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Crosetto sulle missioni internazionali
Audizione del Ministro della Difesa presso la 3^ Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato e le Commissioni III Affari Esteri e IV Difesa della Camera sulla Delibera Missioni 2024
19-03-2024 - Presidente CRAXI, Presidente TREMONTI, Presidente MINARDO, Onorevoli Senatori e Deputati, prendo la parola per descrivere l’impegno della Difesa in attuazione al dispositivo normativo in esame che autorizza le missioni militari per il 2024. Un impegno verso il Parlamento, luogo di espressione della sovranità popolare, per spiegare quanto l’Italia fa per il mantenimento della pace e della libertà.
Nell’ultimo anno, la Difesa, in sinergia con gli Esteri, ha concentrato l’attenzione sulle maggiori criticità che hanno caratterizzato lo scenario globale.
Le scelte adottate sono state finalizzate a garantire la sicurezza, la rilevanza del nostro Paese, la tutela degli interessi nazionali, oltre che onorare gli impegni presi nelle Alleanze di cui siamo parte.
Pochi giorni fa, il Parlamento è già stato chiamato ad approvare, con voto pressoché unanime, due nuove missioni: l’Operazione Levante, che prevede l’impiego di un dispositivo militare per interventi umanitari a favore della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, e l’Operazione dell’Unione Europea Aspides, che mira a proteggere la libera navigazione nello Stretto di Bab El Mandeb e nel Mar Rosso.
A queste due missioni da poco approvate, la Delibera in esame affianca altri 34 impegni da prorogare nel 2024 per un totale complessivo di 36 schede missioni, una media di poco superiore alle 7.500 militari di previsto impiego, e un contingente massimo autorizzato di 12.000. Un impegno che comporta un onere finanziario complessivo pari a circa 1,41 Mld €.
Uno sforzo significativo, maturo, equilibrato, che pone l’Italia tra i maggiori contributori della pace a livello internazionale.

Non mi dilungo in riflessioni geopolitiche, già richiamate dal Ministro Tajani. In tal senso, mi limiterò ad accennare le linee evolutive principali, che hanno impatto sulla stabilità internazionale.
Quando a febbraio 2022 Putin invase l’Ucraina, si produsse uno shock sistemico che diede origine a una catena di eventi dagli esiti molto incerti come vediamo oggi ma nessuno avrebbe immaginato un’escalation così rapida e veemente. Per dirla con un pensatore da me culturalmente molto lontano anni luce, Antonio Gramsci, “viviamo davvero in un mondo sempre più grande e sempre più terribile”.
Nel frattempo, dobbiamo fare i conti con la crescente instabilità del Continente africano, caratterizzato nel corso del 2023 da una serie di colpi di stato che hanno portato al deterioramento dei rapporti tra i Paesi del Sahel e l’Occidente nel suo complesso e all’aumento dell’influenza di attori meno democratici, interessati a ottenere vantaggi economici e mettere in difficoltà l’Europa. La penetrazione commerciale e militare di Russia e Cina in Africa è diventata più insidiosa e pericolosa, parte di un confronto globale.
Sempre nel Fianco Sud, si è poi aggiunta la crisi del Medio-oriente, tornato epicentro di scontri e di guerra, a partire dal 7 ottobre dopo il brutale attacco di Hamas nel sud di Israele ha dato origine al conflitto ancora in corso.
Alla drammatica situazione – che ha comportato una catastrofe di sicurezza e umanitaria – si sono sommati ulteriori effetti, quali l’allargamento degli scontri in Cisgiordania, l’incremento di intensità del confronto tra le Forze Armate israeliane ed Hezbollah lungo il confine libanese e l’insorgere di altri focolai in Siria, Iraq e, in parte, anche tra Iran e Pakistan.
L’aumento esponenziale degli attacchi degli Houthi yemeniti nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, poi, ha acquisito i connotati di un conflitto ibrido, che colpisce la libera navigazione e circolazione delle merci. Tutte situazioni aventi un comune denominatore che possiamo individuare in Teheran.
In Ucraina, come ho già avuto modo di dire, si registra una situazione di stallo con Mosca che mantiene sui territori occupati una buona capacità di resistenza ed ha avviato offensive limitate e settoriali. La Russia ha evidenziato una notevole resilienza economica, con la quale sostiene lo sforzo bellico. Noi non possiamo venire meno all’impegno assunto a sostegno dell’Ucraina. Escludo, l’abbiamo già detto più volte col Ministro Tajani, che questo possa includere un impegno diretto nel conflitto, che genererebbe un’escalation incontrollata. Agli aiuti deve essere poi affiancata una decisa azione diplomatica alla ricerca di una pace giusta ed evitare che l’Ucraina cessi di esistere quale Nazione indipendente. Difendere l’Ucraina vuol dunque dire difendere la nostra pace e la nostra stabilità per evitare che Mosca arrivi ai confini dell’Europa.
Gli sviluppi ucraini influenzano anche i Paesi del vicino oriente, innescando situazioni di instabilità latenti in Nagorno-Karabach e nei vicini Balcani.
Anche al di fuori della nostra area di preminente interesse nazionale, nella Regione indo-pacifica, le cose non vanno meglio e la crescente assertività di Cina e Corea del Nord preoccupano non poco.
Tutti questi elementi di instabilità, non vanno però visti come fattori a sé stanti e scollegati. Al contrario, vanno messi a sistema e considerati parte di un quadro generale più complesso.
Siamo nel mezzo di un conflitto ibrido, che si gioca contemporaneamente su più fronti e in differenti parti del mondo, da cui emerge una generalizzata polarizzazione delle relazioni internazionali, con conseguenze negative sull’architettura di sicurezza internazionale. La pace e la stabilità sono sempre più a rischio: non sono permesse distrazioni o neutralismi di maniera.



