13:37 domenica 01.11.2026
Paura o speranza per le donne afghane?
Presentato ''Exit tragedy Pensare che volevamo la pace per l'Afghanistan'' nell'ambasciata dell'Afghanistan a Roma
fotografie di: G. Lami e K. Laneri

11-03-2022 - Tutto è incominciato con il progetto dell’ambasciatore afghano in Roma, Khaled Ahmad Zekriya che ha invitato i Comuni italiani ad innalzare la bandiera afghana, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, in onore delle donne afghane.
L’idea dell'ambasciatore, uomo illuminato e convinto assertore dei diritti delle donne, è stata accolta favorevolmente da alcuni comuni, tra i quali quello di Pomigliano d’Arco (Napoli) e quello di Marino (Roma).
Ma quell’idea non è rimasta unica protagonista della giornata internazionale delle donne.
L’ambasciatore, nell’occasione, ha voluto presentare il libro scritto da Maria Clara Mussa e Daniel Papagni, “Exit tragedy, Pensare che volevamo la pace per l’Afghanistan”, edito da LoGisma, in cui la situazione delle donne afghane è raccontata con molti particolari.
Una raccolta di testimonianze e di immagini che rendono omaggio sia a coloro che nel corso dei venti anni di missione cosiddetta di pace hanno sacrificato la propria vita per contribuire a rendere il Paese meno disastrato, sia alle donne afghane che stanno subendo le peggiori angherie da parte dei talebani ora al governo.
Nel corso dei venti anni di missione, da molti ora considerati spesi inutilmente, vista l’attuale situazione che si è creata dopo l’abbandono del Paese da parte della Nato, gli autori hanno compiuto numerosi viaggi nel Paese degli aquiloni, sia embedded con i contingenti internazionali, sia unembedded, frequentando da vicino la popolazione afghana, condividendone le abitudini e le sofferenze.
E di questo, l’8 Marzo scorso, si è parlato nel corso dell’evento dal titolo “Paura o Speranza? Il futuro delle donne in Afghanistan sotto i Talebani”, fortemente voluto dall’ambasciatore Zekriya nella sede dell’ambasciata dell’Afghanistan in Roma, alla presenza di un folto pubblico e con la partecipazione di esperti e di relatori impegnati proprio sul tema dei diritti delle donne.
Moderatore dell’incontro, il generale Giuseppe Morabito, Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation ha invitato gli autori del libro ad esporre le proprie considerazioni e i propri timori sull’attuale situazione delle donne afghane, “… le nostre sorelle, alle quali è imposto il burqa e proibito di vivere, non hanno la possibilità di far sentire la propria voce; dobbiamo essere noi la loro voce e urlare per la loro libertà”, ha detto Mussa, “non bisogna smettere di parlare di loro, anche ora, anche se adesso i fatti tragici che avvengono in Ucraina sembrano superare in importanza ogni altro evento… dobbiamo ogni giorno sensibilizzare l’opinione pubblica, il mondo intero, sulla questione delle donne afghane”.
Anche Daniel Papagni ha raccontato la propria esperienza come reporter embedded e unembedded, sottolineando che “… il mestiere di reporter è quello di portare a casa il lavoro, le immagini di quello che accade… ma io so che se dovessi imbattermi in una situazione in cui un essere umano si trova in grave pericolo, non scatto la foto, ma lascio la macchina fotografica e corro in aiuto. E’ meglio un buon ricordo che una foto ricordo”.
“La donna ha un ruolo fondamentale in quei paesi lontani, una donna forte rende  l’uomo forte in un sistema che si enuclea nella società odierna”. Tra una fotografia e l’altra, il messaggio è chiaro “non lasciamo indietro nessuno”.
Sull’onda delle emozioni provocate dai racconti degli autori, si sono alternati al podio relatori impegnati proprio nel settore dei diritti umani.
La senatrice Anna Cinzia Bonfrisco, membro della Sottocommissione per la sicurezza e la difesa e della Delegazione per le relazioni con l'Assemblea parlamentare della Nato, ha dichiarato che le associazioni di donne afghane andrebbero riconosciute come una speciale ONG, una sorta di forum nei Paesi europei in cui sono rifugiate, un “Parlamento in esilio” accanto al Parlamento Europeo che affronti la necessità di sostenere le donne afghane. E su tale tema, la senatrice sta presentando una proposta che si augura venga positivamente considerata.
