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''1943 tra Guerra e Resistenza''
Convegno organizzato dall’Ufficio Storico presso lo Stato Maggiore della Difesa

29-11-2023 - Nei giorni 10 e 11 Ottobre 2023, nella Scuola Ufficiali Carabinieri si è tenuto il Convegno “1943 tra Guerra e Resistenza” organizzato dall’Ufficio Storico presso lo Stato Maggiore della Difesa.

All’apertura del Convegno, il Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ha parlato dell’importanza dei legami etici all’interno delle forze armate, all’interno dell’Esercito e di quanto essi differiscano dai legami di sola natura gerarchica.

Allora il pensiero ha iniziato a correre veloce e per associazione di idee e istantaneamente un dato si è posto alla mente: in “Psicologia delle masse e analisi dell’io” (1921) Freud ha analizzato la Chiesa e l’Esercito come “masse artificiali” e ha svelato la natura dei legami che li uniscono.
Nello sviluppo del suo pensiero, egli arriva a tracciare la formula della costituzione libidica di una massa caratterizzata dalla presenza di un capo, ma per arrivare ad enunciarla, bisognerà attraversare le acque impetuose dell’io, approdare nel porto poco sicuro dell’ideale dell’io e definire quel particolare legame che è l’identificazione con l’altro. Il punto da cui partire per comprendere come Freud teorizza e svela queste dinamiche è “Introduzione al Narcismo” (1914), opera in cui si passa dal “vecchio” dualismo tra pulsioni dell’io e pulsioni sessuali alla più opportuna dicotomia tra libido dell’io e libido oggettuale. Nel testo viene riconosciuto l’io come l’originario serbatoio della libido e viene strutturata la teorizzazione dell’Ideale dell’io, sostituto del perduto narcisismo infantile, che tanto fondamentale si rivelerà nello studio della psicologia delle masse e quindi dell’esercito, inteso come una massa artificiale avente un capo.
Dopo questa panoramica, è possibile parlare del tema che più interessa, l’Esercito come massa artificiale, perché come si vedrà, l’analisi della massa stessa non può a sua volta prescindere dallo studio della natura individuale.

Freud si muove lungo due direttrici, una che guarda alla figura del capo e l’altra che si concentra sul rapporto tra il singolo e gli altri individui appartenenti al gruppo. Egli si chiede cos’è una massa e qual è il legame che tiene unite le persone tra loro in un tale contesto. Qual è quell’elemento che influisce così tanto sulla vita psichica del singolo?
Il punto iniziale della riflessione freudiana parte dal riscontro di una modificazione dell’attività psichica della persona in un gruppo siffatto i cui effetti si palesano in una esaltazione dell’affettività, in una riduzione delle capacità intellettuali e in un allineamento dell’individuo a tutti gli altri.

Prende in esame la Chiesa e l’Esercito, per due motivi essenzialmente: perché in entrambe è esplicita la figura di un capo e perché in esse il singolo vive nella convinzione di essere amato dal capo come tutti gli altri individui. Il legame che unisce il singolo al capo è lo stesso che lega gli uni agli altri i singoli membri della massa; quindi ognuno da una parte è libidicamente legato a un capo e dall’altra, alle persone che compongono la massa. Questo doppio vincolo può già testimoniare un abbassamento dello spirito d’iniziativa individuale.
A questo punto, Freud si interroga sulla natura di questi legami. Di che tipo sono?

Certamente si tratta di pulsioni sessuali non dirette, ma di pulsioni inibite nella meta per mezzo delle quali la libido oggettuale viene sviata dalla destinazione originaria. Ma oltre l’investimento oggettuale (ossia l’attenzione rivolta verso un’altra persona), quanti e quali altri tipi di legami emotivi possono esistere?
“L’identificazione” è il processo psichico preso in esame da Freud. Essa è per la psicoanalisi la prima forma di un legame emotivo con un’altra persona e rappresenta la preistoria del complesso edipico.
Egli distingue tre forme di identificazione e quella che attiene al nostro argomento è la terza. Questo genere di processo può sorgere in un rapporto qualsiasi, per un aspetto posseduto in comune con una persona che non è oggetto di pulsioni sessuali (attrazione). Tanto più forte e rilevante sarà questo aspetto posseduto in comune, tanto più riuscita sarà l’identificazione. Quindi ciò che “allaccia” e vincola un unico uomo a tutti gli altri all’interno di una massa tale è di questa natura ed è causato da un importante aspetto affettivo posseduto in comune tra tutti: il legame istituito con il capo.

