Recensioni
Una storia patrimonio di tutti
Esiste un buco nella memoria collettiva italiana: tutti ricordiamo dove eravamo l'11 settembre 2001, quando la storia cambiò direzione
07-11-2025 - Ma del seguito, delle missioni, dei volti e dei sacrifici dei militari italiani in Afghanistan, restano solo frammenti, immagini fugaci di cerimonie ufficiali o di annunci televisivi. A ricucire parte di quel buco, con rigore e passione, ci ha pensato il generale Vittorio Antonio Stella che ha vissuto quelle vicende e ha deciso di restituirle alla memoria nel suo libro “Una storia patrimonio di tutti”, pubblicato da Graus Edizioni.
Un lavoro lungo, completo quanto coraggioso, animato dal desiderio di verità e giustizia.
“L'opera - scrive il generale Stella - costituisce un obbligo di riconoscenza, in veste di loro comandante, al coraggioso operato dei genieri guastatori paracadutisti della Brigata Folgore che con abnegazione, e idealmente avvolti nel tricolore, hanno prestato servizio animati da un credo talvolta superiore al valore della loro stessa vita”. Un testo che arriva a loro come un forte abbraccio, ma ad altri come un macigno.
Dopo che gli USA hanno abbandonato l’Afghanistan trascinando con sé tutta la Nato, e per di più lasciando sul terreno le proprie armi in mano ai talebani, altri interrogativi si pongono ancora.
Che senso dare quindi ai sacrifici dei nostri uomini chiamati ad operare in una missione definita “di pace”? Le risposte sono chiarissime nel libro: “Successivamente al vertice di Praga del novembre 2002, la Nato optò per un approccio globale contro il terrorismo, per intervenire ovunque i propri interessi e le volontà lo richiedessero” (pag. 20), impegnandosi a sostenere le nuove autorità afghane; tuttavia nei fatti “diventava complesso anche per gli addetti ai lavori comprendere quali dovessero essere le normative di riferimento a tutela dell’impiego dei militari, se riconducibile al codice penale di pace o di guerra” (pag.55).
Considerato l’esito dopo vent’anni di impegno, “La classe rappresentativa ha dimostrato l’incapacità di comprendere le reali ragioni e i limiti dei conflitti, più impegnati in iniziative di natura mediatica, spesso populistiche, e quindi lontana dal poter analizzare e comprendere le condizioni degli altri popoli, le realtà strategico operative e le premesse per poter adeguatamente sostenere le proprie Forze armate in un processo di pace di lungo periodo” … “l’interesse mediatico prevaleva quindi rispetto all’espressione di reali e adeguate capacità operative, se non altro perché il ciclo manutentivo degli stessi ulteriori tre elicotteri promessi avrebbe potuto realisticamente consentire di averne solo uno in costanza di operatività…” (pag. 56)…
“le adunanze collettive prima della partenza per consentire ai vertici politici di esprimere messaggi da riportare sugli organi di stampa sembravano più assidue e ingombranti che non l’impegno ad analizzare le criticità al fine di poter consentire ai soldati di operare in condizioni di maggiore sicurezza ed efficacia...tali cerimonie apparivano prioritarie, un segno ulteriore dell’efficienza da dover palesare, iniziative che i comandanti di turno rifuggivano dal poter flemmatizzare. Probabilmente le stesse dinamiche relative allo sfoggio di velivoli – sempre gli stessi – e anche di truppe, di cui si legge durante il periodo del ventennio” (pag. 57).
In questo contesto maturò - senza motivazioni esplicite - la particolare decisione di modificare quella che doveva essere la squadra in campo: “In tale clima di euforica onnipotenza unita a limitazioni di risorse finanziarie, umane e materiali, in data 4 febbraio 2009 il Comando Brigata paracadutisti comunicava la ridotta configurazione degli assetti del genio deputati alla bonifica da ordigni esplosivi degli itinerari… senza fornire alcuna giustificazione in merito o impartire alcuna conseguente disposizione……” (pag. 57).
Di lì a poco, Alessandro Di Lisio avrebbe perso la vita.
Un libro importante da leggere per il suo valore di denuncia ma anche per la sua portata propositiva, sotteso che nessun tribunale ha il potere di liberare le coscienze dalle proprie responsabilità. Una storia oggi patrimonio di tutti, da cui trarre esperienza anche per il futuro dato che la forma spesso sovrasta la sostanza, soprattutto quando a disegnarla è una certa politica.
Redazione
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