Notizie dal Mondo

Tolleranza?…dal quotidiano ‘’Al-Ittihad’’ del 28 ottobre 2026
Pierangelo Panozzo suggerisce la lettura di questa considerazione di Abouna Yoannis Lahzi Gaid (è stato il segretario di Papa Francesco)
30-10-2026 - La tolleranza è una delle più antiche virtù umane, morali e religiose. Esprime la nobiltà d’animo, la riconciliazione con sé stessi e un’apertura consapevole agli altri.
Nella nostra regione araba, la tolleranza occupa da tempo un posto centrale nel dibattito culturale, sociale e religioso, rappresentando l’apertura delle religioni e la loro moderazione nei rapporti con chi è diverso.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno offerto al mondo un modello unico e concreto di attuazione di questo valore: dall’istituzione del «Ministero della Tolleranza e della Coesistenza» alla storica firma del «Documento sulla Fratellanza Umana», avvenuta ad Abu Dhabi nel febbraio 2019 per mano di Sua Eminenza il Grande Imam di Al-Azhar e di Sua Santità Papa Francesco, allora alla guida della Chiesa cattolica, fino alla costruzione della «Casa della Famiglia Abramitica».
Questo orientamento non è nato per caso, ma è il frutto dell’opera del compianto padre fondatore, lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan — che Dio abbia misericordia della sua anima — il quale seppe andare oltre i confini del proprio tempo e gli orizzonti geopolitici della sua epoca, fondando uno Stato capace di tendere a tutti una mano di benevolenza e amore.
I suoi figli e la saggia leadership del Paese hanno proseguito su questa strada, aprendo porte e cuori a nazionalità e culture diverse e adottando leggi rigorose che vietano la discriminazione, sanzionano il pregiudizio e puniscono l’estremismo.
Poiché le società vitali riesaminano continuamente i propri risultati e perfezionano i propri strumenti, oggi si pone con forza una domanda di ordine intellettuale e civile: la sola tolleranza è sufficiente come quadro di riferimento per organizzare i rapporti con chi è diverso?
Oppure è giunto il momento di andare oltre la tolleranza, verso una piena «cittadinanza», fondata sui principi moderni dei Paesi più avanzati?
Pur riconoscendo alla tolleranza un grande valore morale e umano, la filosofia politica e la sociologia contemporanee indicano che essa, da sola, non basta a gestire la diversità negli Stati moderni.
Il concetto di tolleranza rimane infatti condizionato dalla disponibilità della persona o dell’istituzione che la esercita. In sostanza, resta una scelta discrezionale. Quando un diritto si fonda sulla benevolenza, si trasforma in una concessione o in un favore, che può essere revocato o ritirato al mutare delle circostanze o del clima generale.
La tolleranza può inoltre sottintendere una posizione di superiorità.
Il pensatore tedesco Johann Wolfgang Goethe e altri intellettuali hanno evidenziato come questo concetto possa talvolta assumere un carattere autoritario o egemonico: come se una parte si considerasse titolare di una legittimità originaria e scegliesse di accettare l’altra, creando così una distanza e una disparità tra le due.
Spesso, inoltre, la tolleranza viene intesa come una disposizione morale ed emotiva, mentre le società integrate hanno bisogno di strumenti istituzionali e giuridici stabili, capaci di proteggerle dalle oscillazioni degli umori.
La cittadinanza rappresenta invece uno dei più grandi salti di qualità nella storia del pensiero politico moderno.
È il quadro sociale e costituzionale che regola il rapporto tra individuo e Stato sulla base di principi chiari e inequivocabili.
Si fonda sull’imparzialità e sull’uguaglianza davanti alla legge.
Supera le distinzioni artificiose tra i cittadini e sancisce il principio della piena uguaglianza davanti alla Costituzione, alle istituzioni e alla giustizia.
I cittadini si distinguono soltanto per le proprie competenze e per la dedizione al lavoro e alla patria.
La cittadinanza si fonda sui diritti, non sui favori. In questo quadro, gli individui non traggono i propri diritti dalla generosità delle autorità o dalla tolleranza della maggioranza, ma dalla forza della legge e del testo costituzionale. Diritti e doveri costituiscono un insieme stabile, che non muta al variare delle convinzioni personali.
Infine, la cittadinanza si basa sulla lealtà alla patria e sulla sovranità del suo ordinamento istituzionale, anziché sull’appartenenza religiosa o su identità particolaristiche. Ciò assicura la stabilità delle società, il loro progresso e uno sviluppo positivo sotto l’egida di una legge comune.
A sostegno di questa trasformazione logica, storica e oggettiva, la letteratura intellettuale internazionale e araba sottolinea l’importanza di passare dalla fase della «convivenza sul piano emotivo» a quella dell’«integrazione giuridica e istituzionale».
Nella filosofia politica moderna, il filosofo francese Paul Ricœur, nei suoi scritti sulla giustizia e sul riconoscimento, considera il passaggio dalla tolleranza, intesa come virtù morale, al riconoscimento giuridico e istituzionale una condizione fondamentale per realizzare la giustizia sociale e una pace duratura.
La tolleranza termina dove comincia l’effettiva uguaglianza dei diritti.
Nella prassi costituzionale comparata, gli studi di sociologia del diritto confermano che i Paesi più avanzati e stabili sono quelli che sono riusciti a trasformare la diversità culturale e religiosa da «peso da sopportare con pazienza e tolleranza» in «patrimonio nazionale organizzato secondo le regole di una cittadinanza paritaria».
In questo contesto, l’esperienza degli Emirati Arabi Uniti costituisce un modello unico.
Il Paese, che si è distinto nella costruzione di un ambiente di tolleranza e convivenza, dispone oggi di un quadro legislativo e istituzionale avanzato: dalle leggi contro la discriminazione e l’odio alla tutela dei diritti umani, fino all’evoluzione del sistema dei visti e dei permessi di soggiorno.
Questi strumenti lo preparano al passo successivo: consolidare il concetto di cittadinanza inclusiva e di responsabilità condivisa, che leghi tutti coloro che vivono su questa terra al destino e al futuro della nazione e faccia del rispetto della legge e dei doveri verso il Paese il criterio supremo di appartenenza.
Gli Emirati possiedono l’esperienza e le conoscenze necessarie per guidare la regione dalla luce della tolleranza all’alba della cittadinanza.
L’invito a passare dalla tolleranza alla cittadinanza non sminuisce il valore della tolleranza: ne rappresenta il coronamento, elevandola dal livello dell’«etica individuale» a quello di un «sistema istituzionale duraturo».
Il padre fondatore, lo sceicco Zayed — che Dio benedica la sua anima — ha spalancato questa porta con la sua grande visione umanitaria.
Oggi gli Emirati Arabi Uniti proseguono il proprio cammino pionieristico verso il futuro, valorizzando le persone, promuovendo lo Stato di diritto e affermando che le nazioni si costruiscono e prosperano attraverso un’equa integrazione dei diritti e dei doveri di tutti.
P.P.

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