Cibo come Ponte di Pace
L’’’Asse Roma-Pretoria’’ e la Nuova Geopolitica Agricola, socondo l’analisi di Panozzo, che ha seguito il Forum a Roma
fotografie di: P. Panozzo
11-03-2026 - Quando il 10 marzo 2026 si è aperto il South Africa–Italy High-Level Agricultural Business Forum a Roma, non si trattava dell’ennesimo appuntamento diplomatico.
Era il prologo di un disegno geopolitico più ambizioso: un asse destinato a consolidarsi il 9 giugno 2026 a Città del Capo, dove l’Italia guiderà un Business Forum agro-industriale capace di ridefinire la cooperazione tra Europa e Africa australe.
L’appuntamento cade in una cornice simbolica e strategica: dal 10 al 12 giugno, il Cape Town International Convention Centre (CTICC) ospiterà l’Africa Food Show, il principale marketplace continentale per la filiera alimentare.
Con oltre 350 espositori da 60 Paesi e un focus che spazia dai processi di trasformazione al food sourcing, l’evento trasformerà il Western Cape nel baricentro della sicurezza alimentare globale.
Per il ministro Francesco Lollobrigida, il Sudafrica è uno «snodo essenziale di interazione», una visione che trova sponda immediata nelle posizioni dell’ambasciatrice Nosipho Nausca-Jean Jezile.
Durante i lavori a Roma, l’ambasciatrice ha infatti sottolineato come Pretoria non cerchi semplici fornitori, ma partner per l’innovazione, individuando nell’expertise italiana la chiave tecnologica per permettere al Sudafrica di scalare le catene del valore globali.
Tuttavia, affinché il “ponte” del Piano Mattei non resti un’architettura teorica, il sistema Italia dovrà misurarsi con il realismo operativo.
La logistica dei porti di Durban e Cape Town e i rigidi protocolli fitosanitari rappresentano i veri colli di bottiglia da superare.
Trasformare un interscambio da 1,7 miliardi di euro in una partnership strutturale richiede di navigare queste complessità burocratiche con la stessa determinazione della diplomazia politica.
La posta in gioco è d’altronde altissima: secondo le stime della African Development Bank, il fabbisogno di importazioni alimentari del continente è cresciuto dai 15 miliardi di dollari degli anni Duemila agli oltre 110 miliardi registrati oggi, rendendo il trasferimento tecnologico italiano non più opzionale, ma vitale.
In un’epoca di frammentazione, l’Italia propone il cibo come linguaggio universale di pace e stabilità.
Portare le tecnologie di trasformazione e il modello della Dieta Mediterranea in un continente che detiene il 60% delle terre arabili del pianeta non è solo un’operazione commerciale, ma un investimento sulla sicurezza del 2030. Città del Capo non sarà solo una vetrina, ma il momento in cui la “diplomazia del grano” prenderà corpo, trattando l’agricoltura come ciò che è realmente: un pilastro della stabilità globale, costruito silenziosamente tra i campi e le macchine agricole.
Pierangelo Panozzo

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