Notizie dall'Italia

Chi Vespa mangia le mele?
''Se le gesta eroiche devono costare la distruzione totale d’un popolo, vi sarebbe almeno da discuterne...'', chiosa il generale Burgio
01-11-2026 - Bruno Vespa, sempiterno giornalista, ogni anno ci delizia con un libro. Inutile pubblicizzarglielo: tanti che devono far omaggio a “un amico che legge tanto”, e magari leggon poco, per andare sul sicuro si dividono fra lui e Cazzullo.
Scrive bene, il che non significa che sia sempre il Verbo, ma tale caratteristica è diffusa fra color che dispongono di bella penna.
Stavolta, sfruttando la messe d’interviste della sua altrettanto sempiterna “Porta a Porta”, tocca anche il tema della guerra russo-ucraina.
Che, a sentire il centro-destra di governo, è quello su cui sussiste l’èinsanabile divisione con Futuro Nazionale.
Così riprende nell’ultima sua fatica, storico-politico-letteraria, l’intervista a Vannacci.
Ove con strappalacrime premessa sull’eroismo della divisione “Folgore” ad Alamein – il Vespa nazional-popolare stigmatizzava la posizione del generale che propendeva per misure volte a obbligare Kiev a sottoscrivere una pace.
Già, perché per il sempreverde anchor-man, aver militato nella “Folgore”, e averla pure comandata, è sinonimo di resistenza ad oltranza, fino all’ultimo uomo e all’ultima cartuccia.
Andiamo con ordine, allora.
L’armata di Rommel giunse ad Alamein sulla scorta di un azzardo, dopo la presa di Tobruk del 21 giugno 1942.
In precedenza era stato deciso di fermarsi dopo aver strappato Tobruk ai britannici, e prendere Malta.
Ma Rommel forzò la mano.
Una volta ad Alamein, unico punto non aggirabile da sud, gl’italo-tedeschi non avevano alternativa che resistere.
E magari ribaltare la situazione come già accaduto, e raggiungere Nilo e Alessandria d’Egitto, sperando nella progressione giapponese da oriente.
Una ritirata, per lo più a piedi, sarebbe finita come poi avvenne. E arrendersi in massa, oltre a far perdere l’onore, non garantiva neppure di salvare la vita, considerato ciò che accadeva in prigionia, fra disagi e malattie.
Ma soprattutto gl’italo-tedeschi combattevano fruendo delle scarse risorse che pervenivano dalle loro madrepatrie.
Insomma, vi è ben poca analogia con la situazione in Ucraina, paese che combatte grazie alle risorse dell’Europa.
E che non ha la minima possibilità di riprendersi Crimea e Donbass senza i “boots on the ground” di USA e UE. Che hanno fatto chiaramente capire che non vogliono impolverarsi gli stivali – saggiamente – per non scatenare una guerra mondiale.
La “sparata” su Alamein, la “Folgore” e l’eroismo dei suoi “Ragazzi”, è storicamente del tutto campata in aria.
Ci dica l’onnisciente evergreen anchor-man come invece ritiene di vincerla questa guerra.
E nessuno eccepisca che Bruno Vespa non ne abbia i mezzi cognitivi.
Con adeguato aggiornamento su Face-Book, tutti son in grado di esprimere una dotta valutazione che illuminerà il globo terracqueo, su questo tema divisivo e ben noto.
E soprattutto – perché no – saranno capaci con arringa impetuosa degna d’Alessandro Magno a Isso, di motivare i soldatini giallo-azzurri e condurli alla vittoria, “in 1 contro 100”.
Perché, in un conflitto, e dopo 5 anni, non si può disquisire di come fare a prolungare la resistenza per qualche mese.
O si riesce a individuare la linea d’azione per vincere, o si sta solo conducendo un popolo al macello. Resistere senza prospettive è solo un modo per aumentare tasso d’eroismo, di retorica, e di Caduti. Tre concetti magari anche belli a vedersi al cinema, ma che portano a poco.
Churchill, rimasto solo, decise di resistere all’Asse, ma sapeva che gli USA sarebbero accorsi, prima o poi.
Per ragioni commerciali e politiche.
Qui l’Ucraina sa almeno che nessuno le si schiererà al fianco.
E così si vuol scambiare la visione che vuole portare a interrompere la guerra, con quella di chi appoggia un autocrate come Putin.
Che ha scatenato il conflitto, ne reca tutte le responsabilità morali e storiche, ma dispone anche di un arsenale nucleare di cui un professionista deve tener conto.
Dire che si debba combatterlo e basta, senza alcuna prospettiva di vittoria, significa accettare che fece bene Hitler a continuare la guerra, ignorando l’enorme potenziale umano e industriale sovietico.
O dire che fece male il re a cambiare campo, una volta compreso che l’invasione dell’Italia era già iniziata, con gli sbarchi in Sicilia e a Salerno. E se non si passava con gli Alleati la distruzione sarebbe stata totale, come quella sofferta da Germania e Giappone.
Belle le gesta eroiche, ma se devono costare la distruzione totale d’un popolo, vi sarebbe almeno da discuterne.
Carmelo Burgio

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