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Deliranti deliri
Il livore di ''Robertino nostro da Caserta e New York'' colpito dall’ironia del generale Burgio
04-06-2026 - Quando erano al potere i suoi amici, che davanti alle Bandiere dei reparti che sfilavano il 2 giugno se ne stavano con le mani in tasca o si giravano dall’altra parte, andava tutto bene.
Ora, che gli amici e referenti non comandano quasi più nulla, si scatena il livore di Robertino nostro da Caserta e New York.
Sull’onda delle reiterate idiozie circa ordini gestuali dei comandanti per rendere gli onori alle autorità in tribuna, scambiati per saluti fascisti.

Per fortuna che, da un po’ di tempo, ciò che afferma Saviano, viene sottoposto a vaglio e non più abbracciato da tutto l’orbe terracqueo come il Verbo di Dio fattosi Uomo.
Qualcuno reagisce ricordando Ludovica Maioli: affetta da grave e rara malattia, colta da crisi, con sole 4 ore di vita se non trasportata ad Ancona per il trapianto.
Con l’elisoccorso impossibilitato a decollare per le condimeteo, ci ha pensato l’Aeronautica Militare coi suoi voli speciali.
Un modo garbato per dire che la Difesa non è solo guerra, sangue, fascismo e colonnelli Buttiglione.

Concordo su ciò, ma a quel punto si rischia di sentirsi dire che questa “Difesa” che spazza le strade, trasporta ammalati, e rimuove le macerie può essere sostituita dall’Invincibile Armada, la Flotilla nostra.
Ma non quella che beffò “l’Inghilterra, a Malta, Suda e Gibilterra”.
Che a parte lavorare farebbe tutto.

Invece, qualche cosa andrebbe detto, e se non si è fatto è anche colpa di qualche generazione di militari che hanno avuto paura.
Per questo mi riferirò solo a eventi toccati con mano, se non addirittura vissuti.

Se vuoi evitare che dal campo profughi si portino via una persona per torturarsela in santa pace.
Se devi neutralizzare e catturare un gruppo di omicidi armati fino ai denti.
Se devi recuperare ed evacuare civili, giornalisti, religiosi e diplomatici in mezzo al bailamme più folle, fra talebani o jiadisti.
Bene, o hai le armi spianate, e beninteso fai capire che le userai in modo letale, e magari – perché no – le usi … o non ci riesci.
Direi pure che se vuoi arrivare con l’allegra Flotilla almeno in prossimità delle acque territoriali israeliane, evitando illegali abbordaggi al largo di Creta, ti servono un bel paio di navi da guerra di scorta.
E a questo punto, si richiedono delle riflessioni.

A un uomo che è armato, ed è disposto ad impiegare le armi per il suo Popolo e la sua Patria, puoi togliergli l’orgoglio di appartenere ad un gruppo col quale sa che potrebbe giocarsi la pelle?
Puoi rapinargli la fierezza di ostentare un copricapo, una insegna, un qualsiasi segno distintivo, per il quale – lo sciagurato – è disposto a rischiare la pelle?
Fallo diventare una compunta pecora, e ti darà al massimo latte e lana.

Abbiamo tutti ben chiaro quanto sia forte l’istinto di conservazione di Flotillanti e dimostranti attuali.
Mentre Gandhi, o Martin Luther King, o tanti altri rivoluzionari, hanno sempre accettato di rischiare la pelle per le loro idee, questi proprio non ci stanno.
Al netto del dubbio che, se non son disposti a morire per le loro idee, si tratti forse di idee che valgono poco, vorrei focalizzare l’attenzione su un aspetto a volte trascurato.

Se quel soldato – per difenderci – deve rischiare di suo senza nessun Bonelli-Fratoianni-Saviano-Salis che protesterà e s’incatenerà a qualche cancello, glielo concediamo almeno di assumere un atteggiamento guascone, “ridendo in faccia a Monna Morte ed al Destino”?
Capisco che al benpensante woke possa fare orrore, ma quando scatta la “luce verde”, e te la devi giocare tu con la Signora in Nero, hai bisogno di tutte le armi che sono nella tua panoplia.
Quelle che sputano piombo, e quelle che ti spingono avanti per compiere il tuo dovere.
E queste ultime sono il cameratismo, ma anche la fiducia in sé, nel proprio reparto, e nei propri commilitoni, cui si vuol bene e basta.
Fino a ritenersi invincibili– convinzione in sé pericolosa – che talvolta ha la sua utilità.
E ciò non vuol dire che si sia fascisti, nazisti, o ciò che si vuole.
Era la stessa molla che spingeva il soldato sovietico, o il nostro partigiano d’ogni colore.
Si chiama “aggressività”. Ed è quella che chiediamo a chi deve difenderci.

Inutile quindi quisquiliare su DECIMA buona e cattiva, missioni di pace e medicine ai bambini.
Ci siamo tolti anche la razione a pranzo e cena, e l’acqua, per umanità unita a calcolo.
Ma siam rimasti soldati.
E il soldato, se lo vuoi, deve essere più o meno così.
L’aggressività del Flotillante si spegne alla prima scarica di sganassoni, e l’abbiamo visto.

La forza d’animo e il coraggio dei ragazzi che ho visto percorrere le lande balcaniche, afghane, irachene, libanesi, e tante altre dove non c’ero, li spegni solo se li ammazzi.
E si ricordino, infine, Saviano & Co., che la parata del 2 giugno serve a tributare l’omaggio delle Forze Armate al Presidente della Repubblica e alle Autorità istituzionali.
Non ad autopromuoversi.
Per quello basterebbe comunicare ciò che realmente fanno tutti i giorni i ragazzi.
Per guadagnarsi il proprio rispetto, quello più difficile da carpire.



Carmelo Burgio
 
  


 
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