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foto di: G. Lami
Europa: nomine annunciate
''Non direi che i presidenti von der Leyen e Meloni filino sottobraccio e concordino appieno'', commenta il generale Burgio
29-06-2024 - A fronte di tutte le attestazioni di vittoria della destra alle elezioni europee, Madame Ursula von der Leyen ha potuto mettere insieme una maggioranza in grado di assicurarle la nomina propria e quella di persone di gradimento come Alto Rappresentante per la politica estera e Presidente il Consiglio europeo.
Verrà sostenuta, grosso modo, dalle forze che furono con lei nella precedente legislatura.
Si è ben compreso che avrebbe potuto procedere anche senza l’Italia, e che chiedeva al nostro governo di unirsi solo per assicurarsi una maggioranza più solida di quella che, in effetti, possedeva.

Almeno abbiamo capito che nonostante l’avanzata tanto strombazzata delle destre francesi e la solida tenuta di quella italiana, in Europa socialisti-progressisti, liberali, popolari, magari coi verdi, la faranno da padroni come hanno fatto nella precedente legislatura/
Peraltro, acclarato ciò, si sta procedendo in Italia alle solite esagerazioni.
Per la sinistra l’Italia sarebbe isolata. Ovvero non avendo concesso il proprio voto alla von der Leyen e ai suoi fidati, da oggi non conterebbe nulla.

Beh, a parte il fatto che Forza Italia fa parte di questa maggioranza, se la Meloni avesse dato il suo appoggio alle scelte di von der Leyen & Co., avrebbe contato di più l’Italia, ovvero il corso portato avanti dal governo italiano, con il parziale distacco di Forza Italia?
Non credo. Una volta che i gruppi-partiti che da soli avevano i numeri per governare in Europa avessero deciso una cosa, era possibile far sì che i parlamentari italiani dei partiti di governo votassero compatti contro? Non credo, nel qual caso Forza Italia avrebbe dovuto sfilarsi prima e non l’ha fatto. Per cui accettare i nomi proposti dalla von der Leyen significava solo – per la Lega e FdI – legarsi le mani, sostenere il governo europeo e poi non poter dire di no. E del resto, al di là delle femminili cordialità, non direi che i presidenti von der Leyen e Meloni filino sottobraccio e concordino appieno.
In ciò ritengo comprensibile la scelta della Meloni.
Così come si rifiutò di sostenere il governo Draghi, costituendo risibile opposizione in chiave numerica, ora rifiuta di sostenere von der Leyen & Co.. Allora numericamente il suo no era trascurabile, ma politicamente fu investimento che le coagulò masse di voti per le politiche del 2022. Pertanto ora si mette in finestra e aspetta un sempre possibile futuro ripensamento di Forza Italia, magari causato da sviluppi di politica interna.

Fra 3 anni vi saranno le nuove elezioni politiche e Forza Italia potrebbe riconsiderare il suo attuale posizionamento, qualora risultasse chiaro che l’italico elettore di centro-destra desideri schierarsi contro questa Europa.
Inoltre così facendo Fratelli d’Italia non accetta patti con le sinistre italiane e in Italia resta l’unica forza che con le sinistre non si è mai alleata, dato che nonostante le roboanti asserzioni, anche M5S ha ceduto a quella sirena, finendo per diventare un’appendice del PD. Al contrario in Italia ogni scelta impopolare dell’Europa può far comodo, anche per lo scarso senso di appartenenza che c’è in Italia rispetto all’UE.

Nella peggiore delle ipotesi il PdC Meloni si prepara al prossimo assalto, specie se le destre francese e tedesca dovessero guadagnare, e si propone come forza che non si allinea a chi – secondo l’ottica di una parte dell’elettorato – ha operato scelte scellerate in Europa, siglate verde.
Non dico che abbia fatto bene o male in chiave ideologica, ma sicuramente ha fatto la scelta più intelligente in termini politici, tirando anche la volata a Marine Le Pen per le prossime elezioni politiche francesi.
Inoltre il PdC Meloni si è mosso in direzione coerente a quanto praticato, come accennavo, nel caso del governo di larghe intese voluto dal PdR Mattarella e targato Draghi.

Anche l’impostazione caratteriale dei leaders sovente guida le scelte politiche di un partito. Avrebbe dovuto accettare di salire sul carro della vincitrice quando è ancora in ballo la contesa per un posto di spicco in Europa, ma senza alcuna assicurazione di un occhio di riguardo nelle assegnazioni? Poteva garantire un sostegno oggi rischiando che Macron domani le passasse davanti “di corto muso” nel piazzamento di propri connazionali?
No. E il mio parere è solo tecnico, non investe convinzioni ideologiche.

In questo scenario credo abbia fatto la cosa più saggia, o almeno quella che non le avrebbe legato le mani per il futuro. In teoria il ripetersi di certe eco-scelleratezze potrebbe esserle utile in chiave nazionale e europea.
Ha dimostrato sinora di saper attendere, non si è logorata nel fare opposizione, è possibile che stia ripetendo la tattica che le è stata congeniale?
Non vedo quindi un’Italia più isolata di quel che era. Son due anni che il nostro governo è critico verso la linea di Bruxelles, e che gli italiani di segno contrario nelle istituzioni europee non lo favoriscono. E l’elettore italiano non ha penalizzato questo governo.

Carmelo Burgio
 
  


 
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