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Libia, la roadmap elettorale si arena sul consenso istituzionale
Il Consiglio di Sicurezza ONU sostiene l’accordo del 30 agosto, approvato dalla Camera dei Rappresentanti e respinto dal Consiglio di Stato
29-10-2026 - Il 14 ottobre, davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Hanna Tetteh, rappresentante speciale del Segretario generale per la Libia e responsabile della United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL), ha confermato le difficoltà nell’attuazione dell’accordo firmato il 30 agosto a Tripoli dallo Smaller Convening, noto anche come formato 4+4.Il 4+4 è un tavolo negoziale ristretto, promosso e facilitato dall’ONU per sbloccare il confronto sui primi due passaggi della Political Roadmap: la ricostituzione della Commissione elettorale nazionale e la revisione delle norme che regolano le elezioni presidenziali e parlamentari.
Il formato riunisce rappresentanti delle quattro principali componenti coinvolte nel processo: il Governo di Unità Nazionale (Government of National Unity, GNU), con sede a Tripoli; l’Alto Consiglio di Stato (High Council of State, HCS), anch’esso a Tripoli; la Camera dei Rappresentanti (House of Representatives, HoR), con sede a Bengasi; e il Comando generale dell’Esercito nazionale libico (Libyan National Army, LNA), guidato da Khalifa Haftar e radicato nella Cirenaica, nell’est del Paese.
Il formato non sostituisce queste istituzioni né costituisce un nuovo organo statale: mira a raggiungere un’intesa politica tra attori in grado di influenzare il processo e creare le condizioni per le successive decisioni istituzionali.
La scelta di un tavolo ristretto è maturata dopo mesi di difficoltà. Secondo Tetteh, le due Camere avevano compiuto pochi progressi sui primi punti della roadmap.
L’ONU ha quindi facilitato un confronto più circoscritto, che ha portato all’accordo del 30 agosto.
L’intesa prevede la ricostituzione del Board della High National Elections Commission (HNEC), la Commissione elettorale nazionale, e la risoluzione delle questioni costituzionali e legislative ancora aperte. Stabilisce inoltre un percorso verso le elezioni presidenziali e parlamentari entro un periodo massimo di 24 mesi, sotto un’unica autorità esecutiva e con istituzioni nazionali unificate.
Il sostegno internazionale e il dissenso libico
L’8 settembre il Consiglio di Sicurezza ONU ha accolto favorevolmente l’accordo, definendolo un passo importante verso elezioni libere, trasparenti e inclusive. Ha invitato tutti gli attori libici a sostenerne l’attuazione.
Anche il Governo di Unità Nazionale, il Comando generale e il vicepresidente del Consiglio Presidenziale Musa al-Koni hanno espresso sostegno all’intesa.
Il 14 settembre è arrivata l’approvazione della Camera dei Rappresentanti, riunita a Bengasi.
Il 28 settembre la presidenza della Camera ha inoltre comunicato all’UNSMIL l’adozione di atti legislativi relativi all’accordo e alla composizione del Board della HNEC. La Missione ONU ha preso atto delle decisioni, ricordando che i passaggi procedurali e giuridici devono rispettare lo spirito di consenso alla base dell’intesa.
La posizione dell’Alto Consiglio di Stato è stata opposta. Il 5 ottobre l’HCS ha respinto l’accordo e gli atti collegati adottati dalla Camera, contestando il metodo seguito e sostenendo che fossero state aggirate le procedure costituzionali, giuridiche e consensuali previste per il processo politico.
Il dissenso investe quindi anche il ruolo del 4+4.
Per l’HCS, un’intesa raggiunta da un gruppo ristretto non può sostituire le prerogative delle due Camere né i meccanismi istituzionali previsti per le decisioni sul quadro elettorale. Per l’UNSMIL, invece, il lavoro del tavolo ha creato una base politica sulla quale proseguire il confronto, senza escludere ulteriori consultazioni.
La Commissione elettorale e le altre opposizioni
Un secondo fronte riguarda la composizione della HNEC. L’accordo del 30 agosto indicava Dhou al-Hamali per la presidenza del Board.
Il Consiglio Presidenziale, presieduto da Mohamed al-Menfi, ha invece confermato Imad al-Sayeh alla guida della Commissione, aprendo una controversia sull’attuazione dell’intesa.
Il vicepresidente Musa al-Koni ha contestato il decreto, sostenendo che fosse stato adottato senza una decisione collegiale.
Le riserve non provengono soltanto dalle istituzioni.
Il 26 agosto, prima della firma, 57 partiti politici avevano chiesto di essere coinvolti nel negoziato e criticato il possibile ricorso a un sistema di candidature individuali per le elezioni parlamentari. Le formazioni sostenevano che tale impostazione avrebbe limitato la competizione attraverso liste e programmi di partito.
È rimasto inoltre aperto il canale della commissione congiunta 6+6, composta da sei membri della Camera dei Rappresentanti e sei dell’Alto Consiglio di Stato, incaricata di elaborare le leggi elettorali.
Il 10 settembre, ad Ankara, i presidenti delle due Camere hanno discusso con il capo dell’intelligence turca Ibrahim Kalin la possibilità di riattivare questo percorso.
Il 4+4 e il 6+6 hanno funzioni diverse: il primo è un tavolo politico ristretto che ha cercato di superare lo stallo generale; il secondo è una commissione congiunta delle due Camere, legata al lavoro sulle leggi elettorali.
La presenza di canali paralleli riflette la mancanza di un accordo condiviso sul metodo da seguire.
La prossima fase
Nel briefing del 14 ottobre, Tetteh ha annunciato nuove consultazioni con i partecipanti al 4+4 e la valutazione di un meccanismo nazionale a più ampia rappresentanza, previsto dall’articolo 5 dell’accordo.
La Missione intende quindi utilizzare il lavoro già svolto come base, ampliando il confronto con altri attori libici.
Tetteh ha richiamato anche la frammentazione del sistema giudiziario, che può incidere sulla certezza del diritto e sull’integrità delle elezioni. Il percorso elettorale, ha sottolineato, non può essere separato dalle altre criticità istituzionali del Paese.
Ad oggi, dunque, non risulta ancora raggiunta un’intesa tra la Camera dei Rappresentanti e l’Alto Consiglio di Stato sull’accordo del 30 agosto.
Il 4+4 ha prodotto un’intesa politica, ma non è riuscito a trasformarla in un accordo condiviso da tutte le istituzioni chiamate a renderla operativa.
La fase successiva dipenderà dalla possibilità di ampliare il consenso, chiarire le procedure e coordinare i diversi percorsi negoziali.
Il nodo resta trasformare l’intesa del tavolo ristretto in un percorso istituzionale condiviso, condizione necessaria per procedere verso le elezioni.
Carmela Modica

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