L’avvocata Carmen Tiziana De Angelis, vice presidente di Zonta Roma Capitolium, ha illustrato le attività di Zonta che ha dato vita ad un progetto, “il faro sulle donne di Kabul”, presentato alla fine dello scorso anno; l’avvocata Myriam Caroleo Grimaldi sul tema del diritto internazionale ha affermato: “Come si afferma nel libro Exit Tragedy l’Afghanistan paga il pegno di una geografia che ne ha determinato la storia, la politica e la natura del popolo, trafitto dalle guerre civili”. 
Con un appassionato intervento, Rajae Bezzaz, nota inviata di Striscia la Notizia e conduttrice radiofonica, ha sottolineato come tutte le donne del mondo debbano essere rispettate nei loro incontestabili diritti, portando anche come esempio il proprio stile di vita, di donna libera, libera di lavorare e di vestirsi e di avere amicizie… come dovrebbe essere per le donne afghane, ricadute sotto il dominio di esaltati terroristi.
Anche Mario Cutuli, fratello di Maria Grazia, la giornalista uccisa in Afghanistan il 19 novembre del 2001 ha espresso parole di sostegno e solidarietà.
Illuminato sostenitore dei diritti delle donne, Esmaeli Qorbanali, considerando e concordando sulle testimonianze riportate nel libro “Exit Tragedy”, ha confermato nel proprio intervento le attuali situazioni del suo Paese, l’impoverimento, la carestia e la desolazione che imperversano in Afghanistan, il cui prezzo è pagato soprattutto dalle donne e dai bambini.
Una testimonianza toccante quella della rifugiata attivista afghana, Batool Haidari, che ha elencato le tragedie che subiscono le donne afghane e le proposte che invece vogliono portare avanti nella propria lotta contro le imposizioni del nuovo governo.
Prima della conclusione dell’incontro, il sindaco di Pomigliano d’Arco, Gianluca Del Mastro, dopo aver raccontato come la sua città sia ospitale nei confronti di famiglie afghane ed ora anche di alcuni ucraini, ha ricevuto un riconoscimento dalle mani dell’ambasciatore Zekriya.
Il generale Giorgio Battisti, primo comandante della missione Isaf (International Security Assistance Force) nel 2001, ha tirato le fila degli interventi che si sono susseguiti, sottolineando, insieme agli autori del libro, che l’Afghanistan non deve essere dimenticato. Ora sul palcoscenico delle tragedie c’è la guerra in Ucraina, ma questo non deve distogliere l’interesse del mondo nei confronti dell’Afghanistan
E su questa nota, l’ambasciatore Zekriya, al cui fianco per tutta la sera è stata la bellissima moglie Lina, ha concluso il convegno con un pensiero che condividiamo:
È  necessario comprendere il vero senso dell’inclusione in Afghanistan, dove i  talebani ricercano il riconoscimento diplomatico, l’eliminazione dalla lista delle sanzioni dei terroristi, l’accesso alle risorse congelate, la  bramosia di espansionismo, il cui carattere distintivo e transnazionale è il forte legame con Al-Qaeda.
Risulta quindi fondamentale ristabilire i legami di pace, ma soprattutto urge una modifica alla Costituzione. 
Eppure l’articolo 6 della Costituzione afghana recita: “Lo stato ha il dovere di creare una società prospera fondata sulla giustizia sociale, sulla tutela della dignità umana, e dei diritti umani, sulla realizzazione della democrazia e di garantire l’unita nazionale e l’uguaglianza tra tutti i gruppi etnici e tribali e di provvedere allo sviluppo equilibrato di tutte le aree del paese”.

Le donne afghane chiedono libertà, istruzione, educazione per le proprie figlie, in una società tristemente segnata da minacce e persecuzioni. Queste donne si sono ribellate per non esser private di diritti inviolabili e inalienabili, in una battaglia ancora aperta. Purtroppo spesso alla base vi è l’idea che i percorsi che portano all’emancipazione femminile non debbano necessariamente svilupparsi adottando il modello universalista dell’ideologia femminista occidentale, ma che possano invece realizzarsi attraverso l’accettazione e la reinterpretazione critica della propria tradizione culturale.
Redazione


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