Accadde il secolo scorso

... Folgore … e si moriva …
Il generale Burgio ricorda l’attacco micidiale alla divisione ad El Alamein evidenziando l'orgoglio di appartenenza
23-10-2024 - Nella notte fra 23 e 24 ottobre 1942 iniziava quella che viene chiamata 3^ battaglia o battaglia finale di El Alamein. La divisione “Folgore”, che proteggeva l’estremità meridionale della linea, fu ripetutamente e violentemente attaccata per 5 giorni, ma resistette.Ora, poco conta se fu attacco principale come quello scatenato nel settore nord – come qualche scrittore italiano ha sostenuto forse indulgendo in amore per i nostri colori – o sussidiario, come dichiarato dai britannici.
Per la dovizia di mezzi e l’intensità dei bombardamenti, per noi italiani fu attacco importante, ma considerato ciò di cui disponevano i britannici e i loro alleati del Commonwealth, greci e francesi, ci sta che sia stata davvero solo un’azione secondaria volta a trattenere le riserve italo-tedesche a sud, e scardinare la linea a nord.
Poco conta perché quella divisione sostenne un peso micidiale, per i pochi mezzi a sua disposizione, lo respinse, e comunque evitò che l’ondata nemica tracimasse e raggiungesse le retrovie dello schieramento. Ma forse tenuto conto di cosa avessero dentro quei Ragazzi, fu un “gioco da Ragazzi” vincere, almeno localmente.
Chi ha fatto parte della “Folgore” si sente accomunato a questa eredità, onorata prima dai paracadutisti libici del reggimento “Fanti dell’Aria” e dai carabinieri del I btg. CC.RR. paracadutisti, poi dagli Arditi Distruttori della Regia Aeronautica, dai resti della divisione inseriti come 285° btg. “Folgore” nel 66° fanteria “Trieste”, dagli arditi paracadutisti del IX btg. d’assalto e del CLXXXV battaglione, da tutta la “Nembo” e dagli altri reparti messi su con gente che usciva dalla porta di un velivolo mentre volava.
Di per sé cosa non proprio raccomandabile. E anche da quella parte che fece altra scelta e servì Salò. Senza dimenticare la brigata ricostituita nel 2° dopoguerra, che non ha mancato un’operazione-fuori area.
Per noi – e ci dispiace per gli altri – la “Folgore” rimane la più bella divisione e la più bella brigata. Ove siamo giunti tutti timorosi di non riuscirne ad essere degni. Perché lì ti rendevi conto che, una volta approdato orgoglioso, avessi ancora tutto da fare per dimostrare che fossi ogni giorno degno di vestirne basco e insegne.
Ho utilizzato come titolo del pezzo quello di un volume di un reduce, Raffaele D’Oronzo, per ricordare che anche quello potesse esserci chiesto, per avere l’orgoglio di gridare quella parola sacra.
Siamo sempre stati disposti a pagare di persona, come lo erano stati i Ragazzi “fra le sabbie non più deserte”, in Calabria, Friuli, sul fronte di Nettuno, a Orsogna, Filottrano fino a Case Grizzano e Poggio Rusco.
A noi, sapendo di essere la “Folgore”, spettava accettare senza chiedere lo sconto, per rispetto di chi ci aveva preceduti.
Da comandante il “Tuscania”, usciti dalla “Folgore” e approdati alla neonata 2^ Brigata Mobile Carabinieri che non poteva avere quell’antico fascino, rifiutai di prendere anche solo in considerazione di cambiare grido di battaglia, e non partecipare alla cerimonia in occasione della Festa dei Paracadutisti. E rispedii al mittente la proposta di una nuova canzone del “Tuscania”, inventata da chi credeva – con povera prosopopea autocelebrativa per sé volta a poter firmare testo e musica nuovi – di poter cancellare una tradizione di fede e amore solo perché erano mutati i vincoli ordinativi e organici.
Non siamo tanti come gli Alpini, o i Bersaglieri. Ma siamo stati e siamo la “Folgore”. La grande unità più bella di tutte. Orgogliosi d’essere pochi. E di comprenderci fra di noi.
Perché sempre abbiamo avuto a cuore l’Italia, e gl’Italiani.
Carmelo Burgio

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