Ora bisogna ricorrere “all’innamoramento” per spiegare la particolare relazione che si istituisce tra una singola persona e il capo. Nel quadro di questa affettività, quella dell’innamoramento, ha colpito il fenomeno della “sopravvalutazione sessuale”; in questi casi accade che tutto ciò che riguarda l’oggetto d’amore viene esaltato, tutte le sue qualità vengono apprezzate ed esso finisce per sfuggire a qualsiasi tipo di giudizio critico.
L’io di chi ama è sempre meno esigente e rispetto all’oggetto, la coscienza morale cessa di essere applicata. Questa falsificazione ha come divorato l’io di chi prova desiderio in quanto l’oggetto della bramosia è stato idealizzato. In ultima analisi, l’oggetto ha preso il posto dell’Ideale dell’Io. E questo è il punto di approdo freudiano in relazione al rapporto che lega in una massa come l’esercito, il singolo individuo al capo.
Come nell’ipnosi, nella malia amorosa e nell’adorazione di un leader, una figura esterna può diventare depositaria dell’ideale dell’io di un individuo. Quando questo processo avviene contemporaneamente in più persone, in una situazione di gruppo può scomparire qualsiasi forma di pensiero critico. Può accadere inoltre che a volte l’oggetto serva a sostituire un proprio Ideale dell’io non raggiunto. Si compie una scelta per delle caratteristiche non possedute dal soggetto e si ama a causa delle perfezioni a cui si è mirato per il proprio io. In ultima analisi, si amerà per un proprio soddisfacimento narcisistico.
E’ necessario ora spendere delle parole su questo ideale dell’io, concetto tra i più controversi in Freud. L’ideale dell’io è il sostituto del perduto narcisismo infantile/primario che corrisponde a uno stadio evolutivo molto precoce durante il quale il bambino nato da poco investe tutta la sua libido su di sé in quanto egli stesso è il suo ideale e in lui non c’è ancora distinzione tra un io e un tu (e un’altra persona).
Ma poi con la crescita questo mondo felice del piccolo in cui egli è sufficiente a se stesso, questo narcisismo, viene abbandonato a causa delle critiche e dei rimproveri dei genitori e delle altre persone che ad essi si sostituiscono nell’educazione del bimbo. Il fanciullo si trova in pratica a dover rinunciare alla sua perfezione perché si scontra e incontra col mondo che mette costantemente in discussione la sua unicità.
L’ideale dell’io è infatti un’istanza della personalità in cui confluiscono (in questo periodo degli studi di Freud) il narcisismo infantile ossia l’idealizzazione dell’io, le identificazioni coi genitori, i loro sostituti e gli ideali collettivi. E’ come se l’ideale dell’io fosse un gradino all’interno dell’io, una proiezione e l’uomo non deve perciò rifugiarsi in questo ideale dell’io ma deve amare, capire, vivere e coinvolgersi con tutto il suo io reale, dopo un approfondito confronto con la realtà (esame di realtà).
Perciò, tornando al discorso precedente, se l’oggetto, ossia la “persona ammirata”, viene collocata al posto dell’io, la persona sarà pronta, dopo un adeguato e opportuno esame di realtà, ad arricchirsi delle qualità dell’altro; se invece l’oggetto viene collocato al posto dell’Ideale dell’io significa che l’esame di realtà è stato saltato, che non si è riusciti a fare i conti con la propria posizione nel mondo che mette in forte discussione l’immortalità dell’io.
E’ ora possibile enunciare la formula della costituzione libidica di una massa (quelle con la presenza di un capo): una massa è un insieme di individui che si identificano l’uno con l’altro nel loro io e sostituiscono il loro ideale dell’io con un oggetto in comune.
Il cerchio può chiudersi e tornare al principio: nella massa l’io trova la sua rivalsa di fronte al trauma della pluralità, identificandosi con altri individui in una sorta di grande io e il singolo rinuncerà al proprio ideale dell’io sostituendolo con l’ideale collettivo incarnato nella figura del capo.
Per Freud diventa allora fondamentale che l’individuo sappia sollevarsi sempre al di sopra di ogni anima collettiva di cui partecipa per mantenere un po’ di autonomia, di originalità e d’indipendenza intellettuale; infatti un vero rapporto interumano per essere valido deve essere intenso e appagare i profondi desideri dell’io e deve essere ben dentro la realtà senza sminuire il senso di responsabilità. Ogni sospensione dell’esame di realtà produce solo esaltazione degli affetti e senso di grandezza, svanisce il concetto di impossibile e scompaiono le inibizioni individuali.




Ilaria Parpaglioni
 
  
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