23:05 venerdì 16.01.2026
Atreju 2025: l’ultima giornata tra politica e solidarietà sociale
‘’Quale Italia vogliamo consegnare a chi verrà dopo di noi’’, chiude la kermesse Giorgia Meloni
fotografie di: P. Panozzo

14-12-2025 - Si chiude oggi, domenica 14 dicembre 2025, la 26ª edizione di Atreju, la più lunga di sempre, con nove giorni intensi di dibattiti, confronti e incontri che hanno trasformato i giardini di Castel Sant’Angelo nel cuore pulsante della destra italiana.
Il momento più atteso è in programma alle 12:15, quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sale sul palco per il tradizionale discorso di chiusura, preceduta dagli interventi dei leader della maggioranza e da figure di primo piano del panorama politico nazionale e internazionale.

Una giornata conclusiva ricca di protagonisti
La domenica finale di Atreju 2025 si è aperta alle 9:30 con l’ironia pungente del vignettista Federico Palmaroli, in arte Osho, che ha dato il tono a una giornata densa di contenuti.
Alle 10:30 è stato il turno di Mateusz Morawiecki, presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), seguito alle 11:00 dall’intervento di Fabio Roscani, presidente di Gioventù Nazionale.
Dalle 11:30 la scena è passata alla politica nazionale con una sequenza di interventi che ha fotografato l’unità del centrodestra: Antonio De Poli, segretario nazionale dell’UDC, Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, quindi i due vicepremier Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, e Antonio Tajani, ministro degli Esteri.
Un percorso culminato nel gran finale affidato alla presidente del Consiglio.

Bignami protagonista attivo: dal confronto politico al dibattito sulla giustizia
Nel corso dei nove giorni di Atreju, il ministro e capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, è stato una presenza costante e attiva
Sin dalle prime ore del mattino ha preso parte a numerosi momenti della manifestazione, testimoniando l’impegno diretto del governo nel confronto con cittadini, opposizioni e società civile.
Tra gli appuntamenti più significativi, il dibattito “Una riforma a lungo attesa: i nuovi CSM e l’Alta Corte disciplinare”, uno dei momenti più intensi dell’intera kermesse.
Al tavolo, insieme a Bignami, il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Cesare Parodi, il deputato M5S Alfonso Colucci, la deputata della Lega Simonetta Matone e il direttore di Il Giornale Alessandro Sallusti.
Moderato dal direttore di Adnkronos Davide Desario, il confronto ha acceso il dibattito tra politica e magistratura su uno dei temi più delicati della legislatura: la riforma della giustizia.

Il volto solidale di Atreju: tradizione natalizia ed emergenze sociali
Accanto ai dibattiti politici, ciò che rende particolarmente significativa questa edizione di Atreju è l’atmosfera che si respira tra i viali di Castel Sant’Angelo.
La manifestazione si distingue infatti per una dimensione umana e sociale che raramente trova spazio nelle kermesse politiche tradizionali.
Tra pista di pattinaggio, mercatini artigianali, stand gastronomici e villaggio natalizio, spicca la presenza degli Enti del Terzo Settore (ETS) impegnati nella lotta contro la droga, l’indigenza e le fragilità sociali.
Non semplici presenze simboliche, ma realtà vive e operative, protagoniste di un impegno concreto che va oltre la retorica.
I presepi artigianali e i simboli del Natale convivono con i banchetti delle comunità di recupero, delle associazioni antidroga e dei centri di accoglienza. Un connubio insolito ma profondamente significativo: la tradizione natalizia si intreccia con l’impegno quotidiano verso chi vive ai margini.

Quando i simboli diventano impegno
La scelta di dare spazio alle comunità terapeutiche e alle organizzazioni che operano contro le dipendenze e la marginalità non è casuale.
In una fase storica segnata dall’aumento delle dipendenze, del disagio giovanile e della povertà, la loro presenza assume un valore simbolico e politico forte.
Gli stand degli ETS non si limitano alla distribuzione di materiale informativo: raccontano storie di rinascita, presentano progetti di recupero e reinserimento sociale, creano un ponte concreto tra la politica che discute e la realtà quotidiana delle periferie e delle famiglie in difficoltà.
Così, i simboli natalizi diventano metafora di speranza, rinascita e possibilità di un nuovo inizio.

