storica.
In Africa Settentrionale lamentavamo tanto che i tedeschi sulla preda bellica facessero la parte del leone.
L’antipatia per il rozzo alleato che fu anche Marzabotto, Fosse Ardeatine e altro, ha reso facile dopo caricare di tutto e di più.
Poi storici più equilibrati, e soprattutto capaci di giudizio tecnico, hanno ammesso che le fasi dinamiche in attacco fossero pressochè monopolizzate dall’alleato teutonico, indubbiamente meglio equipaggiato e motorizzato. Ragion per cui se c’era da arraffare mezzi e armi nemiche, arrivavano per primi.

Abbiamo il vizio di far la vittima, sarebbe meglio perderlo, per migliorare il rendimento e guadagnare in affidabilità, come Paese.
Per i capi militari che rappresentano l’Italia all’estero non è sempre facile operare, quando sai che magari sei rispettato come persona o reparto, ma osservato con sufficienza per la minore credibilità nazionale.
C’è, se può consolare, chi si deve vergognare molto più di noi, eredi di Scipione e Giulio Cesare.
Paesi muniti di faccia a materasso, su cui tutto rimbalza.




Carmelo Burgio
 
  


 
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