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IA al Servizio della Guerra Cognitiva
Il NATO Strategic Communications Centre of Excellence pubblica un rapporto che cambia il paradigma della sicurezza dell’informazione
30-04-2026 - Il panorama della disinformazione online ha subito una trasformazione strutturale e irreversibile.
Non si tratta più di bot rudimentali che inondano i social media con messaggi ripetitivi e facilmente identificabili.
Il NATO Strategic Communications Centre of Excellence (NATO StratCom COE) ha pubblicato ad aprile 2026 un rapporto — Beyond Spam Bots: The Rise of AI-Powered Disinformation Machines and the Imperative for Strategic Response — che documenta con rigore scientifico l’avvento di sistemi autonomi di disinformazione alimentati dall’intelligenza artificiale, costruibili oggi con tecnologie commercialmente disponibili.

Un salto qualitativo senza precedenti
La prima generazione di operazioni di disinformazione, attiva tra il 2016 e il 2020, si basava su account falsi statici, messaggi ripetitivi e operatori umani. L’attuale generazione è qualcosa di radicalmente diverso: sistemi multi-agente capaci di elaborazione contestuale avanzata, adozione dinamica di identità sintetiche, mimesi comportamentale e integrazione seamless nelle conversazioni autentiche.
La velocità operativa supera la capacità di risposta umana.
Ogni campagna apprende, si ottimizza e rende la successiva più rapida, economica e difficile da rilevare.
Il rapporto presenta i risultati di esercizi di red-teaming condotti su otto modelli linguistici avanzati (LLM).
I punteggi di vulnerabilità alla disinformazione variano dal 5,75% di Claude-4-Sonnet all’80% del modello open source Huihui AI — quest’ultimo deliberatamente privato dei propri vincoli di sicurezza attraverso la tecnica dell’“abliterazione”.
Il divario tra i modelli sviluppati in Occidente e quelli alternativi è netto: Gemini 2.5 Pro raggiunge il 71,25% e DeepSeek-R1 il 74,25%, contro il 5,75% e il 17% rispettivamente di Claude e GPT-5.

L’anatomia di una campagna in sette giorni
Il cuore analitico del rapporto è la ricostruzione di una campagna di disinformazione sanitaria condotta in soli sette giorni contro una comunità Reddit di 120.000 utenti. Il sistema ha identificato autonomamente la comunità target mappandone le vulnerabilità psicologiche — alto tasso di coinvolgimento emotivo e diffidenza istituzionale — e ha generato un cluster di cinque identità sintetiche con ruoli distinti: la figura autoritativa, l’amplificatore emotivo, il fornitore di soluzioni, l’opposizione controllata e il narratore di conversione.
In quarantotto ore la campagna si era estesa su X, Instagram e Facebook.
Entro il settimo giorno aveva raggiunto oltre 85.000 utenti unici, 347 dei quali avevano spontaneamente adottato e ripropagato i messaggi della campagna, con un incremento del 35% nelle ricerche di integratori naturali cardiaci nelle demografiche target.
Nessuna tecnologia inedita era stata necessaria.
Nessun sistema di rilevamento delle piattaforme aveva significativamente ostacolato l’operazione.

La minaccia sistemica all’infrastruttura epistemica
Il rapporto chiarisce che l’obiettivo finale di questi sistemi non è la singola narrativa falsa, ma la degradazione dei meccanismi attraverso i quali le società democratiche distinguono il vero dal falso.
La fabbricazione di consenso sintetico è un attacco diretto all’infrastruttura epistemica della democrazia.
Gli avversari non puntano a convincere: puntano a disorientare, frammentare e svuotare di significato il processo collettivo di formazione della verità.
Il vantaggio asimmetrico è allarmante: costruire infrastrutture di disinformazione richiede oggi meno risorse che allestire una difesa efficace.
I modelli open source obliterati presentano un livello di rischio classificato “critico”, con tassi di successo tra il 74% e l’80% in tutte le categorie di contenuto nocivo.
La tecnica è pubblica, richiede competenze minime e non incontra alcuna barriera normativa significativa.

Verso una risposta strategica integrata
Il rapporto formula indicazioni operative precise.
La risposta difensiva deve abbandonare l’approccio centrato sulla moderazione dei contenuti — tattica insufficiente contro sistemi adattativi — per concentrarsi sul rilevamento del coordinamento, sull’analisi comportamentale dei pattern di rete e sull’intervento a livello di piattaforma.
Il framework COM-B viene proposto come strumento per progettare interventi mirati su tre fronti: colmare i deficit di capacità critica degli utenti, modificare le architetture algoritmiche che abilitano la manipolazione e affrontare le cause motivazionali della vulnerabilità nelle comunità ad alta sfiducia istituzionale.
Nessun attore singolo dispone degli strumenti adeguati: le piattaforme controllano la distribuzione ma non hanno autorità normativa, i governi possono legiferare ma non moderare su scala, i ricercatori sviluppano metodi di rilevamento ma non li possono dispiegare.
La risposta richiede coordinamento multi-stakeholder con urgenza commisurata alla minaccia.
Il rapporto si conclude con una constatazione che non ammette rinvii: gli ambienti informativi non sono periferici alla democrazia, ne sono il sistema operativo centrale. Difenderli con la stessa priorità riservata alle infrastrutture critiche non è più un’aspirazione — è una necessità immediata.



Pierangelo Panozzo
 
  


 
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