Nove giorni tra politica, cultura e confronto internazionale
Con il motto “Sei diventata forte. L’Italia a testa alta”, Atreju 2025 ha saputo coniugare dibattiti istituzionali su giustizia, premierato, coesione territoriale e politica estera con momenti più popolari che hanno coinvolto il mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo.
Tra gli ospiti più attesi: il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen), Rom Braslavski, ex ostaggio di Hamas liberato dopo 738 giorni, il confronto storico tra Gianfranco Fini e Francesco Rutelli a 32 anni dalla sfida per il Campidoglio, e i campioni dello sport Gianluigi Buffon, Ferdinando De Giorgi e Julio Velasco, premiati con il Premio Atreju.
Sul piano politico, sono intervenuti tutti i ministri del governo Meloni, i presidenti di Camera e Senato, numerosi governatori e anche leader dell’opposizione — Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Carlo Calenda e Angelo Bonelli — confermando la vocazione di Atreju come evento “di parte ma non di partito”.

La chiusura di Meloni e il senso di una manifestazione
Con il discorso conclusivo di Giorgia Meloni, che citando il Financial Time sottolinea che ''l'Europa dovrebbe imparare dell'Italia...'', Atreju 2025 chiude non solo nove giorni di dibattiti, ma idealmente anche un anno di governo che il centrodestra rivendica come positivo in termini di stabilità e risultati.
Ma il senso profondo di questa edizione emerge soprattutto nei dettagli: il ministro Bignami che passa dai dibattiti istituzionali agli stand delle comunità di recupero, i presepi accanto ai progetti sociali, i leader politici che si confrontano fianco a fianco con il volontariato.
È qui che Atreju mostra la sua identità: non solo una kermesse politica, ma uno spazio di incontro tra istituzioni, società civile e terzo settore.
Si chiude con l’immagine di una politica che sa essere seria senza rinunciare all’ironia.

In questo senso, l’intervento di Matteo Salvini ha rappresentato uno dei momenti più riusciti e memorabili della giornata conclusiva.
Un discorso per molti versi unico, capace di alternare contenuti di governo, visione politica e battute intelligenti e mai banali, che hanno strappato sorrisi e applausi a una platea partecipe.
L’ironia — cifra stilistica che Salvini sa usare con naturalezza — non è stata un semplice intermezzo, ma uno strumento per rendere più incisivi i messaggi, avvicinare il pubblico e alleggerire temi complessi senza svuotarli di significato.
Tra una riflessione sulle infrastrutture strategiche e una frecciata scherzosa sull’attualità politica, il vicepremier ha dimostrato come comunicazione e sostanza possano convivere, rafforzando il senso di unità della coalizione e contribuendo al clima positivo che ha accompagnato l’intera manifestazione.

È anche grazie a momenti come questo che Atreju continua a distinguersi: non solo una kermesse politica, ma uno spazio vivo, capace di unire confronto, passione e leggerezza. Un finale che lascia il segno e accompagna con entusiasmo l’attesa per la prossima 

Conclusione
In un’epoca segnata dalla distanza tra politica e cittadini, Atreju 2025 dimostra che è possibile costruire ponti, creare dialogo reale e ricordare che dietro ogni dibattito ci sono persone, fragilità e storie di riscatto.
L’immagine degli emblemi natalizi accanto agli stand degli ETS sintetizza lo spirito di questa edizione: una politica che prova a non perdere il contatto con la realtà sociale del Paese, dove i simboli diventano impegno concreto.
Atreju si conferma così non solo come la principale kermesse della destra italiana, ma come un modello di manifestazione politica capace di unire confronto, comunità e solidarietà.
Pierangelo Panozzo


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