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Democristiano antifascista?
‘’L’onore investe il rispetto della legge e delle norme’’... sostiene il generale Burgio

29-08-2026 - Non pensavo di divertirmi come in questa strana stagione della mia vita, in mezzo a etichettatori che se proprio non riescono a mettertene una, si senton male.
L’ultima è quella raccolta dal Corsera, di “Democristiano antifascista”, frutto d’incapacità dell’etichettatore di cogliere alcuni aspetti dell’essere io stato militare, e del mio credere fortemente nella libertà come bene irrinunciabile. Che merita si lotti per essa.
E Futuro Nazionale me ne sta dando la possibilità.

Partiamo da un concetto che credo fondante del mio pensiero.
La paga di un soldato comprende – appunto – il “soldo”, tangibile, che consente di riempire con moderazione il piatto di minestra, il serbatoio di carburante e l’armadio di vestiti decorosi e non tutti griffati.
Accanto alla vil pecunia vi è un’indennità speciale che definisco “onore”: è immateriale, ma assolutamente utile. È quello che ti dà credito fra la gente non accecata da feroce ideologia.
Chi s’è trovato in mezzo ad uno scontro armato può aver provato – se conclusosi favorevolmente – quel misto di ferocia e onnipotenza che può indurre a gettare alle ortiche l’onore.
Se ha saputo sopire tali passioni, ha difeso il proprio onore.
Se ha messo da parte che i prigionieri catturati potessero avere legami con chi gli ha ucciso dei commilitoni, e s’è astenuto dalla vendetta, sulla busta paga di quel mese troverà, ancora, quell’indennità speciale. L’onore.

Tale risultato positivo lo può aver conseguito chiunque, con qualsiasi uniforme o fazzoletto al collo.
Per questo, personalmente, non amo etichette e luoghi comuni.
Per questo ritengo che il partigiano “Giacca”, il criminale (lo dicono le sentenze) di Malga Porzus, l’uccisore – fra gli altri – dello zio di Francesco De Gregori e del fratello di Pier Paolo Pasolini – non abbia onore.
Come tanti altri.
Che magari può essere rimasto a dei combattenti di Salò.
E che vi siano stati partigiani che l’onore se lo son ben guadagnato, a differenza di avversari nazi-fascisti.

L’onore investe il rispetto della legge e delle norme.
Se ritengo che – ove tutte le regole siano state rispettate – si possa costruire una moschea, al tempo stesso ho ben chiaro che un’amministrazione debba anche rispettare delle priorità di spesa.
E che non possa investir quattrini pubblici per una comunità comunque minoritaria, per un po’ di consenso spicciolo di radical chic e generazioni di neo-italici, quando a Milano vi son esigenze altrettanto onerose, soddisfacendo le quali si viene incontro a percentuali assai più significative di popolazione.

Da parte mia, “strizzate d’occhio” non ve ne sono.
Nessuna lobby o partito politico m’ha elargito nulla, ho vissuto del mio stipendio che ho cercato di guadagnarmi; e mi ha fatto star bene cercare di difendere la mia indennità speciale.
E in politica non cerco facili consensi, né mi travesto. Non sto conducendo una missione dietro le linee nemiche o un’indagine.

Credo che una Città abbia bisogno di concretezza e che gli slogan servano a poco.
Sarebbe un fallimento partecipare a strombazzati kermesse – con e senza pastasciutta antifascista, con e senza distintivi – e non risolvere i problemi seri di una collettività.
Ho imparato – nel mio mestiere – a non pungolare la massa dei dipendenti, caricandola di retorica. Forse perché di massima erano ragazzi motivati a fare il loro.
Ho puntato piuttosto sulla coesione e sulla consapevole partecipazione per il raggiungimento di risultati. Retoriche e grancasse hanno fatto spesso piuttosto male.
Anche facendo credere d’essere più forti di quel che si era in realtà, con annesso amaro risveglio fra le rovine.

La destra non ha bisogno – a mio parere – di retoriche e urla scomposte.
Difendere la destra, per me, significa:
• lavorare per tutelare la “nostra” Italia, che i nostri avi hanno costruito con sacrifici.
E che è stata messa a rischio da opportuniste e scellerate politiche che hanno portato allo scempio – a puntate – degli accordi di Dublino;
• sostenere le nostre Forze Armate e di Polizia quando oggetto di attacchi gratuiti e in mala fede, quando operano per mettere fine a sacche d’illegalità diffusa.
Quella sì meritevole di strizzata d’occhio e di compunti “ma” di chi ritengo abbia condotto l’Italia su china equivoca e pericolosa. Quelli che ribaltano col “ma” il concetto più apparentemente moderato, in un sostegno inequivoco a chi non s’integra, delinque, devasta;
• pensare a tutti i cittadini, non solo a quelli residenti in Milano attorno all’area C, e negli altri “salotti buoni” italiani.

Insomma, ci son tante cose serie da portare avanti, e il rullare di grancasse e lo squillar di trombe distraggono con cacofonie che di concreto hanno assai poco.
E a chi – Amici fraterni – m’ha chiesto “chi te lo fa fare?”, ho risposto che ne valga la pena, per i nostri figli e nipoti.
Anche se ci si perde in termini economici e di tranquillità.



Carmelo Burgio
 
  
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