Gli effetti di questa instabilità, oltre che sul piano militare, si manifestano anche nell’accesso alle materie prime, alle fonti di energia e alle terre rare, nella capacità produttiva in settori strategici, nella superiorità tecnologica e nella ricerca, nella competitività economica e, di conseguenza, nella sostenibilità dello sforzo.
Così come dimostrano le turbolenze e le minacce nel Mar Rosso, infatti, mettono a rischio proprio questo: la nostra economia, i nostri principi.



Il complesso quadro descritto ci fa comprendere la necessità che il Paese sia al passo coi tempi e affronti con rapidità ed efficacia le emergenze e le crisi internazionali. La Difesa deve poter contare su processi decisionali flessibili, rapidi ed efficaci e generare velocemente forze pronte.
Tutto questo ci induce a dover rivedere alcuni meccanismi su cui si basa la legge n. 145 del 2016 che, dopo ormai 8 anni dalla sua introduzione, sta ha mostrando alcuni limiti rispetto ai tempi in cui viviamo. Quest’anno siamo riusciti a presentare la Delibera Missioni entro il primo trimestre, saremmo riusciti anche prima se non fosse peggiorata verso la fine del 2023 la situazione del Mar Rosso. Saremmo arrivati probabilmente già a gennaio a presentarla. Ma la gravità della situazione internazionale ci impone azioni urgenti ed efficaci, soprattutto quando dobbiamo generare i contributi richiesti nei contesti delle principali Organizzazioni Internazionali cui facciamo riferimento. In tal senso, confido nella sensibilità del Parlamento affinché all’iter approvativo sia conferita la tempestività che le circostanze richiedono.
In questo senso, deve essere vista la proposta di disegno di Legge di modifica della legge 145 del 2016, approvata dal Consiglio dei Ministri il 25 gennaio scorso e ora al vaglio del Parlamento.



Il provvedimento si pone l’obiettivo di agevolare l’impiego operativo delle unità e dei mezzi impegnati nella stessa area geografica, garantendo maggiore flessibilità e tempestività nell’utilizzo, nonché di individuare e preparare forze ad alta e altissima prontezza, da impiegare al verificarsi di crisi o in situazioni di emergenza. L’attivazione di queste ultime sarà disposta con delibera del Consiglio dei Ministri da inviare alle Camere per l’autorizzazione, con una tempistica più rapida, in linea con le esigenze derivanti dalla gestione delle crisi.
Tra le novità, si prevede, anche, l’adozione di una procedura semplificata che, abrogando il DPCM di ripartizione delle risorse, consentirà di ridurre i tempi per il finanziamento delle missioni. Una modifica normativa, lo dico con chiarezza, che non farà venir meno assolutamente il controllo parlamentare sui profili finanziari.
Il Governo propone e il Parlamento dispone in tempi rapidi come oggi viviamo.

