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Vigilanza privata: nuove frontiere
E’ finito il tempo in cui le forze dell’ordine scortavano furgoni blindati di Ente Poste e Bankitalia
02-08-2026 - Il settore della vigilanza privata, generalmente poco conosciuto, meriterebbe maggiore attenzione, non solo da parte del Governo, ma di tutti i cittadini.
Pochi sanno, ad esempio, che il denaro non è più nei caveaux delle banche, e ch’è finito il tempo in cui le forze dell’ordine scortavano furgoni blindati di Ente Poste e Bankitalia per movimentare contante e pagare pensioni e stipendi.
Oggi il denaro è nei caveaux degl’Istituti di vigilanza privati, che provvedono a movimentare denaro in base alle esigenze di Poste, Bankitalia, istituti di credito, supermercati e soggetti ove si determina cospicuo accumulo di contante, distributori di carburante compresi.

E si deve sapere che non può aver luogo il ricorso esclusivo alla moneta elettronica, a volte auspicato anche in sede legislativa, eliminando il flusso del contante. L’Unione Europea ha richiesto che esso permanga, come le banche centrali di ciascuno stato.
Coi livelli salariali che abbiamo in Italia, e non solo, esiste una cospicua massa di abitanti che non intende usare carta di credito e bancomat.
Per il costo, e per la necessità stringente di controllare le scarse sostanze mensilmente percepite. Facendo ricorso ai “mucchietti di soldini” predisposti alla percezione del salario – affitto, spesa per mangiare, bollette, “questo mese le scarpe nuove per il bimbo, il prossimo i libri di scuola”, etc. – delle nostre Mamme.

Il sempre più percepito bisogno di sicurezza fa inoltre sì che aumentino coloro che ritengano necessario affidarsi al privato, per allarmi e vigilanza fisica, cui di recente si sta affiancando quella con droni.
Questi son collegati con centrali operative che, all’individuazione di criticità, informano il cliente o la vigilanza fisica sul posto.
Le FF.P. dello Stato non lo ammettono – per ragioni agevolmente comprensibili – ma è per loro materialmente impossibile garantire la vigilanza non dico continua, ma articolata nel tempo in modo soddisfacente, di un bene privato.

E se vai a chiedere come proteggere casa, negozio, stabilimento, la prima cosa che indicano è: “hai piazzato un allarme?”
Del resto se lo Stato non riesce a sbolognare nomadi e extracomunitari – regolari e no – dediti a furti e rapine in appartamento e altrove, c’è poco da fare.
E non si dica “Razzista! Ci son anche ladruncoli italici!”. Lo so.
Ma se allontani quelli dirottabili altrove, ci si potrebbe concentrare sul contrasto dell’elemento indigeno, che non è da meno nel romper le balle.
Eppure chi lavora in questo settore è ancora visto come “figlio di un Dio minore”.
Vi contribuiscono il salario e, a volte, la scarsa professionalità.
Del resto, se paghi poco, poco ricevi.

Due dei molteplici motivi per cui si “paga poco” dipendono dall’azione combinata di Unione Europea e sindacati. Altro aspetto ignoto al pubblico.
Un tempo la Guardia Particolare Giurata, a condizione si sottoponesse a pesante regime di straordinari, giungeva a percepire stipendio concorrenziale col collega dell’Arma o della Polstato.
Il sindacato ha combattuto ciò, all’insegna del mantra “più assunzioni”, non sempre concretizzabile.
Inoltre esistevano un tempo, in Italia, “tariffe minime garantite”. L’UE, in nome di una sferzata a favore della concorrenza, le ha abolite.
Il risultato: in un mercato libero si è fatto ricorso al ribasso continuo, con riflessi di tipo:
Economico: scannandosi sovente gl’istituti sul centesimo.
Qualitativo: accettando e a volte preferendo servizi disarmati.
Quantitativo: richiedendo sempre meno personale, fino a rendere talvolta inefficaci ab initio i servizi.

Accordarsi privatamente fra istituti per non scendere sotto certe tariffe è illegale, vuol dire “fare cartello”.
Tutto questo a fronte di un’aumentata richiesta di servizi, cui gl’istituti non riescono a far fronte, per vuoti negli organici cui le assunzioni non riescono a porre rimedio.
E’ relativamente agevole assumere personale per servizi disarmati, facendo ricorso a stranieri, ma le Guardie Particolari Giurate, armate, devono avere cittadinanza italiana. Che manco può essere svenduta, come dico da sempre.

Un cane che si morde la coda.
Chi paga? Ovvio, la “truppa” addetta al servizio.
E chi sarebbe il colpevole? I datori di lavoro.
Naturalmente nessuna colpa viene addebitata al cliente di peso nazionale – RAI, Ferrovie dello Stato, Mediaset, aeroporti, ministeri, e persino tribunali, etc. – che fissano basi d’asta francamente imbarazzanti.
A volte “euri” 8 e 50 lordi ad ora di lavoro che, pagate le tasse, assicurato il margine di guadagno necessario per il funzionamento dell’istituto, equipaggiato e vestito l’addetto, lasciano a quest’ultimo 3-4 euro netti l’ora.
Il tutto regolarmente avallato dai sindacati in sede di contrattazione collettiva di lavoro.
Crisma che fa sì che non si possa incolpare nessuno e che rende legittima la retribuzione. Indipendentemente dal fatto che qualcuno non lo ritenga “salario giusto”, né “minimo garantito”, o che dir si voglia.

E, con un flash, rammento che è la stessa piaga che affligge le ditte di pulizie, specie quelle che offrono i servizi alla pubblica amministrazione, attraverso Prefetture, Tribunali e Ministeri.
Rimedi? Ci provo.
Questi grandi clienti, fatta eccezione per quelli pubblici citati, hanno fatturati stellari e dividendi di pregio per i loro soci e azionisti.
Provi lo Stato a costringerli a pagare il giusto, magari assicurando minori dividendi. Il datore di lavoro della “guardia” potrà corrispondere un salario “minimo” o “giusto” più agevolmente. Si ricordi – lo Stato – che la filiera comprende anche il cliente.
Pure quello “simpatico” per definizione, che ci fa divertire la sera, o ci consente di viaggiare per raggiungere mete esotiche.

E che a fissare certe ridicole tariffe per pulizie e vigilanza, con bandi gestiti da Tribunali, Ministeri e Prefetture, rasenta la commissione del reato d’estorsione quando richiede ulteriori ribassi, e un’evidente complicità in quello di “caporalato”, nel momento che la “base d’asta” è pressochè coincidente con quella del privato imprenditore senza scrupoli, che si vuole giustamente colpire.


Carmello Burgio
 
  


 
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