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Libertà religiosa e sicurezza dello Stato, un difficile equilibrio
Convegno Lirec svolto a Roma, presso la Camera dei Deputati, l’8 novembre 2021

12-11-2021 - “Libertà di religione e sicurezza nello Stato laico. Il difficile equilibrio tra diritti complementari e interdipendenti” è il tema del convegno svoltosi a Roma, presso la Camera dei Deputati, l’8 novembre 2021. L’evento è stato organizzato dall’On. Stefano Ceccanti, in collaborazione con il Centro Studi sulla Libertà di Religione Credo e Coscienza (LIREC).
“Abbiamo pensato di affrontare il tema dell’incontro alla luce delle linee guida di un importante documento del 2019 dell’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa” ha esordito Raffaella Di Marzio, direttrice del Centro Studi Lirec, “e di rispondere alle sollecitazioni dell’OSCE alla società civile”. Lo scopo è di diffondere la conoscenza delle linee guida per prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza, per promuovere la libertà religiosa e il dialogo tra le religioni come fattori per la sicurezza dello Stato e di tutti. Tra questi l’OSCE nomina espressamente le donne e i giovani, riconoscendone il ruolo decisivo per una società aperta, democratica e sicura.
A dare il benvenuto ai partecipanti Pietro Nocita, presidente onorario di Lirec. Il professore ha rilevato come “la religione nella propria essenza è eterna e immutabile ed è impossibile spegnere il sentimento religioso dei popoli perché connaturato alla coscienza dell’uomo. Le teorie politiche pertanto nel governare non possono fare a meno di tenere conto del credo religioso dei propri rappresentati”. “E’ necessario educare le menti per condurre l’opinione pubblica al riconoscimento e al rispetto di ogni fede, credo o non credo religioso, con la finalità di pervenire a una pacifica convivenza”.
Gabriele Fattori, professore dell’Università di Foggia, ha spiegato che “possiamo considerare le linee guida dell’OSCE il più importante documento internazionale che si occupa del rapporto fra libertà di religione e sicurezza”. Il relatore ha affermato come nell’attuale contesto storico segnato dall’insicurezza, un concetto troppo vago di “estremismo” possa indurre gli Stati a emanare leggi che possono violare i diritti fondamentali delle comunità religiose pacifiche. A questo proposito il documento OCSE si appella alle stesse comunità religiose affinché collaborino con le istituzioni per prevenire qualsiasi deviazione interna che induca ad atti di ostilità e violenza.
Per Luigi Lacquaniti, deputato della XVII Legislatura, “la Costituzione italiana ha in sé tutti gli anticorpi contro qualsiasi politica repressiva e per affermare la libertà religiosa”. Ha affermato come l’assenza dello Stato nel governare il fenomeno migratorio ha portato alla nascita delle banlieue e a realtà simili anche nel nostro paese. Spesso le persone che non riescono a integrarsi nelle culture che li accolgono finiscono per chiudersi in micro comunità o ad avere reazioni estremiste. “ Il mio auspicio è che la politica riscopra il concetto di libertà religiosa, perché come dice l’OSCE la sicurezza passa anche dal riconoscimento di questo principio”.
“Le religioni hanno una vocazione tendenzialmente totalitaria” ha spiegato Davide Romano, direttore della rivista “Coscienza e Libertà”. “Talvolta sanno essere interlocutrici efficaci e promotrici di pace, ma in altri casi svolgono un ruolo di difesa d’interessi di parte a detrimento della pace” Ha parlato della necessità e della difficoltà delle chiese di trascendere e di relativizzare s’è stesse. Non tanto in obbedienza a un principio laico, ma a quello religioso di fare spazio a Dio. Il pastore avventista ha ricordato come in certi scenari le religioni di maggioranza si sentano così forti, sicure e garantite da mobilitare lo Stato verso le minoranze. “Compito dello Stato è di creare le condizioni in cui ciascuna religione, soprattutto di minoranza, possa essere riconoscibile e riconosciuta”.
Patrizio Zenobi, dell’Ufficio stampa dei Testimoni di Geova, ha spiegato che per “le decine di migliaia di Testimoni di Geova privati della libertà religiosa in Russia, estremismo significa leggere in privato la Bibbia o altre pubblicazioni religiose, pregare in silenzio in piccoli gruppi, parlare pacificamente di Dio, persino menzionare il nome di Geova e ritenere che la loro religione sia quella vera”. Zenobi ha parlato dei numerosi arresti domiciliari, delle perquisizioni, del carcere e dei processi che subiscono i Testimoni di Geova di età compresa tra i diciannove e i novant’anni.
Una speciale attenzione dell’OSCE è dedicata al ruolo delle donne come efficaci agenti di cambiamento nei processi di pace e nello sviluppo della sicurezza, contro la discriminazione e l’ingiustizia di genere per l’affermazione dei diritti. Su questi temi sono intervenuti Fabrizio Petri, presidente del Comitato Interministeriale sui Diritti Umani (CIDU) che ha illustrato il “Piano d’azione nazionale su donne, pace e sicurezza (2020 – 2024)” e Sabrina Martucci dell’Università di Bari. La professoressa ha parlato di come le donne svolgano un importante ruolo nella prevenzione e nel contrasto della radicalizzazione. “E’ importante riconoscere che il ruolo della donna, anche in luoghi difficili come l’Afghanistan, non può essere solo quello di vittima, ma se ne riconosca la funzione di attivista per i diritti e la pace”.
