05:42 martedì 26.09.2017
ll mondo deve sapere cosa vuole il Kurdistan
Tra i votanti il Referendum per l’indipendenza del Paese dall’Iraq
fotografie di: Daniel Papagni

25-09-2017 - Siamo in Ankawa, il quartiere cristiano di Erbil, ove muslim e cristiani convivono serenamente, senza alcun problema e con rispetto reciproco.
Entriamo nella scuola “Hamuraby”, una delle tante scuole della città in cui i Kurdi si recano ad esprimere il proprio voto al referendum.
Parliamo con molti votanti; tutti esprimono un concetto unico: il Kurdistan deve essere Nazione indipendente.
Una maestra parla liberamente con noi: “Siamo pronti per essere liberi, abbiamo il petrolio, abbiamo il gas, abbiamo i soldi…perché essere ancora schiavi dell’Iraq che vende il nostro petrolio, ma non ce lo paga?”
Ma la Turchia non è d’accordo, le diciamo noi.
“Non è d’accordo la Turchia? E’ un problema suo” ci risponde la maestra.
“I am happy, happy, happy..” con le uniche parole d’inglese che conosce si esprime una signora mostrandoci il dito indice macchiato di inchiostro.
Un giovane, con ottimo inglese, ci spiega che è giusta l’intenzione di rendersi indipendente dall’Iraq, è ora e che se la Turchia non vede il referendum di buon occhio, è perché al suo interno molti sono i Curdi che essa teme possano creare problemi, seguendo il progetto di indipendenza.
“Il Kurdistan deve essere risarcito” ci dice un anziano Peshmerga, mostrandoci la cicatrice visibile sul suo braccio, causata da gravi ferite durante la persecuzione dei Kurdi da parte di Sadam Hussein. E ci rilascia una accorata ed enfatica intervista in arabo, non conoscendo l’inglese, a sostegno della sua profonda convinzione che il Paese deve rendersi libero dall’Iraq.
//www.cybernaua.it/video/video.php?idvideo=124
Famiglie intere entrano nella scuola ove sono i tavoli con i registri per il voto, uscendone orgogliose con l’indice macchiato di inchiostro.
Lo sentono come un dovere, ma per loro è anche una grande soddisfazione: come vedono il futuro? cosa pensano delle rimostranze dei Paesi che non accettano il risultato del referendum? Temono ripercussioni negative a seguito della richiesta di indipendenza?
Una voce unica: non succederà alcunché, inshallah, perché il Kurdistan è un Paese disposto al dialogo.
Mowaffak al-Rubai, che è un deputato iracheno dell'alleanza nazionale sciita e consulente di sicurezza nazionale iracheno, ha espresso un suo parere:
”Il passo adottato da alcuni razzisti nel Kurdistan porterà l'instabilità a tutta la regione per gli anni a venire”.
Intanto per ora sappiamo che ha votato il 97,38% della popolazione. Del 2,62% che non ha votato, fanno parte i peshmerga che attualmente sono occupati sul fronte, a difendere i confini dagli attacchi dell’ISIS, che proprio oggi, 25 settembre, ha impegnato i Peshmerga nella città di Faloja, in cui uno di loro ha perso la vita.
Veniamo a sapere che i Turchi e gli Arabi irachani stanno avendo manovre militari congiunte al confine sud-nord del Kurdistan (Iraq-Turchia). Non molto tempo fa, i due paesi erano sulla punta di guerra contro Tal Afar, ma oggi sono uniti da una cosa: la loro agenda antikurdistan.
Mentre gli arabi di Kirkuk, Mosul, Talafr e Khaneqin hanno votato al referendum per diventare cittadini curdi.
Maria Clara Mussa


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