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foto di: archivio cybernaua
Turismo oscuro dell’Afghanistan
Il paradosso: come i Talebani vendono il paradiso mentre cancellano le donne
13-02-2026 - All’ombra delle montagne dell’Hindu Kush si sta verificando un fenomeno inquietante.
Mentre le Nazioni Unite dichiarano che l’Afghanistan sotto il dominio talebano è un sistema di “apartheid di genere” — l’unico al mondo — i tour operator vendono il Paese come una destinazione esotica con “paesaggi che rivaleggiano con le Alpi svizzere” e “il popolo più ospitale del mondo”.
I numeri raccontano una storia disturbante di normalizzazione.
Dal ritorno al potere dei Talebani nell’agosto 2021, gli arrivi turistici sono aumentati: da 691 visitatori internazionali nel 2021 a quasi 9.000 nel 2024.
Solo nei primi tre mesi del 2025, circa 3.000 turisti hanno visitato l’Afghanistan.
Nell’agosto 2024 si sono registrati 5.000 visitatori stranieri in un solo mese — una cifra ordinaria per Barcellona o Atene, ma una crescita esponenziale per una nazione sotto un regime fondamentalista.

L’offensiva turistica dei Talebani
La strategia di marketing sfiora il grottesco.
Un video promozionale virale del luglio 2025, prodotto da canali legati ai Talebani e rivolto al pubblico americano, si apre con un rapimento inscenato.
Figure incappucciate inginocchiate davanti a uomini armati.
Poi, in un brusco cambio di tono, i cappucci vengono tolti rivelando “turisti” sorridenti che passano a scene di yoga, zip-line in valli panoramiche e picnic spensierati.
Lo slogan: “Scopri il vero Afghanistan”.
Le agenzie di viaggio locali — circa 3.000 — hanno lanciato campagne internazionali. “Attualmente generiamo entrate considerevoli da questo settore e speriamo che cresca ulteriormente”, ha dichiarato il vice ministro del Turismo Qudratullah Jamal. Nel frattempo, Khobaib Ghofran, portavoce del Ministero dell’Informazione e della Cultura di Kabul, sostiene che “il 95% dei turisti ha un’opinione negativa dell’Afghanistan a causa della disinformazione diffusa dai media”.

La dissonanza cognitiva è enorme
Questi sforzi promozionali coincidono con quello che il Segretario Generale ONU António Guterres ha definito apartheid di genere sistematico — un termine che indica segregazione sessuale, economica e sociale basata sul genere.
Dal 2022, Guterres insiste che l’oppressione delle donne afghane debba essere riconosciuta come apartheid di genere perché non è episodica ma strutturale e fondante dell’ideologia talebana.

In Afghanistan metà della popolazione è scomparsa
Le restrizioni imposte alle donne afghane equivalgono a una cancellazione dalla vita pubblica:
Istruzione: le ragazze sono escluse da scuole superiori e università. Secondo l’ONU, 2,5 milioni non hanno mai frequentato la scuola e altri 3 milioni presto non potranno proseguire gli studi.
Lavoro: alle donne è vietato lavorare nella maggior parte dei settori, comprese ONG e agenzie ONU.
Libertà personale: devono coprirsi il capo e non possono uscire senza un tutore maschile. Palestre femminili e saloni di bellezza sono stati chiusi.
Il 21 agosto 2024 il leader supremo Hibatullah Akhundzada ha promulgato una legge sulla “promozione della virtù e l’eliminazione del vizio” che nega diritti fondamentali come libertà di movimento ed espressione.
Violenza sistemica: nell’agosto 2024 il relatore ONU sui diritti umani ha segnalato abusi e violenze sessuali su donne detenute. Afghan Witness ha documentato 840 episodi di violenza di genere tra il 2022 e il 2024, inclusi 332 omicidi.

La storia di Fatima: era prima guida turistica, ora donna in esilio
Fatima Haidari, 24 anni, incarna questa contraddizione.
Studiava giornalismo all’Università di Herat e conduceva un programma radiofonico sulle storie delle donne.
Divenne la prima guida turistica donna dell’Afghanistan — una visibilità che mise in pericolo la sua vita.
“Quando arrivarono i Talebani, per me era diventato troppo pericoloso restare”, racconta. Il 15 agosto 2021 riuscì a fuggire con un volo militare verso l’Italia.
Oggi vive a Locate Triulzi, studia alla Bocconi con una borsa e ha fondato un’organizzazione per sostenere l’istruzione clandestina delle ragazze in Afghanistan. “Ci sono cinque classi segrete”, spiega.
Promuove tour virtuali dell’Afghanistan online per aiutare la famiglia, mentre la sua professione nel Paese è ora di fatto illegale per le donne.
“Le mura di casa sono ancora una prigione per troppe donne”, dice. “Dobbiamo unirci e lottare insieme, non importa se siamo afghane o italiane”.
//www.cybernaua.it/photoreportage/reportage.php?idnews=6852

Influencer e normalizzazione dell’oppressione
La crescita del turismo è alimentata anche da influencer occidentali e cinesi in cerca di contenuti “estremi”. Mostrano paesaggi spettacolari e “esperienze autentiche”, omettendo la condizione delle donne.
Un influencer con 150.000 follower ha scritto: “Dimenticate Ibiza, perché non andare in Afghanistan quest’estate?” Le donne afghane sono assenti dalle immagini.
Secondo l’operatore turistico James Willcox, il turismo “normalizza il Paese”, ma allo stesso tempo normalizza un governo che non permette alle donne di lavorare.
È un whitewashing per omissione: propaganda che rende invisibile metà della popolazione.

La risposta internazionale: lenta e insufficiente
Nel 2024 Amnesty e attiviste afghane hanno chiesto di riconoscere l’apartheid di genere come crimine internazionale. Germania, Australia, Canada e Paesi Bassi hanno avviato azioni legali contro l’Afghanistan.
Il 4 ottobre 2024 la Corte di Giustizia UE ha stabilito che le restrizioni talebane costituiscono persecuzione sufficiente per lo status automatico di rifugiato.
Nel marzo 2025 il Parlamento europeo ha dichiarato che le politiche talebane equivalgono ad apartheid di genere.
Ma senza applicazione concreta, il riconoscimento resta vuoto.

La scelta davanti a noi
L’Afghanistan sotto i Talebani pone un test morale: repressione interna contro le donne e normalizzazione esterna attraverso il turismo.
Ogni visita turistica e ogni post che ignora l’oppressione contribuisce alla propaganda. Il turismo qui non è neutrale: è un atto politico.
La resistenza continua: scuole clandestine, rifugiate che testimoniano, campagne legali internazionali.
Mentre i turisti fanno zip-line e pubblicano foto, milioni di ragazze restano escluse dalla scuola. Mentre gli influencer fanno yoga tra le montagne, le donne non possono uscire di casa.
La scelta è nostra: vedere l’Afghanistan come lo vogliono mostrare i Talebani — o per ciò che è davvero: un Paese dove metà della popolazione vive sotto apartheid di genere mentre l’altra metà scatta selfie.



Pierangelo Panozzo
 
  


 
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