Entrando nel dettaglio della Delibera Missioni per il 2024.
La strategia di impiego dello Strumento militare si basa su quattro linee guida:
1. continuare a garantire la partecipazione alle operazioni fuori dai confini nazionali, adottando una postura coerente col conseguimento degli interessi nazionali ma ricercando, al tempo stesso, maggiore flessibilità, per far fronte a crisi impreviste;
2. incrementare l’attività di tipo cooperativo, per far sì che l’impegno nazionale coinvolga il “Sistema-Italia”, generando attività di capacity building in accordo al criterio di fornire “addestramento, equipaggiamento e sostegno”;
3. ricercare ruoli di rilievo e di leadership nelle missioni e operazioni dell’Alleanza Atlantica, dell’Unione Europea e delle coalizioni a cui partecipiamo, per tutelare con maggiore forza gli interessi nazionali;
4. sposare senza riserve l’approccio multidominio, fin dalle fasi di concezione e pianificazione degli interventi, rendendo ancor più integrate le attività e gli effetti nei diversi domini.
Le Forze Armate saranno presenti nei punti nevralgici delle aree di prioritario interesse strategico nazionale, in sinergia con la politica estera del MAECI, in un arco geografico di un’ampiezza senza precedenti: dai Paesi baltici lungo tutto il Fianco Est della NATO, dal Medio Oriente al Corno d’Africa, dal Mar Rosso sino al Golfo di Guinea passando per il Sahel.
In termini numerici, l’impianto programmatico per le missioni 2024 prevede l’impegno dello Strumento militare articolato su 36 schede missione. Di queste, 34 proseguono dall’anno precedente, e 2 sono di nuovo avvio, già approvate dal Parlamento lo scorso 5 marzo.
La Delibera, coerentemente con il ruolo dell’Italia nelle Organizzazioni Internazionali, assicura un contributo significativo a 9 missioni della NATO, 8 dell’Unione Europea e 5 delle Nazioni Unite; 14 iniziative saranno invece condotte all’interno di specifiche coalizioni o su base bilaterale.

Più in dettaglio.
Nel Fianco Est dell’Alleanza confermiamo la partecipazione alle iniziative messe in atto dalla NATO per potenziare la deterrenza e la difesa del quadrante, con un contributo che abbraccia i tre classici domini operativi.
Nel dominio terrestre, oltre all’impegno nell’area baltica per l’operazione enhanced Forward Presence a supporto del Battlegroup rischierato in Lettonia, l’Italia assicura il suo contributo al BattleGroup in Ungheria e in Bulgaria, dove tra l’altro ricopriamo il ruolo di framework nation. Termina, invece, in questi giorni, la missione di un anno del nostro sistema di difesa aerea e missilistica SAMP-T schierato in Slovacchia, ove era stato inviato per rimpiazzare un simile assetto statunitense. Il termine della missione, che era concordato con la controparte è legato anche all’esigenza di rimpiegare quel sistema in Italia, per incrementare la sicurezza dello spazio aereo nazionale in occasione degli eventi connessi con la presidenza italiana del G7 e del Giubileo del 2025.
Nel dominio marittimo, per il 2024 è confermato lo schieramento di un’unità navale con capacità antiaerea e missilistica in Polonia, per incrementare la sorveglianza dello spazio aereo di Varsavia e per contribuire alla difesa di specifiche infrastrutture critiche.
Contestualmente, i nostri assetti aerei partecipano al dispositivo di sorveglianza dello spazio aereo dell’alleanza e di raccolta dati nell’ambito delle attività Assurance Measures, nonché al potenziamento delle attività di Air Shielding per preservare l’integrità dello spazio aereo europeo dell’Alleanza.
Complessivamente, per il rafforzamento in ambito NATO del Fianco Est e Sud-Est, prevediamo un contingente massimo autorizzato di più di 3.000 unità, circa 1.100 mezzi terresti, 1 unità navale e circa 20 assetti aerei.
A questo schieramento, si aggiunge il contributo alle iniziative nell’ambito della Missione dell’Unione Europea EUMAM Ucraina, volta a garantire specifiche attività di addestramento a favore delle Forze Armate ucraine presso istituti militari, aree addestrative e installazioni militari in Italia e con personale di staff nei Comandi in Paesi membri dell’Unione.

