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Un letto per Mattia
Luciana si batte per ottenere una vita dignitosa per il proprio figlio immobilizzato da 28 anni
08-02-2018 - “Siamo alla frutta; dopo aver aspettato lunghi mesi, oggi ho avuto in mano le autorizzazioni all’acquisto del letto con base elettrica e materasso ventilato, per il mio Mattia”.
Incomincia così la sfogo di Luciana Gallus, mamma di Mattia, costretto a letto da 28 anni. Mattia non è autosufficiente, ha bisogno di continua assistenza, di cure mediche, di strutture che rendano meno tragica la sua vita e che possano alleviare, almeno in parte, la fatica di colei che l’assiste.
“E’ una estrema necessità per Mattia poter adagiarsi in un letto adatto al suo grave stato.”
Luciana parla e si sfoga davanti a quella "specie" di letto che le passerebbe la Asl, ma che è costituito da “due pezzi di legno” assemblati collegati ad una presa elettrica, per un prezzo di 847 euro, con un materasso che costa 312 euro, quantità di denaro messa a disposizione dalla Azienda sanitaria sarda.
Con quel prezzo non è possibile acquistare un letto adeguato, perché un letto ospedaliero, come servirebbe a Mattia, costa molto di più.
E quel materasso costa più di quello comprato a sue spese per il lettino estivo e da sistemare in terrazza affinché il figlio possa almeno godere del bel sole della Sardegna.
“Sono indignata” esclama rivolgendosi al manager della Asl N 8 sarda che le ha fatto consegnare tale letto, “e sono certa che è costato molto di più il suo pranzo di oggi, il suo e quello dei suoi ospiti a Sassari; sa cosa le dico e le auguro? Di non provare mai l’umiliazione provata poco fa da me, sentendomi dire nel negozio dove solitamente ordino e acquisto i presidi sanitari per Mattia, che non esiste un letto a questo prezzo, perché con un prezzo così basso sarebbero costretti a darmi una rete con due ruote e un materasso gonfiato a pompetta, o compressore”.
Mattia pesa 55 kg; non è un peso facile da sollevare per una donna che già è provata per notti passate insonni, e dopo giornate di lavoro.
Lo sdegno dimostrato da Luciana è stato pubblicato anche sui social, sollevando non poco calore tra gli utenti di Facebook, amici suoi, che hanno anche offerto disponibilità a darle una mano: Luciana risponde che è lo Stato a dover intervenire, lo Stato, assente, deve essere parte prima nel fornire assistenza sanitaria.
Dalla Romagna, Lucia le dice che “la regione Sardegna dovrebbe vergognarsi; io abito in Romagna e ti assicuro che i letti che danno sono dei signori letti”…
Un altro le scrive: “so che in diverse regioni di Italia viene dato tutto attraverso il verbale della commissione medica che attesta una gravità come quella di Mattia e quindi viene passato e fornito il necessario tutto gratis, per appunto a patologie tipo quella di Mattia. Non so se la regione Sardegna e la Sanità Sarda tutto ciò lo passa”.
Altri danno sostegno morale a Luciana: “massimo sostegno per Mattia e per questa mamma che lotta come una leonessa contro "la burocrazia" e l'inadeguatezza della sanità pubblica di rendere un servizio efficace, pronto e puntuale”…
“Devo proteggere Mattia, continua Luciana, da una politica del risparmio sulla pelle di chi soffre e ha vere necessità; Mattia ha solo me, ed io ho il diritto di proteggerlo e rendergli una vita dignitosa anche in un letto…ma che sia comodo”.
Luciana esprime tutta la sua indignazione verso i funzionari della Asl:
“Ma una dignità credete che non l’abbiamo? Vergognatevi!
Il vostro stipendio, signori dirigenti, sarà molto più sostanzioso, del costo misero delle due tavole che avete deciso di concedere a mio figlio Mattia, che nulla ha avuto; sapete cosa vi dico ancora? A mio figlio il letto e il materasso adatto alla sua grave situazione lo troverò Io, anche a mie spese; ma non di certo venendo da voi ad accattonare ancora un presidio che è dovuto, un’assistenza che è dovuta, un diritto a vivere bene che è dovuto e che invece è negato; mio figlio è quasi costretto sin dalla nascita ad accattonare diritti! Voglio far vivere mio figlio dignitosamente anche in un letto perché quello è l'unico posto dove può vivere senza il timore che gli si creino le piaghe.
Due tavole assemblate a risparmio..... usatele voi”.
A ME STESSA…
Per tutte le volte che ho dedicato parole ad altri cercando di trasmettere il mio amore…
per tutte le volte che nel mio silenzio ho urlato aiuto.
A me stessa,
per ricordarmi che dentro di me batte un cuore
che ha bisogno di attenzioni 
e non solo da coloro che percorrono il mio stesso cammino,

ha bisogno delle mie attenzioni.

Per tutte le volte che ho ignorato le mie lacrime,
 asciugandole distrattamente,

Per tutte quelle volte che, anteponendo il mio orgoglio,
 ho guardato altrove,

Per tutte le volte che non ho seguito il mio istinto
 e per quelle volte che ho rimproverato la mia fragilità.

A me stessa
Per ricordarmi che le parole,
 così come le carezze, cullano l’animo di chi ne ha bisogno.

Questa è la poesia che leggerò
 tutte le volte che non avrò una mano amica,

tutte le volte che il silenzio che mi circonda farà male.

A me stessa

Per tutte quelle volte che non ho ascoltato il mio silenzio,

Per le volte che ho camminato nel mio dolore.

A me stessa
Pper ricordarmi quanto sia importante ascoltarsi....



Maria Clara Mussa
 
  


 
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