Notizie dal Mondo

Sudafrica-Spagna, un partenariato a metà
Perché l’esclusione di Pretoria dalla lista dei visti è un’occasione mancata per Madrid
23-07-2026 - Ci sono asimmetrie diplomatiche che, più di ogni comunicato ufficiale, raccontano lo stato reale di una relazione bilaterale. L’ultima, in ordine di tempo, riguarda Spagna e Sudafrica: mentre Madrid ha ampliato la propria lista di Paesi africani esentati dall’obbligo di visto Schengen per soggiorni fino a 90 giorni — includendo Ruanda, Mauritius, Botswana, Eswatini, Seychelles, Lesotho, Capo Verde e Namibia — il Sudafrica, prima economia industriale del continente e interlocutore strategico riconosciuto dalla stessa Presidenza sudafricana dopo la recente visita di lavoro del Presidente Cyril Ramaphosa a Madrid, resta fuori dall’elenco.
È un paradosso che merita di essere letto con attenzione, non liquidato come mero tecnicismo consolare.
Una partnership che cresce nei numeri, non nei gesti
I dati commerciali raccontano una relazione in salute: l’interscambio tra Sudafrica e Spagna è cresciuto dell’8,3% tra il 2024 e il 2025, passando da 2,9 a 3,1 miliardi di dollari.
Oltre 150 aziende spagnole hanno investito in territorio sudafricano nell’ultimo decennio, generando più di 20.000 posti di lavoro. Sono cifre che parlano di un legame economico strutturale, non episodico, e che si inseriscono in una cornice politica definita dalla stessa Presidenza sudafricana come fondata su “unità e dialogo”, con Pretoria che rivendica un ruolo di difesa del multilateralismo in un momento storico in cui questo principio è sotto pressione crescente a livello globale.
Eppure, quando si passa dal linguaggio dei comunicati alla sostanza delle politiche migratorie, il riconoscimento reciproco si inceppa.
Un cittadino ruandese o un cittadino di Capo Verde potrà oggi recarsi in Spagna senza visto per turismo o affari.
Un cittadino sudafricano — anche imprenditore, anche accademico, anche partner di una delle 150 aziende spagnole insediate nel Paese — dovrà ancora sottoporsi all’iter completo del visto Schengen: documentazione, appuntamento consolare, tempi di attesa, costi.
Il vero nodo: reciprocità e credibilità istituzionale
Le ragioni ufficiali di questa cautela spagnola vengono generalmente ricondotte a considerazioni di sicurezza migratoria e alla necessità di accordi di reciprocità più dettagliati prima di procedere a una liberalizzazione.
Sono argomentazioni legittime in astratto, ma che reggono meno bene se confrontate con la scelta di includere nella lista Paesi con flussi migratori verso l’Europa non meno rilevanti di quelli sudafricani, e con un interscambio commerciale ed economico incomparabilmente più contenuto rispetto a quello con Pretoria.
Il rischio, per Madrid, è che questa incoerenza venga letta a Pretoria — e più in generale nelle cancellerie africane — come un segnale ambiguo: da un lato la retorica del “partner strategico”, dall’altro una prassi amministrativa che continua a trattare il continente con un unico metro indifferenziato, salvo eccezioni selettive difficili da giustificare con criteri trasparenti.
Un’opportunità, non solo un torto
Va detto con altrettanta chiarezza: l’esclusione attuale non è una porta chiusa, ma una porta socchiusa.
La stessa dinamica diplomatica in atto — la visita di Ramaphosa a Madrid, che ha fatto seguito a quella del Presidente Sánchez a Pretoria nel 2022, l’esplicito riconoscimento del Sudafrica come partner strategico da parte spagnola, la crescita sostenuta dell’interscambio — costituisce la base naturale su cui costruire, nei prossimi mesi, un accordo di reciprocità che sani questa incongruenza.
Il Sudafrica ha tutte le carte in regola per rivendicare, con toni fermi ma costruttivi, un trattamento coerente con il proprio peso economico e diplomatico: è la principale economia industrializzata del continente, un attore chiave nei fori multilaterali, un partner commerciale in crescita a doppia cifra percentuale.
Chiedere che questo status venga tradotto in una facilitazione degli spostamenti dei propri cittadini non è una pretesa eccessiva: è la naturale conseguenza di una relazione che entrambe le parti definiscono strategica.
Conclusione
La liberalizzazione dei visti non è mai solo una questione tecnica di frontiera: è un indicatore politico di fiducia reciproca.
Il Sudafrica ha investito parole e visite ufficiali in questa relazione; ora tocca alla Spagna, e più in generale all’Unione Europea, dimostrare con i fatti — non solo con le dichiarazioni — che il riconoscimento del ruolo sudafricano nel continente africano non è retorica diplomatica, ma politica concreta.
L’inclusione di Pretoria nella prossima revisione della lista dei Paesi esentati non sarebbe un favore: sarebbe semplicemente coerenza.
Pierangelo Panozzo

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