EUMAM Ucraina coordina le sue attività con altri partner internazionali che condividono gli stessi principi, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Canada, sia su base bilaterale sia, soprattutto, con il consesso del “Gruppo di Contatto per la Difesa dell’Ucraina”.
Nei Balcani, forti del nostro ruolo regionale, riteniamo importante dare continuità ai nostri sforzi per la creazione di un ambiente sicuro. In tal senso, si conferma l’impegno in Kosovo, dove nel corso del 2024 chiederemo alla NATO di riassumere il Comando dell’Operazione NATO KFOR. La missione, che continua a garantire la stabilità del Kosovo, vede nel 2024 una consistenza massima di personale autorizzato pari a 1.550 unità. Sempre nei Balcani, contiamo di ampliare il nostro ruolo nell’Operazione EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina, incrementando la nostra presenza da 195 a 247 unità.
Spostandoci al Mediterraneo, l’obiettivo è garantire un’adeguata presenza a sostegno degli interessi nazionali, ampliando le cooperazioni bilaterali con i Paesi del Nord-Africa, anche per contribuire a mitigare il fenomeno migratorio illegale.
Qui vogliamo avere superiorità decisionale e dissuadere eventuali azioni che pregiudichino gli interessi nazionali, anche attraverso la partecipazione alle operazioni NATO e UE, che desideriamo sensibilizzare sempre di più alle problematiche del Fianco Sud.
Di conseguenza, la Difesa continuerà a garantire la sua presenza nel Mar Mediterraneo attraverso:
- il dispositivo aero-navale dell’operazione nazionale “Mediterraneo Sicuro” che assicura la presenza, sorveglianza e raccolta informativa nell’area d’operazione che abbraccia il Mediterraneo centrale e quello orientale;
- la partecipazione all’operazione europea EUNAVFORMED Irini, di cui continueremo ad avere il Comando Operativo, che assicura il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza ONU di contrasto ai traffici illeciti da e per la Libia;
- la partecipazione all’operazione di sorveglianza NATO Sea Guardian, che contribuisce alla creazione della Maritime Situational Awareness, mitigando il rischio di eventuali minacce alla sicurezza marittima;
- la partecipazione al dispositivo navale nell’ambito delle Standing Naval Forces, che con il proprio “Gruppo 2” opera nel Mediterraneo.
In totale, per la partecipazione a queste iniziative la Delibera prefigura un contingente massimo di circa 2000 unità, 12 navi e 15 assetti aerei.
Contemporaneamente, l’Italia ha ampliato la collaborazione con i Paesi nord-africani nell’ottica della prevenzione e risposta alle crisi, favorendo lo sviluppo di capacità autonome da parte di questi Paesi, in particolare nelle aree di più immediato interesse nazionale.
Nel Nord Africa resta di principale interesse l’evoluzione della situazione in Libia, dove la Difesa è impegnata in diverse iniziative sia derivanti da accordi di tipo bilaterale, sia all’interno delle Organizzazioni Internazionali.
Oltre alle già citate operazioni Irini e “Mediterraneo Sicuro”, continueremo ad operare nell’ambito della:
- Missione di Assistenza e Supporto in Libia (MIASIT), con compiti di assistenza, addestramento e capacity building;
- EU Border Assistance Mission LIBYA per la gestione integrata delle frontiere.
La Difesa è anche pronta una volta conseguite le necessarie tutele giurisdizionali, a dare seguito alle attività di formazione e addestramento delle Forze Armate della Tunisia, nell’ambito di una missione bilaterale, a conferma dell’interesse verso questo Paese.
Guardando alle aree immediatamente contigue al Nord-Africa, il nostro impegno prosegue nel Sahel, dove lo sforzo operativo è concentrato in Niger, attraverso la missione bilaterale MISIN.
Il colpo di stato avvenuto in Niger, nel luglio del 2023, ha rallentato l’impegno bilaterale in termini di presenza nazionale, con la temporanea sospensione delle attività di formazione, addestramento e supporto, in attesa di un chiarimento con le autorità locali. Dietro precisi impegni sul rispetto del diritto umanitario internazionale e al fine di evitare pericolose penetrazioni di Paesi non democratici, com’è avvenuto in Mali, sono però continuate le attività in ambito Cooperazione Civile-Militare e quelle tecniche per ultimare la costruzione della base nazionale sita nel sedime aeroportuale della capitale Niamey.
Nel Golfo di Guinea, tenuto conto del sempre più alto rischio di deterioramento del quadro di sicurezza, la Difesa proseguirà nell’impegno navale nel contrasto all’illegalità e alle attività di pirateria, operando per ampliare le attività di cooperazione con i Paesi costieri, in primis la Nigeria.
Nel Corno d’Africa proseguono le attività militari nazionali atte a rafforzare la cooperazione bilaterale, sincronizzandola con gli sforzi nelle Organizzazioni Internazionali.
L’impegno principale resta in Somalia, dove l’Italia partecipa alle iniziative europee EUCAP ed EUTM SOMALIA, e a quelle nazionali su base bilaterale, quali MIADIT SOMALIA e BMIS. Peraltro, guardiamo con interesse anche all’Eritrea, il cui Presidente ha fatto aperture interessanti a favore di una cooperazione strutturata con valenza regionale.
In Mozambico l’Italia continuerà la partecipazione alla missione europea di addestramento e consulenza a favore delle Forze Armate locali per il contrasto ai gruppi terroristici. Si sta valutando un eventuale piano di cooperazione a favore della Difesa mozambicana.
Veniamo, ora, all’impegno in Medio-oriente e in Oceano Indiano Nord-Occidentale.
Come già descritto, sia da me, sia dal Ministro Tajani lo scorso 5 marzo, siamo consapevoli della necessità di dover proseguire negli sforzi per alleviare le sofferenze della popolazione civile, con attività focalizzate su aiuti umanitari e assistenza sanitaria. Siamo stati i primi a farlo, seguiti solo dalla Francia, e ne siamo orgogliosi.
Per questo, è stata approvata una specifica operazione nazionale, denominata Levante che il Parlamento ha appena approvato e sulla quale non mi dilungo.
Ricordo, inoltre, che i nostri militari sono presenti in Libano per contribuire alla stabilizzazione del Paese. L’impegno complessivo di personale, tra la missione UNIFIL delle Nazioni Unite e la missione bilaterale di addestramento MIBIL, conta oltre 1300 unità, a conferma dell’importanza di Beirut per la stabilità regionale.
Anche in Iraq continuiamo ad agire nell’ambito dell’Operazione di colazione Inherent Resolve – Prima Parthica per la lotta contro il Daesh, dove impieghiamo un contingente massimo di circa 1000 unità, 180 mezzi terrestri e 16 assetti aerei, con compiti di addestramento delle Forze Armate e forze di sicurezza locali e supporto alle attività della Coalizione internazionale per la stabilizzazione dell’area. Prosegue, inoltre, nel Paese la nostra partecipazione alla missione di consulenza e rafforzamento NATO Mission IRAQ (NM-I), della quale nel maggio del 2023 abbiamo ceduto il Comando alla Spagna.
In merito alla situazione nel Mar Rosso, l’Italia ha subito riconosciuto la necessità di intraprendere misure urgenti, valorizzando il ruolo dell’Unione Europea. Il risultato di questa attività congiunta Esteri-Difesa è stata la decisione di lanciare la nuova Operazione Aspides. Un risultato importante, a presidio della libertà e della sicurezza della navigazione nel Mar Rosso, raggiunto su forte spinta italiana, francese e tedesca.
L’operazione punta a creare un meccanismo di protezione del traffico marittimo in tutta l’area.
L’Italia fornisce un contributo estremamente pregiato: il cacciatorpediniere Duilio, con il compito di ospitare il Comando Tattico Imbarcato, e un assetto aereo con capacità di sorveglianza e raccolta dati.
Inoltre, garantiamo la nostra partecipazione alle altre iniziative di sicurezza marittima che, già da anni, operano nell’area che va dal Canale di Suez e dal Mar Rosso fino allo Stretto di Hormuz e al Golfo Persico. In questo senso:
- abbiamo appena assunto il Comando tattico di EUNAVFOR Atalanta, missione dell’Unione Europea che si pone lo scopo di dissuadere e prevenire gli atti di pirateria nel quadrante nord-occidentale dell’Oceano Indiano (fenomeno ridivenuto attuale anche alla luce di quanto è avvenuto nei giorni scorsi alla Motonave bulgara Ruen);
- continueremo a essere attivi nell’ambito dell’iniziativa europea EMASOH, con lo scopo di assicurare la sorveglianza dello Stretto di Hormuz;
- assumeremo ad aprile il Comando della Combined Task Force 153, nell’ambito dell’iniziativa Combined Maritime Forces.
Per tutte queste iniziative operanti nel Mar Rosso, Golfo di Aden, Oceano Indiano Nord-Occidentale e Golfo Persico, è stata introdotta una scheda missione unica, che racchiude le aliquote di personale e mezzi impegnate per la sicurezza marittima di questo quadrante, nel rispetto dei numeri massimi di personale, mezzi e volume finanziario. Complessivamente questo “dispositivo multidominio” prevede un contingente massimo autorizzato di più di 600 militari, 3 unità navali e 5 assetti aerei.

