00:59 mercoledì 17.07.2019
‘’Lavaredo 2019’’ non solo esercitazione
Le Truppe Alpine in Cadore hanno mostrato la propria capacità operativa nello scenario delle tre cime patrimonio dell’UNESCO
fotografie di: Cybernaua

14-07-2019 -  “Lavaredo 2019”, esercitazione alpinistica internazionale, ha portato sulle montagne venete 700 soldati di 6 nazioni ed un comando NATO coordinati dalle Truppe Alpine dell’Esercito.
La giornata in cui l’esercitazione si è conclusa è stata venerdì, 11 Luglio scorso, alla presenza del generale di Corpo D'Armata Salvatore Farina, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e del generale Claudio Berto comandante delle truppe alpine.
Non è stata solo un’esercitazione per tastare le capacità e le peculiarità degli alpini, ma anche uno spettacolo di forte emozione per i turisti che hanno ammirato le attività che si svolgevano con il concorso di Amx, elicotteri, incursori, protezione civile e Croce rossa, in un contesto coordinato e diretto dalle truppe alpine.
Sulle Tre Cime di Lavaredo, montagna tra le più famose delle Dolomiti, patrimonio mondiale UNESCO, oltre 200 alpini hanno arrampicato lungo 14 vie, dalle più accessibili fino alle più dure con un VIII grado di difficoltà.
Protagonista il personale delle brigate Julia e Taurinense, gli istruttori del Centro Addestramento Alpino e gli atleti del Centro Sportivo dell’Esercito. Assieme a loro, sulle cenge dolomitiche hanno operato colleghi cileni, omaniti, spagnoli, sloveni e francesi, soldati di eserciti stranieri che da anni si addestrano al movimento in ambiente montano sulle Alpi, insieme alle truppe da montagna italiane, le più antiche, articolate e numerose del mondo occidentale, molti dei quali già incontrati durante i Ca.Sta o alle ‘’Cinque Torri’’.
Ad assistere, insieme ai generali Farina e Berto, anche la sindaca di Auronzo Pais Becher, che ha portato i saluti dell’amministrazione, il sindaco di Dobbiaco, il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, il presidente dell’ANA Sebastiano Favero, e numerosi ex alpini ed ex comandanti di unità alpine nonché ex bersaglieri e amanti della montagna.
L’àmbito paesaggistico conosciuto ed apprezzato in cui si è svolta l’esercitazione e dove le Truppe Alpine hanno operato con massima attenzione, è stato rispettato, azzerando l’impatto antropico al contesto naturalistico, grazie all’applicazione di una serie di regole, accortezze, indicazioni e modi di operare redatte da un ingegnere ambientale della riserva selezionata, appositamente impiegato per il suo specifico expertise.
Una serie di attenzioni quasi naturali per chi, come "l'alpino", è abituato per tradizione o per formazione, ad operare in montagna.
La verticalità delle pareti dolomitiche è stata affrontate dal personale del 2° reggimento alpini nell’atto tattico che ha visto l’impiego di numerosi assetti specialistici provenienti, tra l'altro, dalle forze speciali e dall'aviazione dell’Esercito, (AW129 Mangusta, Ab 205, Ch 47), con alcuni sorvoli di Amx dell’Aeronautica militare
//www.cybernaua.it/video/video.php?idvideo=175
Mettendo in pratica la dottrina del mountain warfare, con immissioni in fast rooped ed esfiltrazioni con velivoli, gli alpini hanno portato in Cadore anche un pezzo di storia della specialità che oggi, con spirito nuovo, sta trovando collocazione tattica.
L’obice 105/14, un pezzo d’artiglieria in uso dagli anni 60 fino agli inizi del 2000, è stato impiegato in sperimentazione per un impiego in particolari situazioni tattiche. 
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 “La montagna è nel DNA degli alpini, oggi come ieri le sue esigenze e le sue regole dettano l’addestramento, così selettivo da fare dei soldati di montagna dei “Militari al quadrato” –ha detto il generale Berto- l’addestramento che la montagna permette è irrinunciabile per l’alpino”.
Ed a proposito del ‘’rispetto’’ dovuto alla montagna ha sottolineato come in “Lavaredo 2019” si sia voluto tenere gli elicotteri un po’ più discosti dalle pareti, nel riguardo di questo bene dell’Umanità.
Ma, nonostante queste restrizioni, la soddisfazione del generale era evidente:
La parte alpinistica è stata straordinaria, ove si sono dimostrate le capacità esclusive degli alpini, che hanno affrontato difficili vie in pareti; i soldati sono atleti formidabili, i nostri alpini così come gli altri appartenenti alle forze armate, che hanno partecipato all’esercitazione: i finanzieri, la Polizia di Stato, i carabinieri, gli incursori di Marina e di Aeronautica.
Voglio sottolineare un aspetto: questi ragazzi che avete potuto osservare nella parte tattica sono gli ‘’Alpieri’’ soldati che, se gli alpini sono al quadrato, sono soldati al cubo
”.
Il mondo del verticale, il regno della vertigine, è una dimensione importante, ha fatto notare Berto, anche se, lì per lì, potrebbe non sembrare adeguata a quelle che sono le esigenze tattiche moderne: saper uscire dall’elicottero, scendere in fastrooped e le tecniche della montagna sono formativi e utilizzati per le esigenze tattiche.
La soddisfazione di Berto era palese e alla nostra domanda:
“Generale, dalle ‘’Strade sicure’’ al ‘’Ponte Morandi’’, questa esercitazione è sempre più un esempio di ‘’Dual use’’ della Forza Armata?
Sì, assolutamente; noi stiamo investendo sempre più nel dual use; abbiamo assistito a cosa sono in grado di fare gli alpini in ambiente verticale, parliamo di squadre di soccorso, cooperazione in attività con la finanza; siamo impegnati in tantissimi altri scenari, i nostri reggimenti duali per eccellenza sono il reggimento Genio e il reggimento Logistico; ma tenete presente che tutte le scuole di soccorso sono adeguate; tra l’altro ricordo anche che a Mosul la diga è stata manutenzionata dai nostri alpieri“.


 
Maria Clara Mussa


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