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Ci conquisteranno
''Islam si traduce in ‘’sottomissione’’ all’unico vero Dio, Allah...'' chiosa il generale Burgio
25-10-2026 - Quell’Allah che ebbe per unico profeta Mohammed.
E non è una novità che obbiettivo dell’Islam sia diffondersi in tutto il mondo, per sottometterlo all’unico vero Dio che – per fregarci meglio – ci dicono sia equivalente allo Javèh ebreo e al Dio cristiano.

In effetti lo è solo in quanto al vertice di religione monoteista, ma se ne differenzia in quanto a misericordiosità, propensione all’amore, e desiderio di sottomettere i credenti degli altri due.
Al netto delle prese in giro, che vogliono presentarcelo “onnipotente e misericordioso”. Pensateci bene: per quanto criticabile come ogni fede, l’ebraismo non ha mai mosso campagne di conquista per diffondersi, e per l’Europa cristiana diffondere la fede fu sono un mezzo per far denaro accaparrandosi le risorse degli altri continenti.

Invece appena gli arabi, dall’essere divisi in tribù in continua guerra fra loro, hanno abbracciato unitariamente l’Islam, hanno iniziato in suo nome a conquistare il mondo conosciuto cercando di convertirlo con le buone e le cattive.
Prima il Nordafrica, raggiungendo la Spagna il 30 aprile 711.
Da qui penetrarono fino in Francia, ove il 10 ottobre 732 li sconfisse a Poitiers Carlo Martello, nonno di Carlo Magno. Invasero la Sicilia a partire dal 17 giugno 827, e li cacciarono fra il 1061 e il 1250 i normanni, guidati nell’ultimo periodo da Federico II.
Sempre nella 2^ metà dell’800 d.C. si insediarono nel basso Lazio, per essere scacciati nel 915 nella battaglia del Garigliano, da una Lega guidata dal Papa Giovanni X, sostenuta da principi longobardi.
Si trattò della prima espansione motivata da ragioni religiose.

Le crociate, successive, avevano il vero scopo di dominare quella che diventerà la via della Seta nel settore mediorientale e il Mediterraneo orientale, che ne era il tratto marittimo verso gli empori di Venezia e delle repubbliche marinare.
La colonizzazione europea del mondo ebbe il pretesto di diffondere la croce, mentre l’Islam ce lo dice a chiare lettere da sempre.
Secondo chi vi aderisce deve essere diffuso, per far apprezzare a tutti quanto sia bello vivere senza libertà civili, con le donne velate e intabarrate che camminano tre passi dietro agli uomini, e le regole di vita civile asservite ai principi di quattro imam, sovente subdoli nel carpire la buona fede dei gonzi.

Non voglio sciacallare su Youssuf Shier, l’ideatore del massacro di vetrine a Milano e in mezza Italia, usandolo come esempio di ciò che succede con l’integrazione.
Certo: ha studiato, s’è laureato, ha avuto possibilità e opportunità, e ciononostante ha finito per predicare la distruzione e la rivolta contro il mondo in cui – apparentemente – s’era integrato.
Ancorché gli sia andata decisamente meglio del suo amico autore – in auto – del macello di inermi passanti a Modena.

È però altrettanto vero che tanti musulmani hanno percorso la sua strada, e non costituiscono alcun pericolo. Abbiamo, ad esempio, la paradigmatica conversione dello scrittore e giornalista egiziano Magdi Allam.
Che poi è fra i più attivi a rappresentarci il pericolo dell’Islam, e non è un caso che, dopo aver scritto per Repubblica e il Corsera, ne sia stato progressivamente bandito con la progressiva scivolata a sinistra dei due quotidiani.
Sbagliato è dire che ogni musulmano costituisca un pericolo per il nostro mondo che, si sia o meno credenti, è fondato su valori classici e cristiani.

Piuttosto, ritengo corretto dire che dare spazio all’Islam, nel nostro Occidente, sia pericoloso.
È sufficiente leggere la storia. Si tratta di un’idea, di un mondo, di una dottrina, che è antitetica a tutto ciò che l’Europa ha conquistato in termini di pensiero e diritti civili.
È un vero totalitarismo che avrà requie solo quando ci avrà ridotto in schiavitù.
E il bello è che ce lo dice serenamente.

E grazie a una serie di fortune, applicando la legge esistono solo ragioni giuridicamente inappuntabili per rifiutare e ritardare la concessione di cittadinanze a queste persone.
Diniego e ritardo propedeutici e vincolanti a rispedirli a casa loro, una volta accertatane l’individuale pericolosità. A rivedere la policy d’accoglienza, che non consiste solo nelle “Open Arms” imbecilli, ma in tutte quelle agevolazioni che gli vengono offerte per vivere fra noi.
A difendere il mondo che hanno costruito con sacrificio i nostri genitori ed avi.
Lo sottolineo: non è la prima volta che cercano di schiacciarci, continuano da ben oltre un millennio.
Meditiamo.




Carmelo Burgio
 
  


 
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