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foto di: C. B.
La guerra del cappellino
Questa volta l’occidente sarà in grado di sostituire i vertici iraniani come non riuscì con Saddam Hussein e Gheddafi? chiede il generale Burgio
01-03-2026 - Privo d’indispensabili cognizioni di cardio-chirurgia e infortunistica ferrotramviaria, inoculabili attraverso massiccio uso di Facebook, provo a soddisfare la curiosità di qualche Amico che mi chiede lumi, o almeno lucette di Natale, su quanto accade nel mondo.
Comprendo sia poco gradevole che un Presidente annunci la guerra con in testa il berrettino da baseball, a coprire biondazzissima chioma.
Chissà, forse è meglio esibirsi in fascinosa camicia di seta variopinta accanto a noto pedofilo arricchito?
Ah già, il Billy e la Billary sono DEM, e pure avversari di Donald, quindi … dovevano essere passati di là per caso e ritratti dall’intelligenza artificiale o dalla deficienza naturale.

Ad ogni modo, se pure potevo nutrire riserve, fino a qualche giorno fa, su un attacco all’Iran, e considerarlo un potenziale innesco di guerra, oggi ho maturato opinione più complessa.
Aver immediatamente il regime di Teheran bombardato tutto ciò che lo circondava e non partecipava ai raid israelo-statunitensi, mette fine ad ogni dubbio.
Comprendo che Teheran, sciita, si sentisse comunque isolata fra paesi di ortodossia sunnita, ma prenderli a missili e droni appartiene a quell’inspiegabile logica del terrore, in cui si cerca di far paura coinvolgendo gl’innocenti.
Logica che, proprio per questo, diventa anche spiegabilissima. Per cui, pollice verso a chi è morto e ai suoi socii morituri.

Oggi c’è chi dice che si dovesse negoziare.
Sì, Ancora? Con chi la tira per le lunghe e fa ciò che gli aggrada?
E soprattutto con chi non ha problemi di tempo, come tutte le dittature autocratiche.
Mentre un U.S. President deve cogliere il risultato nei 4 anni del mandato. Per rinnovarlo o, come accade a Trump, per spianare la strada della White House al suo vice, J.D. Vance.
Considero inutile anche l’appellarsi a un diritto internazionale “da ripristinare”, secondo il verde-sinistro Bonelli. Come se fosse mai stato realmente osservato.
Come se il diritto internazionale non fosse stato sempre calpestato da chi aveva l’Onnipotente dalla parte dei propri “grossi battaglioni”, per parafrasare Napoleone.
Quello vero, non lo schiaffeggiatissimo Basetton-CheCafon-Macr(osic)on.
Quindi, agli Stati Uniti, conveniva attaccare.

Al di là di farneticanti opinioni, l’Iran era dietro Hezbollah e Hamas, che non sono certo affidabili e caritatevoli organizzazioni umanitarie. E Israele avrebbe dato una mano.
L’Iran degli Ayatollah sta dalla parte della Russia.
Questa ha le mani un po’ tanto impegnate, e perdere l’opportunità – dopo il Venezuela di Maduro – di far saltare un altro sodale era occasione ghiotta.
Mostrando pure i muscoli di chi il problema lo rimuove in un paio di giorni al massimo, quando il pretendente sfidante da quasi 5 sta ancora alle prese con avversario che si è scelto male, o comunque non ha saputo abbattere col blitz iniziale.
Come sapeva fare l’URSS con Ungheria, Cecoslovacchia, e Afghanistan.
E l’Iran, con il caos della mezza rivoluzione soffocata nel sangue, era pure obbiettivo gradito all’hard-hat statunitense, l’elettore medio repubblicano che crede che la democrazia si possa esportare e una bella libera elezione risolva tutto.
E poi va a bersi un paio di birre.

Ad ogni modo, quale è la conclusione?
Più o meno sempre la stessa.
A chi piace vivere con la possibilità di visitare più o meno periodicamente McDonald o KFC, e ama un way of life in cui sia bandito il comunismo, pardon il “fascismo” di chi è ANTIFA, non resta – comunque, che plaudire.
E dare una mano, o almeno “non parlare con l’autista”.

E invece di offendersi per non essere stati preavvertiti dell’attacco – come se si debbano affiggere i manifesti prima – come il resto del mondo che non vi prendeva parte, si provi a capire se questa volta l’occidente sarà in grado di sostituire i vertici iraniani come non riuscì con Saddam Hussein e Gheddafi.
O come fece malissimo in Afghanistan con Karzai.
Perché, ci piaccia o meno, l’occidente siamo anche noi.
E il vincolo atlantico esiste, costruito da strategia, interessi e economia.
E altri vincoli di pari solidità, ma soprattutto efficacia, non ne vedo.
In ultimo … “DON’T SHOOT ME: I’M ONLY THE PIANO PLAYER”



Carmelo Burgio
 
  


 
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