Accadde il secolo scorso

Peste! … Folgore!
''Il Comandante sta sempre coi suoi ‘’Ragazzi’’ perché sempre era stato così''…il generale Burgio commemora il generale Celentano
13-04-2026 - A volte capitano episodi difficilmente comprensibili, ai più, ma se accadono, vuol dire che li si può comprendere.
Un cospicuo gruppo di attempati giovanotti, che prestarono servizio di leva fra 1976 e 1981, continua a riunirsi, periodicamente.
Senza nostalgie politiche, ma nel segno e nel nome di un forte legame creato allora, e mai sopito.
Erano i ragazzi dell’allora capitano-Comandante Enrico Celentano, della Compagnia Esplorante Paracadutisti della “Folgore”.
Basta questo per capire che ancora questo mezzo miracolo sia possibile, siamo a quasi 50 anni da quando tutto iniziò. Gente in gamba e motivata – fossero stati catorci nessun Comandante Celentano ne avrebbe cavato fuori nulla – ma senza quell’Uomo, non si potrebbe assistere a questo prodigio.
Ho avuto il piacere e soprattutto l’onore d’essere invitato da loro ieri, 11 aprile, per tenere una piccola conferenza.
Sapevano anche degli ottimi rapporti umani e di servizio del “Comandante” con tutti noi del “1° Tuscania”.
C’era qualche amico, venuto per salutarmi, e che nulla sapeva della “C.E.PAR.”.
Comprendo non sia stato agevole capire a cosa fosse dovuto tutto ciò cui assistevamo, ma alla fine anche chi mai ebbe la ventura di calzare un basco amaranto, ha capito che quel Comandante dovesse possedere qualcosa di raro. Se ancora tutti quegli uomini serbassero un angolo di cielo nel cuore, per il Comandante.
E allora qualcosa glielo si deve al Comandante.
Che è comunque sempre con i suoi “Ragazzi”, e con coloro – magari non tanti – che gli “corrispondevano”.
Gli rovinarono gli ultimi anni con l’infamante accusa di aver coperto l’omicidio del paracadutista Emanuele Scieri, vittima d’idiota e criminale “nonnismo”.
Ucciso il 13 agosto 1999, il cadavere fu ritrovato solo il 16. Nulla di strano in caserme che negli anni ’90, per il “ponte” di Ferragosto, si spopolavano all’insegna del “tutti a casa da mammà e papà”, voluto dal mammismo strabordante.
Possibile se l’episodio avveniva in zona adibita a strutture logistiche, dove nessuno circolava e curiosava.
La notte di Ferragosto del 1999 il generale Celentano, comandante la “Folgore”, la trascorse in giro per le sue caserme, fra Livorno, Pisa, Siena, Pistoia.
Ci teneva a salutare il personale di guardia.
Come avveniva a Natale, a Pasqua, a Capodanno.
Uomo d’altri tempi, per questo oggi dopo quasi 50 anni i suoi ragazzi si riuniscono ancora. Perché non riusciva a far mancare la propria presenza ai suoi “Ragazzi”, soprattutto quando non avrebbe avuto alcun dovere regolamentare di farlo.
Per un perspicace PM, invece, ce n’era a sufficienza per costruire il teorema che quella notte l’avesse trascorsa in piedi per mettere qualche “pezza a colori”, avendo appreso subito del decesso.
Anche se nessuna prova sosteneva tale tesi.
Anche se testimoni confermarono che avesse pianificato – alcuni giorni prima della morte del povero Scieri – la solita notte in bianco del “dì di festa”.
Per esercitare il proprio servizio di Comandante, e non già per “ornare il petto e il crine”.
Anni di accuse prive di fondamento, se non la speranza di carpire un bel risarcimento danni da Comandante che, con l’Italia, sempre rimase in credito.
Una pensione amareggiata da fango a profusione.
Anche se – come nelle favole – proprio la figliola di un suo paracadutista, divenuta avvocato, seppe dimostrarne innocenza e pulizia.
E almeno s’è goduto l’assoluzione.
Anche se quei ragazzi che gridavano a squarciagola “Pesteee!!! … Folgoreeee!!!!” seppero sempre cavargli fuori la risata e i bei ricordi, quelli per i quali vale la pena di vivere. I soldi li ereditano i sopravvissuti, i ricordi non li lasci a nessuno.
Beh… ieri il Comandante non ha bevuto con noi un buon bicchiere di rosso.
Formalmente non gli è stata presentata la “forza” ieri.
Ma il “Comandante”, e lo sentivamo, c’era. E non solo nel ricordo.
Perché il Comandante sta sempre coi suoi “Ragazzi”, perché sempre era stato così.
Ed è perché era così – sicuramente incomprensibile per un sospettoso PM, senza uno straccio di prova e soprattutto ignaro di cosa fosse quella gente con le stellette nell’anima – che gli hanno rovinato la vita.
Magari, fosse stato meno Comandante, l’avrebbe sfangata facile. Poteva starsene, in quei tre giorni di canicola, allo stabilimento balneare di Tirrenia, sotto gli occhi di un bel po’ di testi.
Ma non gli staremmo ancora tutti attorno, rigidi sull’attenti e sul saluto.
Sicuri che se vi fossero solo cinque persone da salutare militarmente, lui sarebbe fra quelli.
Carmelo Burgio
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