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Uganda e Tanzania, il petrolio cerca il mare e costruisce un’alleanza
L’oleodotto verso l’Oceano Indiano avvicina Kampala ai mercati internazionali e rafforza il ruolo di Dodoma
21-10-2026 - Per vent’anni il petrolio dell’Uganda è stato soprattutto una promessa. Oggi quella promessa prende forma lungo 1.443 chilometri di oleodotto, dal bacino del lago Alberto alla costa tanzaniana.
È un’infrastruttura che racconta l’ambizione di due Paesi africani: valorizzare le proprie risorse, collegare le economie e conquistare maggiore autonomia nelle scelte di sviluppo.
Il progetto si chiama East African Crude Oil Pipeline, EACOP.
Da Hoima, nell’Uganda occidentale, raggiunge Chongoleani, vicino a Tanga, sull’Oceano Indiano. Trasporterà il greggio dei progetti Tilenga e Kingfisher, offrendo a un Paese senza sbocco sul mare un collegamento con i mercati internazionali.
L’investimento è stimato in circa 5 miliardi di dollari.
Progettato come il più lungo oleodotto per greggio riscaldato elettricamente al mondo, manterrà il petrolio ceroso ugandese nelle condizioni necessarie al trasporto. La capacità prevista raggiunge 230.000 barili al giorno.
Nella società EACOP, TotalEnergies detiene il 62%, le compagnie pubbliche ugandese UNOC e tanzaniana TPDC il 15% ciascuna, CNOOC l’8%.
Il calendario richiede prudenza
Secondo quanto riferito da una responsabile UNOC all’African Energy Week, l’obiettivo è avviare la produzione commerciale entro giugno 2027, con le esportazioni a seguire.
Nella stessa comunicazione, l’avanzamento dell’oleodotto è indicato al 92%. Completare i lavori, mettere in servizio gli impianti e caricare la prima nave restano passaggi distinti.
Per Kampala, il progetto apre una prospettiva di entrate, occupazione e crescita delle competenze industriali.
Per Dodoma significa rafforzare la funzione della Tanzania come collegamento tra l’interno del continente e le rotte oceaniche.
La partecipazione delle due compagnie pubbliche dà a questa collaborazione anche una dimensione economica diretta.
Il contesto internazionale rende preziosa la diversificazione delle forniture e dei percorsi.
Le difficoltà dei traffici attraverso Hormuz hanno mostrato quanto le economie dipendano da pochi passaggi strategici.
Affacciata sull’Oceano Indiano, l’Africa orientale può rafforzare i collegamenti con i mercati asiatici.
È un’opportunità da costruire attraverso affidabilità, costi sostenibili e accordi duraturi.
La Tanzania guarda anche al gas.
Il progetto LNG, stimato in 42 miliardi di dollari e sviluppato con il coinvolgimento di Shell ed Equinor, attende gli accordi conclusivi. Il 13 ottobre il ministro delle Finanze ha indicato la prospettiva di completarli nei mesi successivi. Restano poi la decisione finale d’investimento e la costruzione: le esportazioni petrolifere attraverso Tanga appaiono quindi più vicine di quelle di gas da Lindi.
Sostenere questa ambizione significa prendere sul serio anche le comunità coinvolte.
Le contestazioni sugli indennizzi e i rischi ambientali richiedono risposte verificabili.
TotalEnergies riferisce progressi nelle compensazioni; il risultato dovrà misurarsi nella possibilità delle famiglie di recuperare reddito e condizioni di vita adeguate, insieme alla tutela degli ecosistemi.
Uganda e Tanzania hanno ragioni concrete per credere in questo percorso.
La prova decisiva sarà trasformare i ricavi e le opportunità industriali in servizi, formazione e lavoro.
Un oleodotto può portare il petrolio al mare.
Una cooperazione lungimirante può fare arrivare i benefici dello sviluppo molto più lontano.
Pierangelo Panozzo

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