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foto di: web
Iran ha chiuso proprio ora lo Stretto di Hormuz
Strategia di consolidamento dell’autorità della Guida Suprema Ali Khamenei, quale scenario?
20-02-2026 - La chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz annunciata dall’Iran il 17 febbraio 2026 non è stata soltanto una dimostrazione militare. È stata una mossa strategica calcolata dentro una tripla dinamica: pressione negoziale sul dossier nucleare, necessità di consolidamento politico interno e risposta alla crescente pressione economica delle sanzioni.
Per comprenderne la portata reale occorre andare oltre la cronaca militare e analizzare le cause strutturali che hanno spinto Teheran ad agire proprio in questo momento.

La tempistica: una leva negoziale sul nucleare
La chiusura è avvenuta mentre a Ginevra erano in corso colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare.
Diversi centri di analisi geopolitica — tra cui International Crisis Group e Chatham House — hanno evidenziato come l’Iran utilizzi ciclicamente la leva dello Stretto per aumentare il proprio potere negoziale senza arrivare a un confronto diretto.
Il messaggio implicito è chiaro: Teheran non può competere sul piano economico globale, ma può influenzare direttamente il sistema energetico mondiale. Attraverso questo corridoio transitano infatti circa 20–21 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa un quinto del commercio globale.
Anche una chiusura temporanea o solo il rischio percepito è sufficiente a far aumentare premi assicurativi marittimi, volatilità dei prezzi energetici e tensioni sui mercati.

Il fattore interno: potere politico e legittimazione
Un elemento decisivo riguarda la politica domestica iraniana.
La decisione si inserisce nella strategia di consolidamento dell’autorità della Guida Suprema Ali Khamenei, che negli ultimi anni ha rafforzato il peso delle componenti più dure del sistema politico.
In questo quadro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica svolge un ruolo centrale: non solo attore militare, ma pilastro economico e politico del regime.
Le esercitazioni nello Stretto hanno avuto anche una funzione interna: dimostrare forza, alimentare il consenso nazionalista e spostare l’attenzione dalle difficoltà economiche.

Il peso delle sanzioni: pressione economica e strategia di risposta
L’economia iraniana resta fortemente colpita dalle sanzioni internazionali, con inflazione elevata, svalutazione della valuta e limitazioni all’export energetico.
Secondo analisi del Wilson Center, la strategia iraniana può essere definita come “deterrenza economica asimmetrica”: Teheran non può eliminare le sanzioni con strumenti tradizionali, ma può aumentare i costi sistemici per chi le impone.
In questo senso, lo Stretto rappresenta uno strumento di pressione indiretta sull’economia globale e sugli stessi Paesi occidentali.

Russia e Cina: perché partecipano davvero
La dimensione più significativa della crisi è il coinvolgimento di Russia e Cina nelle esercitazioni navali congiunte.La loro presenza risponde a interessi precisi:
Per Mosca: rafforzare l’asse anti-occidentale, dimostrare capacità di proiezione globale, proteggere indirettamente il proprio export energetico

Per Pechino garantire sicurezza delle rotte energetiche, consolidare partnership strategiche nel Golfo
e testare cooperazione militare extra-regionale
Secondo analisti strategici, questa cooperazione modifica profondamente il calcolo di Washington: un eventuale intervento militare nello Stretto non sarebbe più solo una crisi regionale, ma potrebbe assumere una dimensione di competizione tra grandi potenze.

I rischi per l’Iran: una strategia ad alto pericolo
Se la chiusura dello Stretto rappresenta una leva di pressione efficace, comporta anche rischi elevati per Teheran.
Il principale è quello di errore di calcolo: un incidente navale, un attacco non intenzionale o una reazione militare sproporzionata potrebbero sfuggire al controllo anche della leadership iraniana.
Inoltre, una chiusura prolungata danneggerebbe direttamente la stessa economia iraniana, fortemente dipendente dalle esportazioni energetiche.
Per questo motivo, la strategia iraniana appare calibrata su un equilibrio fragile: dimostrare capacità senza oltrepassare la soglia del conflitto aperto.

Quale scenario è più probabile
Gli scenari futuri individuati dagli analisti non hanno lo stesso peso probabilistico.
De-escalation negoziale — alta probabilità
È lo scenario più realistico: entrambe le parti hanno interesse a evitare una guerra e a mantenere aperti i canali diplomatici.
Attacco limitato — probabilità media
Potrebbe derivare da incidenti nello Stretto, ma resterebbe circoscritto per evitare escalation.
Conflitto regionale — bassa probabilità
Sarebbe estremamente costoso per tutti gli attori e destabilizzerebbe l’intero sistema energetico globale.

Una crisi simbolo della geopolitica contemporanea
La crisi dello Stretto di Hormuz del febbraio 2026 rappresenta un caso emblematico di pressione geopolitica multidimensionale.
L’Iran ha utilizzato simultaneamente leva militare, tempismo negoziale e coercizione economica indiretta, mentre Stati Uniti, Russia e Cina hanno trasformato una crisi regionale in un nodo della competizione globale.
In un sistema internazionale sempre più interdipendente, il controllo delle infrastrutture strategiche — più che il controllo del territorio — si conferma il vero campo di confronto tra le potenze.



Pierangelo Panozzo
 
  


 
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