Gabriela Lio, Presidente della Federazione Donne Evangeliche in Italia, nel suo intervento ha ribadito il ruolo delle donne nel cambiamento delle comunità religiose in senso inclusivo e solidale. “Le donne hanno reso le nostre chiese più aperte per affrontare situazioni come la violenza di genere e hanno fatto emergere gli aspetti femminili del Dio biblico”.
Mustafa Cenap Aydin, direttore dell’Istituto Tevere di Roma ha ricordato la fondamentale importanza che il Documento sulla Fratellanza Umana, firmato da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, attribuisce alle comunità religiose per la pace e la sicurezza dei popoli.
Stefano Ceccanti, docente dell’Università di Roma Sapienza, ha rilevato le difficoltà nel perseguimento della libertà religiosa, dovendosi muovere in un triangolo di rivendicazioni: quelle delle religioni di maggioranza, quelle delle minoritarie e le organizzazioni degli atei e degli agnostici. “Lo sforzo che dobbiamo fare è di muoversi sempre dentro il triangolo tenendo conto di tutti e tre i lati”.
“La grandezza di una nazione sta nella forza delle famiglie che la compongono. Non è dai politici o dai pensatori che si può o si deve aspettare ogni cosa, ma sono le famiglie che possono cambiare il mondo. Il cambiamento che chiediamo alle istituzioni deve partire dalla nostra casa” ha sottolineato Alessandro Dini-Ciacci, responsabile per l’Italia della Chiesa di Gesù Cristo e dei Santi degli Ultimi Giorni.
Ataul Wasih Tariq, Imam e Vicepresidente Ahmadiyya, ha affermato come la sua comunità, fondata in India nel 1889 da Ahmad, sia costantemente impegnata a diffondere la conoscenza dell’Islam. Secondo l’insegnamento del fondatore, la Jihad è uno sforzo contro la violenza e per questo motivo sono stati e sono tuttora perseguitati.
Mauro Bombieri, Vice presidente dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna – Italia, ha sottolineato come da diversi anni la sua associazione ha chiesto l’ottenimento dell’intesa con lo Stato italiano, senza un esito o un riscontro. Ha quindi ricordato l’impegno dell’ISKCON per il dialogo interreligioso e l’attività umanitaria internazionale.
“Il dialogo interreligioso nasce da un cammino d’incontro, di conversione profonda nel modo di vedere l’altro, il religiosamente altro e quindi comporta un avvicinamento alle sue idee, alle radici della sua fede, il prenderlo sul serio e portarlo nella propria vita. Il dialogo interreligioso non può essere inteso come uno strumento quasi civile di controllo delle altre realtà religiose” ha affermato Ambrogio Bongiovanni, della Pontificia Università Gregoriana. Ha inoltre ricordato che “gli Stati dovrebbero occuparsi davvero della libertà religiosa, uno dei diritti più calpestati anche nel mondo occidentale”.
Giuseppe Calì, Presidente della Federazione delle Famiglie per la pace mondiale e l’Unificazione ha aperto il suo intervento parlando dei coniugi Moon fondatori della Federazione. Dopo la scomparsa del marito è la moglie che guida il movimento, grazie alla quale i fedeli hanno potuto approfondire “gli aspetti del cuore materno di Dio”. Il suo impegno per la pace a livello mondiale è continuo e incessante. Il dialogo interreligioso, ha proseguito Calì, è da sempre negli insegnamenti del fondatore, che ha paragonato la religione a “un ampio fiume che scorre verso un mondo ideale pacifico” e come le religioni siano gli affluenti, “che pur avendo sorgenti diverse si dirigono tutti verso la stessa destinazione”. Il relatore ha auspicato che oltre a un dialogo vero, ci s’impegni a “una collaborazione fattiva per il bene del mondo e la pace”. Ha parlato delle cause del fondamentalismo, risvolto negativo dell’odierna espansione delle religioni e dell’irrilevanza delle fedi nel mondo contemporaneo. Come contributo alla soluzione di questa situazione ha illustrato due iniziative: “L’Associazione per la pace e lo sviluppo, un progetto sociale e culturale di cooperazione interreligiosa e la Comunità santa del Genitore Celeste, che vuole promuovere una spiritualità comune tra le fedi”. Ha terminato sottolineando come nessuna religione, per quanto grande possa essere, sia in grado di risolvere i problemi della società da sola. E come sia necessario superare le barriere che ci dividono, per dare testimonianza dell’esistenza di Dio al mondo e risolvere i problemi.
Mariangela Fala’, presidente del Tavolo Interreligioso di Roma e della Fondazione Maitreya, ha posto l’accento sulla necessità di garantire in Italia i diritti troppo spesso calpestati, in particolare nel momento finale della vita. Ha illustrato alcuni progetti del Tavolo interreligioso, come la creazione di luoghi in cui si possa pregare e meditare negli ospedali e il ‘Manifesto dei diritti interreligiosi nei diritti di fine vita’.
Francesca Evangelisti, membro della Commissione Globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha spiegato come la Commissione ha l’obiettivo di “sensibilizzare le chiese sui problemi che l’ingiustizia economica pone al mondo e all’ambiente”. Affrontare questi temi è un dovere che deriva direttamente dal testo sacro e da Dio, che deve essere ottemperato per primo dal popolo dei credenti.
Nella sua conclusione Raffaella Di Marzio ha affermato che LIREC continuerà su questo cammino con lo scopo di creare una rete di enti, associazioni e organizzazioni che diffonda le idee e i valori di cui si è discusso e li trasformi in progetti e azioni che promuovano libertà, sicurezza, dialogo e inclusione.









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