115 Alfa Romeo per 115 anni dalla fondazione
La gloriosa storia dell’Anonima Fabbrica Lombarda Automobili che ha segnato un'epoca
fotografie di: R.Allesina
30-06-2025 - “Quando vedo passare un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello”: a pronunciare queste parole non è un personaggio qualunque, ma Henry Ford colui che per primo introdusse la catena di montaggio nel settore automobilistico ed il mondo prese il suo esempio per produrre automobili in grande serie.
Domenica 22 giugno presso il museo Alfa Romeo di Arese sono stati festeggiati i 115 anni dalla fondazione del prestigioso marchio.
A fare gli onori di casa il direttore del museo dott. Lorenzo Ardizio che ha accolto i numerosi estimatori del marchio, alcuni provenienti anche dall’estero, che hanno portato anche le loro autovetture appartenenti ad ogni epoca prodotte dalla casa del biscione.
E nel prato adiacente il museo disposte 115 vetture come gli anni dell’Alfa a formare un 115, seguiti da un brindisi.
Questa la cronaca spicciola della giornata.
Con grande meraviglia ho constatato che nel museo non si trovano soltanto autovetture, ma anche motori di aereo di cui Alfa era un produttore importante; basti pensare che i motori del leggendario S.79 definito dagli inglesi “il gobbo maledetto” montava motori prodotti appunto dalla sezione avio dell’Alfa Romeo, oltre a tutti gli altri tipi prodotti negli anni sia antecedenti che successivi alla seconda guerra mondiale.
Inoltre vi è in bella mostra (non è l’originale è un altro aereo uguale ) un Sai Ambrosini S7 nei colori “dell’angelo dei bimbi” motore Alfa, che pilotato da Bonzi e Lualdi volò fino in sud America per raccogliere fondi per i bambini mutilati di Don Gnocchi; il leggendario cappellano degli alpini che nel dopoguerra fondò un istituto per dare assistenza a queste sfortunate creature; tra i benefattori ci fu anche Evita Peron che versò una cospicua cifra.
Le automobili Alfa Romeo nel corso della loro storia ed anche recente, come vedremo più avanti, hanno segnato un’epoca per la loro bellezza intramontabile, frutto dei grandi carrozzieri e designer italiani: un esempio su tutti il Duetto nel film “il laureato”.
Le Alfa hanno contraddistinto un’epoca non solo nel campo civile, ma anche nelle forze armate dello Stato Italiano soprattutto dopo la nascita della Repubblica.
La prima “a vestire la divisa” fu la 1900 prima Alfa prodotta in serie. Prima di allora le serie erano limitate, salvo alcune eccezioni in pochi esemplari; l’auto dei commissari di Polizia la si può vedere nel film “Totò contro i 4” in cui il grande attore interpreta un commissario a cui hanno rubato la Fiat 110 e ha in uso per servizio la 1900Alfa; la realtà diventa finzione.
Altra vettura progettata esclusivamente per i militari fu l’Alfa Romeo Matta per sostituire la Jeep Willis in servizio presso l’esercito e nei reparti della “celere”; un magnifico esemplare, colorazione originale cremisi livrea della Celere, (è stato portato da un collezionista privato); esemplare rarissimo se non unico..
Anche la prima Giulietta quella degli anni 50, veste la divisa dei corpi di pubblica sicurezza italiana ma nell’immaginario collettivo, vivo nella memoria degli italiani, è la Giulia degli anni 60; sarà anche per i film del filone “Milano a mano armata”.
E’ stata la vettura degli anni dei rapimenti, rapine, terrorismo sequestri che hanno contraddistinto un periodo “buio” nella storia della repubblica: a seguire l’Alfetta che entrando in servizio successivamente l’ha definitivamente sostituita. .
A testimonianza di quanto sia ancora oggi popolare presso il grande pubblico, voglio ricordare un episodio capitato durante le celebrazioni dei 100 anni della Milano-Varese; la Polizia ha portato la Fiat 1300 cilindrata 1500 con la Commissaria al seguito della vettura, ma la prima domanda che il pubblico accorso poneva era ‘’dove fosse la mitica Giulia’’.
Dopo l’Alfetta, fu la volta della 75 e della Alfa 33 e di nuovo la Giulietta, quella degli anni 80, fino ad arrivare alla Giulia modello attuale in servizio.
Un aneddoto accaduto di recente è già storia d’Italia e riguarda il primo presidente del Consiglio donna nella storia della Repubblica, Giorgia Meloni che, quando uscì dal Quirinale con il Governo formato salì su un’auto di marca estera; ma il giorno successivo, alla cerimonia del giuramento e dell’insediamento del governo, la presidente del Consiglio si presentò a bordo di un’auto italiana: un’Alfa Romeo.
Come abbiano fatto in una notte a reperire l’autovettura (in quel momento le autovetture adibite al trasporto di alti funzionari dello Stato erano straniere) è un articolo ancora da scrivere.
Si nota che anche i due leader dell’opposizione hanno come autovettura di servizio lo stesso modello della presidente del Consiglio, un modo da parte delle Istituzioni di rendere omaggio al Made in Italy, all’ingegno e alla unicità di questo prestigioso marchio alla luce dei suoi 115 anni.
E la gloriosa storia dell’Anonima Fabbrica Lombarda Automobili+Romeo dall’ingegnere fondatore continua.
R.Allesina

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