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foto di: Cybernaua
Ultimo s'incatena?
Il generale De Caprio continua, da esperto, a parlare di mafia ai ragazzi delle scuole
16-05-2024 - Il celebre Cateno De Luca, di professione sindaco avendo già retto le sorti dei Comuni di S. Teresa di Riva e Messina, ed essendo a seguire, oggi, primo cittadino di Taormina, per le imminenti elezioni europee ha messo su una lista patchwork con tanti di quei sotto-simboli nel simbolo suo, che non li leggi per quanto hanno dovuto essere scritti in caratteri minimalisti.

Fra questi quello di Ultimo, di per sé simbolo della lotta alla mafia in forza di trascorsi investigativi e operativi lusinghieri, certamente, e di periodico riaffiorare di polemiche, contro l’Arma dei Carabinieri e giudiziarie.
Impegnatissimo e corteggiatissimo da scuole e associazioni, Ultimo, il vero “Capitano”, continua a recarsi presso istituti scolastici per conferenze sulla legalità, e onestamente non ci vedo nulla di male.
Ora, a seguito della recente performance del generale De Caprio in Prato, s’inalbera il PD, che della lotta alle mafie ha fatto una delle sue bandiere e della quale – chissà perché – rivendica l’esclusiva. Manco abbia depositato il marchio all’ufficio brevetti e dimenticandosi che qualcuno dei suoi sia inciampato nell’attenzione del dispositivo di contrasto ad hoc.

Onestamente non vedo cosa ci sia di male a tenere una conferenza nelle scuole, senza esporre loghi di partito, a un mese dalle elezioni. Tutti i candidati tengono comizi, inviano lettere ai potenziali elettori, appaiono in televisione dicendo cosa ritengono sia giusto per l’Italia, oppure – ove proprio nulla trovino o abbiano da dire – demonizzano la parte avversa, si chiami essa Zan, Vannacci, Salis, Soumahoro, Meloni.

Perché il PD protesta? Perché Ultimo ricorda, sia pure in maniera subliminale, di essersi sempre impegnato contro le mafie?
Il partito che voleva traslocare dalla sinistra estrema contadina, operaia, partigiana, stalinista, al centro, con l’operazione che lo trasformò da PCI a PDS, a PD, e che ora sta evidentemente tornando all’originaria collocazione incurante dei pezzi che lo abbandonano – magari perdendo operai e contadini e accontentandosi dei nipoti e dei figli dei partigiani – e rastrellando un altro patchwork di tendenze, sembra non riesca a fare a meno dell’arma del bavaglio.

Non devono parlare i giornalisti ebrei, e già che ci siamo neppure un simbolo vero come la senatore Segre, i ministri e tutti coloro che non la pensano come loro. E pure Ultimo deve nascondersi e star attento a non dire che lui la mafia l’ha combattuta. Potrebbe rastrellare qualche voto e toglierlo al PD.
Situazione paradossale e singolare. Un parallelo preoccupante con Vannacci.

Ultimo non deve parlare perché può intercettare le aspirazioni popolari, come non deve parlare Vannacci che magari – come il pifferaio magico – potrebbe stanare una fetta del partito dell’astensione.
Insomma, la linea del PD continua ad essere quella di rifiutarsi di dire cosa vuole, tacitando chi ha qualcosa da dire. E fidando nella dogmatica adesione di operai e contadini – che in parte è svanita – da fondere con quella di LGBT etc., centri sociali, aspiranti partigiani, senza dimenticare universitari-campeggiatori che protestano perché devono fare 30 minuti di treno per andare a parcheggiarsi all’università, in quanto gli è stato tolto il reddito di cittadinanza e i fitti sono alti. E di andare a fare il cameriere per mantenersi proprio non gli va, essendo impegnati in dottissime discussioni al centro sociale più vicino.
Orbene, per lunga milizia, ho toccato con mano cosa abbiano fatto per combattere la mafia tanti logorroici professionisti della politica oggi in circolazione. Le leggi che ci hanno permesso di eliminare il pericolo terrorista e contrastare efficacemente le mafie, hanno avuto origine parecchi anni or sono, e non furono quelli che oggi ci rappresentano a elaborarle. Né son morti loro per averle concepite. Né ci si son avvelenati la vita per applicarle, a detrimento della propria vita privata, come senz’altro è accaduto ad Ultimo.
È anche possibile non convenire in toto – e su tale posizione mi pongo da inveterato eretico – con la linea seguita dal generale De Caprio e con le sue esternazioni, ma ci ha sempre messo la faccia e la vita. E ci ha creduto e ci crede. E ai ragazzi delle scuole, di mafia, sicuramente può meglio parlare lui di molti onorevoli con o senza stivali infangati, senatori, don, scrittori da Bancarella. Il premio, intendo.

E con buona pace del PD, inalberatosi, se Ultimo rammenta cosa ha fatto e come la pensa, esercita il suo diritto. In un Paese che dimentica troppo facilmente perché domani c’è un altro titolone sui giornali, per il prelievo distratto di un profumo, una manganellata – telescopica o meno – seguita da telefonate che un giorno saranno “emerite”, un’invasione vera o presunta di TG, la Coppa Italia vinta dalla Juventus dopo tre anni di astinenza.
In tutto questo bailamme cosa spero?
Che il microscopico logo di Ultimo – che quasi scompare nell’artistica composizione che caratterizza la lista elettorale – non serva solo all’abilissimo De Luca 2 “La Vendetta”, per rastrellare voti nel proporzionale che alla fine conducano ad un solo seggio per la sua formazione multicolore, ovviamente destinato a “Cateno mi scateno oppure m’incateno”.



Carmelo Burgio
 
  


 
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