03:17 giovedì 17.10.2019
‘’Arab Geopolitics after the Caliphate. How to exit the fragmentation trap’’
Questo il tema della conferenza organizzata dalla NDCF (NATO Defense College Foundation) alla Luiss a Roma
fotografie di: cybernaua

14-10-2019 - Lo scopo di questa quinta conferenza, di una serie nata nel 2011 con le Primavere Arabe, è stato quello di riunire, come di consueto, esperti, decisori politici e analisti provenienti dalla regione, per discutere gli sviluppi strategici dei partenariati NATO nell’area.
L'incontro si è svolto nell’aula magna della Luiss a Roma, il 9 ottobre scorso, in collaborazione con la NATO Political Affairs and Security Policy Division (PASP) e il NATO Defense College.
Nel parterre, il pubblico era composto da rappresentanti dei media, analisti e ricercatori, e da numerosi rappresentanti della Lega araba.
Diciannove gli oratori, tra i quali Mahmoud Gebril, ex primo ministro della Libia (a capo del Consiglio Nazionale di Transizione libico nel 2011), Tripoli; Jamal Mohamed Fakhro, managing partner, KPMG, Manama; Mahmoud Karem, ex ambasciatore alla NATO e all’Unione Europea e Commissario del Consiglio per i Diritti Umani, Il Cairo; Nicola de Santis, Capo della sezione Relazioni Esterne, Public Diplomacy Division, NATO HQ, Bruxelles; Ian Lesser, vice presidente, The German Marshall Fund of the United States, Bruxelles, Matteo Codazzi, amministratore delegato al Centro Elettronico Sperimentale Italiano, Giovanni Romani, Capo divisione Middle Est and North Africa, NATO Hq Brussels.
Dopo l’introduzione da parte del presidente della NDCF Alessandro Minuto-Rizzo, che ha sottolineato quanto sia basilare la sinergia tra Unione Europea e NATO, si è entrati nel vivo dei temi in programma.
Uno dei motivi ispiratori della conferenza e tema del primo panel “Rebuilding the arab region”, è il recente attacco alle raffinerie saudite Aramco, quale ultima dimostrazione di come le rivalità tra stati continuino a destabilizzare gli equilibri regionali e i mercati globali.
Mentre il secondo panel ha visto relatori trattare la questione delle energie rinnovabili, come alternativa alla dipendenza dal petrolio, tema sul quale Adnan Z. Amin, che ha guidato dal 2011 al 2019 l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), ha parlato degli sviluppi e di come i produttori di energia fossile debbano affrontare il cambiamento; ricordiamo che durante il suo mandato, Amin è divenuto il rappresentante istituzionale delle energie rinnovabili a livello globale.
Con il terzo panel, si è entrati nel merito delle situazioni relative al Magreb e al Sahel, regioni colpite da terrorismo, migrazioni illegali e contrabbando.
Interessante è stata la presenza della giornalista palestinese Mayssoun Azzam di Al- Arabiya, che ha condotto la discussione sugli stati nazionali e sui loro problemi, umanitari e di potere, derivanti dall’impegnativo processo di ricostruzione regionale, temi del primo panel.
Un dato sottolineato da Nicola de Santis, sin dal primo momento della sua relazione, è che il califfato, quale Stato Islamico, è stato distrutto, “…è ormai finito, nulla di fatto per lo Stato, non esiste materialmente, ma ancora ne esiste l’ideologia, che per poter scomparire avrà bisogno di alcune generazioni… ” e l’Islam, una bella religione, è stato strumentalizzato; e l’ideologia dell’odio trova facile diffusione, grazie all’ipervelocità dovuta alle nuove tecnologie.
Il movimento islamico è ancora vivo e riesce a penetrare nella società civile.
Occorre cooperazione internazionale, cooperazione tra NATO, Mondo arabo e anche Israele, occorre partenariato e interoperabilità delle menti; la comunità internazionale può assistere i Paesi arabi nel rafforzamento delle loro istituzioni, ma solo i Paesi arabi possono sradicare l’ideologia del califfato, educando a una corretta interpretazione dell’Islam. E’ un lavoro che spetta gli Arabi.
L’ex primo ministro libico Mahmoud Jibril, ha da parte sua sottolineato come sia impossibile realizzare un governo in Libia a causa della debolezza dell’autorità e dell’assenza di uno stato unitario: “prima di parlare di identità nazionale, occorre realizzare interessi comuni”...anche avviando iniziative e relazioni costruttive con l’Egitto.
La situazione mediorientale descritta dagli esperti è delicata: la Siria è ancora all'epicentro di forti divisioni e competizioni regionali. La Libia, l'altra guerra civile in corso, è in una situazione ancora peggiore. Le ripercussioni sulla sicurezza sono dirette su Egitto e Tunisia, indirette su tutto il Maghreb e il Sahel e avvertite anche dalla parte settentrionale del Mediterraneo.
Lo Yemen sembra essere dimenticato, ma è un conflitto che destabilizza allo stesso tempo la penisola arabica e il Corno d'Africa, a causa dei rischi posti alla libertà di navigazione attraverso il punto di strozzamento di Bab el-Mandeb e a causa di terroristi combattenti e trafficanti nella zona. La sicurezza energetica incombe costantemente come un problema cruciale per l'area e i suoi clienti globali.
I problemi attuali, che impegneranno anche il futuro, sono improntati sull’immigrazione illegale e sul terrorismo.
Maria Clara Mussa


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