Profeta della pace ad Algeri sotto la pioggia
Un americano sulle orme di Agostino in una terra che non aveva mai visto un Papa: la prima giornata africana di Leone XIV (nostro corrispondente P.Panozzo)
fotografie di: P. Panozzo
15-04-2026 - C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che la pioggia abbia accolto Leone XIV ad Algeri.
Non la pioggia clemente dei giorni di festa, ma quella ostinata e imprevista del Maghreb di aprile, che non chiede permesso e non si scusa.
Un cielo grigio ha fatto da cornice all’arrivo del Pontefice in Algeria, prima tappa del suo terzo viaggio apostolico internazionale, il primo nel continente africano.
Robert Francis Prevost, agostiniano di Chicago diventato successore di Pietro, scendeva da un aereo di linea in un Paese dove nessun Papa aveva mai messo piede.
La storia, a volte, non annuncia il proprio arrivo.
L’Airbus A330-900neo di ITA Airways era decollato da Roma Fiumicino alle 9.07 del 13 aprile con a bordo il Pontefice e una delegazione di alto profilo guidata dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, e da figure di peso come i cardinali Turkson, Sarah, Tagle e Koovakad.
Settanta giornalisti al seguito, un mondo che osserva.
Leone XIV aveva già scelto l’Africa come meta del suo primo viaggio ancora nel maggio scorso, pochi giorni dopo l’elezione: “Già l’anno scorso avevo detto che il primo viaggio lo avrei voluto fare in Africa”, ha ricordato parlando con i giornalisti a bordo. “Altri hanno subito suggerito l’Algeria, per Sant’Agostino”.
Il riferimento ad Agostino non è retorico.
È la chiave di lettura dell’intero viaggio.
Leone XIV è il primo Papa agostiniano della storia e l’Algeria è la terra natale di quel vescovo di Ippona che nel V secolo scrisse le Confessioni e ridefinì il pensiero cristiano occidentale.
Tornare in questa terra non è solo un atto pastorale: è un pellegrinaggio nelle radici dell’ordine che ha formato Prevost, un riconoscimento che certi debiti spirituali si onorano con la presenza fisica.
All’aeroporto internazionale Houari Boumédiène di Algeri il Pontefice è stato accolto dal Presidente della Repubblica Abdelmadjid Tebboune.
Una bambina gli ha offerto dei fiori. Poi il protocollo, necessario e rapido.
La visita al Memoriale dei Martiri Maqam Echahid, circa cinquemila persone radunate sotto ombrelli con il logo della visita papale, ognuno con il proprio smartphone pronto a immortalare quello che per molti algerini era un momento senza precedenti.
Davanti al monumento del 1982 — eretto per i caduti della guerra di indipendenza — Leone XIV ha pronunciato parole che suonano come risposta diretta al fragore dei conflitti globali di questi giorni: “Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace. Alla fine la giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia”.
Non un discorso generico.
Era una risposta a Donald Trump, che nelle stesse ore — mentre il blocco navale americano allo Stretto di Hormuz entrava in vigore — aveva attaccato il Papa definendolo “sbagliato” e “molto debole sul crimine.” Leone XIV, a bordo dell’aereo, aveva già risposto con la precisione di chi ha scelto le proprie battaglie: “Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo.”
Il Vangelo come bussola, non come scudo.
Il pomeriggio ha rivelato la dimensione più intima del viaggio.
Prima del centro agostiniano di Bab El Oued, dedicato a due suore assassinate durante la guerra civile algerina nell’ottobre 1994, poi la Grande Moschea di Algeri, e infine la Basilica di Nostra Signora d’Africa, dove Leone XIV ha concluso la sua prima giornata africana con la piccola comunità cattolica locale.
In un Paese a larghissima maggioranza musulmana, dove i cattolici sono una minoranza infinitesimale, la scelta di visitare una moschea e una basilica nello stesso pomeriggio non è un gesto di diplomazia. È una dichiarazione di metodo.
Parlando alle religiose agostiniane, il Pontefice ha richiamato la figura dei martiri come “presenza preziosa” e ha indicato in Agostino il maestro di un principio semplice e radicale: “promuovere il rispetto per la dignità di ciascuno” e “dire che è possibile vivere in pace, valorizzando le differenze”.
Poi, rivolgendosi a una terra dove il deserto occupa la maggior parte del territorio, ha trovato l’immagine più efficace della giornata: “Nel deserto non si sopravvive da soli. Le asperità della natura ridimensionano ogni presunzione di autosufficienza”.
Vale per l’Algeria.
Vale per il mondo intero il 14 aprile 2026, con il petrolio sopra i cento dollari, lo Stretto di Hormuz blindato e un’Europa che non riesce a scegliere da che parte stare.
Domani Leone XIV si recherà ad Annaba, l’antica Ippona, sulla tomba spirituale di Agostino.
Ma già oggi, sotto la pioggia di Algeri, ha detto tutto ciò che contava dire.
Pierangelo Panozzo

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