Sulla base di questa rapida disamina, emerge chiaramente che la nostra Difesa assicura un contributo visibile e significativo, che, però, non è orientato esclusivamente alla sfera operativa, ma si caratterizza anche per la condotta di attività di cooperazione e diplomazia militare a favore dei Paesi dove insistono particolari situazioni di instabilità e crisi.
Questo perché la “sicurezza cooperativa” rimane l’unico valido strumento affinché le Istituzioni locali e i loro legittimi governi diventino capaci di poter prevenire, controllare e gestire in proprio le situazioni di instabilità sui loro territori.
Nell’attuale scenario globale, il concetto di sicurezza non è più legato alla sola dimensione militare, ma diviene multidisciplinare, intergovernativo e transnazionale.
In questo senso, le missioni militari sono lo strumento avanzato con cui creare le condizioni per un impegno di Sistema-Paese.
Ad esempio, nelle missioni in Africa dobbiamo stimolare e rendere possibile la crescita economica dei paesi in cui interveniamo, creando le condizioni per realizzare infrastrutture, ospedali, scuole e lavoro.
In questo senso, guardo con estrema fiducia a quanto l’Italia sta facendo con la messa in atto del Piano strategico Italia-Africa. Il “Piano Mattei” ribalta l’approccio degli ultimi decenni nel Continente africano, aprendo a nuove opportunità e forme di collaborazione. La Difesa è pronta, anche in questo caso, a fornire il suo contributo.

Nell’avviarmi a concludere, vorrei ribadire ancora una volta l’importanza del nostro sforzo, prova tangibile del rafforzamento del ruolo e della credibilità dell’Italia quale “fornitore di sicurezza” nell’ambito della Comunità Internazionale.
In linea con quanto ho espresso con la presentazione delle Linee Programmatiche del mio Dicastero, a gennaio dello scorso anno, il ruolo della Difesa italiana non si limita a fornire truppe.
Nell’ultimo anno abbiamo lavorato per migliorare la capacità di comando e controllo nazionale, con un maggiore coinvolgimento anche nei processi di pianificazione e condotta delle operazioni. Ne è un esempio il nostro impegno per l’avvio dell’Operazione Aspides nel Mar Rosso.
Il 2024 ci vedrà svolgere la funzione di Framework Nation in Bulgaria, di Comando di KFOR oltre alla “storica” guida della missione in Somalia. In ambito marittimo manteniamo il Comando operativo di Irini ed avremo il Comando tattico di Atalanta, che abbiamo anche in Aspides, oltre ad assicurare un periodo di Comando della Standing Naval Forces nel Mar Mediterraneo.
L’assunzione di questi importanti responsabilità di Comando testimonia la professionalità del personale delle Forze Armate e permette alla Difesa di esercitare un controllo più efficace affinché le attività rimangano nei limiti del mandato e rispondano agli interessi nazionali che abbiamo ricevuto dal Parlamento.
Il nostro Paese si pone come un partner militare di pregio e lo fa a fronte di un budget di spesa per la Difesa nettamente inferiore rispetto a quasi tutti i Paesi Alleati con i quali condividiamo un simile livello di impegno e di ambizione. Scusatemi se lo ribadisco.
La sintesi di tutto quanto finora descritto è l’azione a tutela degli interessi nazionali, strategici, nonché la garanzia di sicurezza e stabilità del nostro Paese, nel rispetto della Costituzione e dei suoi principi ispiratori. È a ciò che mira l’impiego dello Strumento militare autorizzato con questa Delibera Missioni 2024.

Per concludere lasciatemi ringraziare in primis al Ministro Tajani e il Ministero degli Esteri per la collaborazione che in questi anni si è creata che ci consente di portare avanti e costruire queste missioni insieme; e anche la velocità con cui quest’anno questa Delibera è arrivata in Parlamento nasce dalla bontà di questo rapporto. Ma soprattutto gli uomini e le donne della Difesa, ma non solo, tutti quelli che lontano dal nostro Paese rappresentano con grande dignità ed orgoglio i nostri interessi


Redazione
 
  


 
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